Reggio Città precaria: non bastano elicotteri e blindati dell’antimafia

Terzo tentativo di omicidio in pochi mesi; nel mirino anche il Sindaco Falcomatà

Forse tutto questo non basta. Lo diciamo in incipit anche se potrebbe apparire come una nefasta conclusione. Eppure i blindati che imperversavano nell’Agorà cittadina e gli elicotteri che planavano sulle teste dei reggini, ancora una volta hanno compiuto in pieno il loro dovere. Lo Stato si è mobilitato, nella sua Commissione parlamentare preposta, in riva allo Stretto, ma all’Antimafia hanno risposto con gli spari: prima e dopo la visita di Rosy Bindi e di tutti gli altri deputati e senatori chiamati a dare risposte, più che porre interrogativi agli avamposti istituzionali del territorio, nella stretta tra le emergenze e la desertificazione. Il passo è breve, così come la “pax” si sta sgretolando ed il 2016 è un tam-tam di numeri e proiettili: due volte a Gallina, prima un omicidio, in pieno giorno, fuori di un bar a discapito di Giovanni Vilasi, e poi un secondo imprenditore, Sebastiano Morabito, sempre in pieno giorno, è vivo solo grazie ai suoi riflessi, nonostante un cecchino piazzato in una finestra a tiro di schioppo. E sul balcone di casa è stato assassinato, Domenico Polimeni, e ferito l’ex pentito e capo-locale di Calanna, Peppe Greco. Anche in questo caso un sicario li aspettava “sotto casa”. Anche la Vallata del Gallico non è nuova ad intimidazioni in questo 2016: infatti, un operaio dovette sfondare la recinzione della discarica di Sambatello per non finire ammazzato. A questo vanno aggiunti le bombole di gas di fronte alle serrande, di giorno, se non quando di notte i depositi saltano per aria come accaduto a Tiberio Bentivoglio. O come quanto i proiettili finiscono nell’inchiostro e sulla scrivania del Primo Cittadino, Giuseppe Falcomatà, che secondo fonti giornalistiche, sarebbe anch’esso nel mirino in virtù della gestione nuova delle Società in house, che la Commissione d’Accesso del 2012 aveva definito “cosa loro”, delle cosche di ‘ndrangheta. Non mancano le visite istituzionali, a Reggio ed in Calabria, ma ripetiamo forse tutto questo non basta. Non bastano soltanto più uomini, né annunci come quelli del Ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che ha “contato” le ore alla ‘ndrangheta, che invece torna, coi vecchi metodi del grilletto, a fare la voce grossa. Dopo la stagione delle “bombe” e delle intimidazioni alla Procura, adesso l’obiettivo è ritornato nelle strade. Il Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, ha parlato di un «fatto non episodico», riferendosi all’ultimo omicidio, a Calanna. Non bisogna certamente ingenerare paura generalizzata, questo no. Ma, forse, bisognerebbe individuare metodi alternativi, non solo per arginare il fenomeno criminale, ma per prevenirlo. Va molto di modo, attualmente, indire Stati Generali. Dei giovani, della cultura, della sanità. Argomenti centrali e sfide che vanno assolutamente vinte. Manca un tassello, che a pensar male sembra essere stato volontariamente messo nel ripostiglio: quello del lavoro. La precarietà dove l’anti-Stato rappresenta, ahinoi, una certezza non è mai un bene.

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