Sanità, l’ennesimo calabricidio

Il governo del cambiamento sordo ai bisogni della gente

Poveri illusi coloro che pensavano che l’epoca degli annunci sarebbe finita col Renzismo. La “Terza Repubblica”, autoproclamata dal governo pentaleghista, sembra aver fatto delle intenzioni la propria ragione di vita. Se a queste seguisse la concretezza ne saremmo ben felici, ma quanto a fatti si registra un colossale vuoto.

Ed è un vuoto che pesa, soprattutto sulle spalle dei più deboli, a scapito – come sempre – delle regioni “meno sviluppate”, delle classi sociali più emarginate. La conseguenza è che il Meridione vede corrodersi il suo futuro: sempre più giovani partono verso il Nord, anche il Nord Europa, constatando l’impossibilità di una realizzazione di vita nella loro terra. Non è paradossale che un partito che ha raccolto innumerevoli consensi nel Sud Italia, stia adesso voltando le spalle ai suoi elettori? Davvero il Movimento 5 Stelle crede che la “questione meridionale” sia risolvibile con il reddito di cittadinanza? Semmai, se proprio vogliamo essere realisti, il reddito di cittadinanza sarà l’ennesima pezza che rattopperà un vestito ormai diventato inguardabile e non indossabile, l’ulteriore cura palliativa da somministrare a un malato giudicato terminale.

Quando capiremo, tutti, da nord a sud, che la Calabria e le altre regioni del Mezzogiorno non devono essere lette e quindi governate secondo la logica dell’emergenza? Perché si gioca sempre a rincorrere soluzioni all’ultimo momento, a firmare provvedimenti notturni per scongiurare interruzioni di servizi essenziali? È così difficile programmare?

Ultima prova di questa metodologia disastrosa di assistenzialismo è l’interruzione del servizio di collegamento tra Reggio e Messina garantito dagli aliscafi della Liberty Lines. Oggi scade la concessione e, fino al momento di andare in cui andiamo in stampa, il ministro Toninelli ha sì annunciato che il servizio non sarà interrotto, ma ancora nessun provvedimento è stato preso, e sono iniziate le procedure di licenziamento del personale. Forse domani gli aliscafi viaggeranno ugualmente, ma la domanda che resta è: perché aspettare le ultime 24 ore per tamponare una situazione di emergenza e non intervenire per tempo senza creare allarmismi? Da quanto è noto che la concessione di Liberty Lines scade oggi? Perché nessuno si è posto per tempo il problema del “dopo”?

Lo stesso ragionamento, con le dovute proporzioni, è applicabile alla Sanità. Anche in questo caso, infatti, constatiamo che si vive in emergenza perenne. Però gli allarmi e gli appelli sono stati lanciati da ogni dove, anche i vescovi hanno invocato una maggiore attenzione, soluzioni concrete a un diritto negato nella nostra regione: quello della salute. Tace un ministero guidato da un’esponente del Movimento 5 Stelle, partito che in Calabria ha fatto incetta di consensi, ricambiati col silenzio. Sulla Sanità si gioca e si giocherà la battaglia più importante per la Regione dei Bronzi, ma se i provvedimenti saranno ancora di natura emergenziale ed assistenziale, se i tagli prevarranno sugli investimenti, allora saremo davanti all’ennesimo «Calabricidio », vincerà ancora il disinteresse istituzionale, perderanno le persone che non possono emigrare per curarsi.

Roma dorme ancora, mentre in Calabria non si smette di morire di indifferenza. Forse, quest’ultima, è il peggiore di tutti i Calabricidi.

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