Settimana Santa, un grande dono per i fedeli – avveniredicalabria

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Questi giorni sono preziosi. I talenti di ciascuno vanno messi al servizio della comunità

Settimana Santa, un grande dono per i fedeli

Enzo Petrolino

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La «Settimana Santa», la «Grande Settimana» che rivivremo, anche se purtroppo ancora una volta in modalità diverse dagli anni passati, sarà celebrata secondo le disposizioni stabilite dalla Congregazione per il Culto Divino, nel rispetto delle norme riguardanti gli spostamenti sul territorio e le misure precauzionali. Ma al di là delle disposizioni normative, il mistero pasquale che celebriamo si colloca al centro della vita stessa della Chiesa, ed è quindi importante che si ricuperi la dimensione liturgica e spirituale in maniera che possa segnare profondamente tutta l’esperienza di fede del popolo di Dio. Questo, però, non è possibile senza un’adeguata pastorale che preveda la preparazione, la celebrazione e l’attualizzazione del mistero nella vita della comunità.

Pertanto, la Settimana Santa, anche con tutte le limitazioni, va preparata. «Dove vuoi che prepariamo per celebrare la Pasqua?» (Matteo, 26,17) chiedono i discepoli a Gesù. Dobbiamo essere consapevoli che non si celebra la Pasqua se non la prepariamo. La Pasqua non la si assiste, la si celebra e quindi ci si prepara, forse oggi più di prima. Questa “emergenza” è l’occasione perché “risalti” una liturgia nella linea di una sacramentalità più esistenziale e non semplicemente rituale e il popolo di Dio come soggetto vivo in grado di celebrare davvero in maniera consapevole, attiva e piena. Ogni autentica pastorale della Settimana Santa e del Triduo pa­squale, in particolare, deve rispettare la struttura celebrativa della Chiesa, le sue parole ed i suoi riti. I tre momenti (Giovedì, Venerdì, Sabato) della Pasqua di Gesù, nella Pasqua della Chiesa vanno celebrati mettendo nel giusto risalto la loro centralità ed essenzialità, ma senza indulgere a nostalgie o ritorni “archeologici”.
 
Si devono celebrare i riti della Chiesa e non altri: la necessità di prepararli convenientemente, la scelta di animarli in modo creativo ma sempre pertinente possono rispondere all’esigenza di una originalità posta al servizio della partecipazione al mistero che si celebra, ma in nessun caso devono portare a banali sovrapposizioni o gratuite distorsioni delle azioni liturgiche. La celebrazione del Triduo pasquale deve impegnare le migliori forze della comunità e della sua ministerialità (lettura, canto, orna­to, monizioni) come momento opportuno per unificare tutte le forze vive (gruppi, movimenti, associazioni) nella realtà che unisce tutti nell’essenziale della fede cristiana: il mistero pasquale. Queste celebrazioni, sono aperte ad un’animazione con­creta, a certi adattamenti, ad una creatività liturgica in rapporto stretto con quanto stiamo vivendo. La comunità che celebra il mistero pasquale non può non celebra­re che con un’attualizzazione che deve essere rispecchiata nell’oggi della Chiesa, del mondo e della comunità stessa, nelle monizioni, nei canti, nella predicazione, nelle intenzio­ni delle preghiere. Pertanto, la teologia e la spiritualità della Pasqua, ci viene pre­sentata dalla Chiesa nelle sue celebrazioni.
 
La cosa è ardua, data la ricchezza dei testi e delle celebrazioni liturgiche e dato che nel mistero pasquale si concentra, per così dire, tutta la teologia della redenzione e della salvezza. La spiritualità liturgica è radicata nella teologia della Pasqua, nel paschale sacramentum che comporta indissolubilmente la passione-morte-risurrezione. Questo è vero per la Pasqua di Cristo, per la Pa­squa della Chiesa, per la Pasqua del cristiano che entra nella Pasqua di Cristo per l’iniziazione battesimale e la consuma con la sua morte, aperta ormai all’immortalità. In questa indissolubile sequenza degli avvenimenti e delle celebrazioni, bisogna lasciarsi plasmare dai testi, dai simboli, dalla grazia della liturgia, I riti della Settimana Santa si svolgeranno rispettando le norme anti-Covid Un tempo prezioso per i fedeli: farsi plasmare dalla luce di Cristo nella triplice dimensione del celebrare, meditare, vivere il mistero. La celebrazione della vigilia pasquale è il punto focale di una spiritualità ecclesiale e personale, perché plasma definitivamente il senso della storia personale e collettiva dei cristiani, a partire dal memoriale della Pasqua di Cristo con la quale siamo ormai innestati. La vittoria di Cristo sulla morte, la prospettiva di vittoria salvifica è la chiave del nuovo senso che ha la vita: morire per vivere, accettare la morte, per risorgere, cambiare il senso e destino delle cose in una dinamica ed una cultura della Risurrezione. Una vita quindi da uomini vivi, da risorti, non da uomini votati alla morte, nonostante la morte è scesa nelle nostre comunità e famiglie a causa della pandemia.
 
Una vita da testimoni che portano luce negli occhi, gioia nel cuore, fortezza davanti alle avversità, amore del Risorto in tutte le opere. Qui nasce il vero senso dell’ascesi e della mistica cristiana, nel suo aspetto di ascesi pasquale, liberatrice e vivificante. Fin dall’antichità il momento centrale della Veglia pasquale è l’Eucaristia, incontro con il Signore Risorto nel memoriale della sua Pasqua. L’Eucaristia è la Pasqua. Senza Eucari­stia, tutto decadrebbe in un soggettivismo, perché mancherebbe la presenza di Cristo, nostra Pasqua, che nell’Eucaristia si fa per noi “dono”. Ma a colmare la nostalgia della “notte santa”, purtroppo anticipata nell’ora, i Padri, specialmente Agostino e Giovanni Crisostomo, indicheranno che là dove viene celebrata l’Eucaristia si ha la Pasqua vera, settimanale e quotidiana. Bisognerebbe, dunque, lasciarsi guidare semplicemente dai testi e riti della Chiesa, ma sempre in modo tale che tutto sia fatto nella verità e con piena e gioiosa partecipazione, con l’aiuto di appropriate monizioni che introducono le diverse parti: verità, quindi, in una “Veglia”, nell’accensione del fuoco e la benedizione del cero; ve­rità ancora nella proclamazione della luce di Cristo nel buio della Chiesa; gioiosa partecipazione nel canto dell’Exultet da parte del diacono. Dunque, tutta la liturgia della Chiesa è pasquale poiché consacrata dalla celebrazione annuale della Santa Pasqua del Signore. Come non ricordarci, allora, gioiosamente che la Pasqua non è qualcosa, ma Qualcuno? Già Melitene di Sardi lo esprimeva con queste parole di Cristo che ci sono giunte attraverso i secoli e risuonano ancora per noi in tutta la novità del qui e dell’oggi della nostra storia: Io sono la Pasqua della Salvezza.

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