Regionali in Calabria, “La democrazia come bene fragile e prezioso”: i vescovi calabresi invitano alla partecipazione responsabile

Richiamandosi alle Settimane Sociali di Trieste e alle parole di papa Francesco e del presidente Sergio Mattarella, i presuli della Calabria sollecitano i cittadini a vivere il voto come atto di libertà e cura del bene comune

Un invito forte a riscoprire la bellezza della partecipazione democratica come responsabilità condivisa, antidoto all’indifferenza e via per costruire una Calabria più giusta e solidale.

La democrazia, un bene che chiede cura quotidiana

«La democrazia è un bene fragile e prezioso, che non si conserva da sola ma chiede di essere vissuta e rigenerata ogni giorno. In occasione delle prossime elezioni regionali, sentiamo il dovere di rivolgere un appello forte e chiaro alle comunità ecclesiali e civili della Calabria: la partecipazione non è un accessorio, ma un compito che interpella la coscienza di ciascuno, non è un rito stanco, ma un atto di rigenerazione collettiva».  Inizia così il messaggio della Conferenza episcopale calabra in vista delle elezioni regionali del 5 e 6 ottobre.



«Il recente cammino della nostra Chiesa regionale – ancora il messaggio dei vescovi – ci ha sollecitati a riscoprire alcune priorità decisive: l’impegno di tutti per la trasformazione della società, l’attenzione a chi resta ai margini, la costruzione di una cittadinanza solidale, la centralità del bene comune come criterio di giudizio. È questo il cuore di una visione che spinge a costruire, insieme, la città degli uomini e delle donne di buona volontà, nella logica di un umanesimo integrale, capace di tenere insieme sviluppo e giustizia, libertà e responsabilità, diritti e doveri. La democrazia non è mai neutra: o si rinnova come spazio di giustizia o diventa terreno fertile per clientele e rendite di posizione».


PER APPROFONDIRE: La Pace è protagonista della Passione Politica


«Alle Settimane Sociali di Trieste (2024) – evidenziano ancora i presuli calabresi – Papa Francesco ha usato un’immagine potente: la crisi della democrazia come un cuore ferito. Un cuore che soffre quando prevalgono corruzione e illegalità, quando la politica diventa autoreferenziale, incapace di ascolto e di servizio. Un cuore che si ammala quando cresce la cultura dello scarto e intere fasce di popolazione – poveri, giovani, anziani, persone fragili – vengono emarginate. Ogni volta che qualcuno è escluso, tutto il corpo sociale ne porta la ferita. L’apatia civica non è solo un fatto individuale, ma il sintomo di un tessuto sociale indebolito, che rischia di trasformare i cittadini in spettatori di un copione scritto da altri».

«In quella stessa occasione, ricordano, il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha posto domande che ci toccano da vicino: “Si può pensare di contentarsi che una democrazia sia imperfetta? Di contentarsi di una democrazia a bassa intensità? Si può pensare di arrendersi al crescere di un assenteismo dei cittadini dalla cosa pubblica? Può esistere una democrazia senza il consistente esercizio del ruolo degli elettori?” E ha ammonito a non confondere il parteggiare con il partecipare, ricordando che “al cuore della democrazia vi sono le persone, le relazioni, le comunità”». 

L’invito dei vescovi alla partecipazione: «Votare è importante. Le elezioni siano occasione concreta di libertà e scelta responsabile»

«Queste parole – conclude il messaggio della CEC – illuminano la nostra responsabilità come cittadini e come cristiani. L’astensione e l’indifferenza non sono mai neutrali: finiscono sempre per gravare sui più deboli e consegnano il futuro nelle mani di pochi.Partecipare, invece, significa prendersi cura del cuore della nostra terra, contribuendo con il proprio voto alla costruzione di una Calabria più giusta, solidale e fraterna.



Da qui l’invito rivolto a tutti: «a vivere le elezioni regionali non come un adempimento formale, ma come un’occasione concreta di libertà e di scelta responsabile. La democrazia si alimenta della voce di ciascuno: scegliere significa incidere sul presente e aprire possibilità di futuro. Non c’è libertà senza scelta, non c’è bene comune senza partecipazione. Chi rinuncia a scegliere rinuncia a costruire il proprio futuro: è un lusso che la nostra terra, già solcata da diseguaglianze e migrazioni forzate, non può in alcun modo permettersi.

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