Il panorama globale dell’intelligenza artificiale registra in questi giorni movimenti significativi che coinvolgono i principali attori del mercato, dai laboratori di ricerca della Silicon Valley fino alle realtà emergenti asiatiche. Al centro delle cronache industriali vi è il ritorno operativo di Sergey Brin in Google DeepMind, una mossa finalizzata a recuperare terreno rispetto ai concorrenti nello sviluppo di sistemi in grado di programmare codice informatico. Contestualmente, si definiscono nuovi assetti finanziari, con i consistenti investimenti di Amazon in Anthropic, e si osserva l’avanzamento dei modelli open source sviluppati in Cina, capaci di competere con le tecnologie statunitensi. Queste dinamiche, assieme alla presentazione di nuove piattaforme per l’automazione dei flussi di lavoro aziendali, delineano un quadro di rapida evoluzione tecnologica il cui obiettivo convergente è la creazione di agenti autonomi destinati a svolgere compiti intellettuali complessi.
Il rientro di Sergey Brin in Google DeepMind
È ufficiale: Sergey Brin non è più in pensione; il cofondatore di Google, ritirato dalla gestione operativa dell’azienda nel 2019, ha deciso di tornare in campo e guidare personalmente una squadra d’élite all’interno di DeepMind, la divisione di intelligenza artificiale del colosso di Mountain View. L’obiettivo? Secondo quanto riportato dal sito The Information, Brin vuole colmare il divario con Anthropic, la società che sviluppa Claude, considerato oggi il sistema di Ai più avanzato nella scrittura di codice informatico. In una comunicazione interna inviata ai dipendenti, Brin ha scritto: «Per vincere lo sprint finale, dobbiamo colmare con urgenza il divario nell’esecuzione agentica e trasformare i nostri modelli nei principali sviluppatori». Il gruppo di lavoro, ribattezzato “strike team” (ossia squadra d’assalto), è guidato dall’ingegnere Sebastian Borgeaud, già responsabile dell’addestramento dei modelli Gemini, e risponde direttamente al direttore tecnico di DeepMind, Koray Kavukcuoglu. Sono gli stessi ricercatori di Google ad ammettere che Claude scrive codice meglio di Gemini, e la pressione interna è tale che l’uso degli strumenti Ai interni è ora monitorato attraverso una classifica aziendale chiamata Jetski.
I progressi del modello cinese Kimi K2.6
Dall’altra parte del mondo, intanto, arriva una novità che ridimensiona le distanze tra modelli proprietari e open source: Moonshot Ai, laboratorio con sede a Pechino, ha rilasciato Kimi K2.6, un modello gratuito e liberamente scaricabile capace di competere – e in alcuni test superare – sia GPT-5.4 di OpenAi sia Claude Opus 4.6 di Anthropic. Oltre ai punteggi sui benchmark, la novità più rilevante riguarda la capacità di lavorare in autonomia per oltre dodici ore consecutive, coordinando fino a trecento sotto-agenti in parallelo. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aveva dichiarato di recente che i modelli open source e quelli cinesi sono in ritardo di sei-dodici mesi rispetto ai laboratori Usa, ma i numeri come quelli di Kimi K2.6 fanno intendere che il margine si è notevolmente ridotto.
L’intesa tra Amazon e Anthropic e il progetto Adobe
Sul piano industriale, la notizia più rilevante è l’ampliamento della partnership tra Amazon e Anthropic: il gigante dell’e-commerce investirà fino a venticinque miliardi di dollari nella startup fondata da ex ricercatori di OpenAi, portando la cifra di investimento complessiva a trentatré miliardi. In cambio, Anthropic si è impegnata a spendere oltre cento miliardi di dollari in servizi cloud Amazon Web Services nel prossimo decennio, garantendosi fino a cinque gigawatt di capacità di calcolo. Cifre irrisorie se consideriamo che i ricavi annualizzati di Anthropic hanno raggiunto i trenta miliardi di dollari. Infine, segnaliamo che a Las Vegas Adobe ha presentato CX Enterprise, una piattaforma basata su agenti Ai pensata per le grandi aziende. Il sistema coordina reti di agenti autonomi che gestiscono contenuti, campagne pubblicitarie e interazioni con i clienti lungo l’intero ciclo di vita commerciale. La piattaforma si integra con i principali sistemi di Ai – da Claude a ChatGPT, da Gemini a Copilot – e mira a sostituire i flussi di lavoro tradizionali del marketing con processi automatizzati e verificabili.
L’automazione del lavoro intellettuale
Le notizie di oggi ci rivelano, ancora una volta, che è in atto una vera e propria corsa all’automazione del lavoro intellettuale…infatti, siamo davanti a sistemi che progettano, scrivono, decidono e si coordinano tra loro per ore, come se fossero in ufficio. Siamo davanti ad una trasformazione che procede a ritmi serrati e che meriterebbe, anche nel dibattito pubblico italiano, un’attenzione pari alla sua portata.













