Ai Overview: Nell’anniversario della scomparsa di J.R.R. Tolkien, avvenuta il 2 settembre 1973, la città di Oxford accoglie i preparativi per la cinquantatreesima edizione di Oxonmoot, il consueto raduno della Tolkien Society. A distanza di decenni, l’eredità letteraria dell’autore britannico continua a intersecarsi con questioni legate all’attualità. L’universo narrativo tolkieniano, infatti, viene da un lato utilizzato dalla Silicon Valley per denominare aziende che operano nel campo dell’intelligenza artificiale, come Palantir, e dall’altro richiamato dal magistero cattolico. Di recente, Papa Leone XIV ha inserito una citazione di Gandalf nella sua enciclica «Magnifica Humanitas» per tracciare una via etica allo sviluppo tecnologico. Nel frattempo, l’opera di Tolkien, che lo stesso scrittore definì fondamentalmente religiosa in una corrispondenza con il gesuita Robert Murray, continua a ispirare nuove trasposizioni cinematografiche e televisive, mantenendo al centro la riflessione sull’eroismo delle persone comuni.
Il ricordo a Wolvercote e il raduno della Tolkien Society
A Wolvercote, periferia nord di Oxford, c’è una lapide di granito nella sezione cattolica del cimitero. Porta due nomi: Edith e John Ronald Reuel Tolkien, morto il 2 settembre 1973. Sotto, due nomi di origine elfica: Lúthien e Beren, la principessa immortale e l’uomo mortale del Silmarillion. Lúthien rinuncia alla propria immortalità per condividere il destino di Beren. Chi passa da Oxford in questi giorni troverà i preparativi della 53° edizione di Oxonmoot, il raduno della Tolkien Society, che si apre domani 3 settembre fino a domenica 6.
L’enciclica «Magnifica Humanitas» e l’intelligenza artificiale
Peter Thiel, il miliardario che finanzia l’intelligenza artificiale predittiva, ha chiamato la sua azienda più nota “Palantir” che richiama le pietre veggenti del Signore degli Anelli. Lo scorso maggio Leone XIV ha firmato la sua prima enciclica, «Magnifica Humanitas», sulla dignità umana nell’era dell’intelligenza artificiale. Al paragrafo 213 il papa ha voluto riprendere una delle più celebri affermazioni di Gandalf: «Non tocca a noi dominare tutte le maree del mondo; il nostro compito è di fare il possibile per la salvezza degli anni nei quali viviamo, sradicando il male dai campi che conosciamo, al fine di lasciare a coloro che verranno dopo terra sana e pulita da coltivare». E poi aggiunge: «La civiltà dell’amore non nasce da un gesto unico e spettacolare, ma da una somma di fedeltà piccole e tenaci, che fanno argine alla disumanizzazione». Leone XIV ha preso lo stesso autore e ne ha rovesciato la prospettiva culturale quasi a voler ribadire, qualora ce ne fosse bisogno, che per la dottrina sociale della Chiesa, la tecnica va disarmata e non idolatrata. Per l’Osservatore Romano quella frase Gandalf è diventata una sorta di «manifesto contemporaneo dinanzi all’incertezza, alle guerre, alle crisi culturali e alla stanchezza spirituale che attraversa l’Occidente».
Le radici religiose dell’opera e l’industria culturale
Ma chi era Tolkien, per la Chiesa? Nella lettera n. 142 al gesuita Robert Murray, dicembre 1953, aveva definito il Signore degli Anelli «un’opera fondamentalmente religiosa e cattolica; all’inizio non ne ero consapevole, lo sono diventato durante la correzione». L’Ave Maria l’aveva tradotta in Quenya. Galadriel, come ammise a Murray, portava qualcosa della Madonna. Il suo ultimo inedito, «The Bovadium Fragments» (HarperCollins, ottobre 2025), va nella stessa direzione. Intanto il suo universo viene lavorato dall’industria come non mai. «The Hunt for Gollum» di Andy Serkis si gira in Nuova Zelanda per il dicembre 2027; «The Rings of Power» torna l’11 novembre su Prime Video; Stephen Colbert ha in sviluppo «Shadow of the Past».
Gli eroi improbabili del tempo presente
Resta un elemento centrale decisivo: il tema del Tolkien Reading Day 2026 era «Eroi improbabili». Hobbit. Gente qualunque che fa quel che può con il tempo che ha. A Wolvercote, sulla lapide, qualcuno continua a lasciare fiori.













