Ai Overview: In occasione dei 198 anni dalla nascita di Lev Tolstoj, la Russia si prepara al bicentenario con un programma di restauri e iniziative promosso dal Cremlino. Tuttavia, la figura dello scrittore e pensatore mantiene un carattere complesso e divisivo. Se da un lato si ricordano il suo impatto letterario e le sue azioni concrete a favore dei contadini, dall’altro persistono le storiche controversie con la Chiesa ortodossa, che emanò la sua scomunica nel 1901, e si registrano le recenti decisioni dell’Ucraina, che ha rimosso il suo nome dalla toponomastica di Kiev a seguito del conflitto in corso.
I preparativi per il bicentenario
Oggi 9 settembre si celebrano i 198 anni dalla nascita di Lev Tolstoj, una data che desta una certa emozione e, forse, anche un po’ di inquietudine se si pensa che tra due anni in onore di questo scrittore e filosofo, che ha saputo vestire anche i panni dell’educatore e dell’attivista, si festeggerà il bicentenario: la macchina dei festeggiamenti opera a pieno regime e già il 14 maggio il sito del Cremlino informava sulla terza riunione del comitato organizzatore, presieduto dal capo dell’amministrazione presidenziale Anton Vaino e composto da oltre sessanta partecipanti e funzionari di quattordici regioni, per un totale di tredici progetti approvati con delibera governativa nel settembre 2024, tra i quali restauri per ventinove siti a Jasnaja Poljana, un centro visitatori atteso per la fine del 2027, un itinerario turistico nazionale battezzato «La Russia di Lev Tolstoj» e un film a puntate. Il logo ufficiale l’ha presentato Vladimir Tolstoj, pronipote dello scrittore, direttore del museo e consigliere presidenziale.
Le posizioni pacifiste e la scomunica
Il festeggiato, però, resta una figura ingombrante e controversa. Nel 1896 il «Daily Chronicle» pubblicò la sua lettera «Patriottismo o pace?» e nel 1904, appena scoppiata la guerra russo-giapponese, il «Times» ospitò «Ravvedetevi!». Il Sinodo lo aveva già messo fuori dalla Chiesa nel febbraio 1901: centoventicinque anni fa e, quando nel 2010, centenario della morte, l’ex premier Sergej Stepašin chiese al patriarcato un gesto di pietà, l’archimandrita Tichon Ševkunov, allora segretario esecutivo del consiglio patriarcale per la cultura, rispose che «il conte Tolstoj si è scomunicato da solo»
L’impegno sociale e la morte ad Astapovo
Poi c’è l’altro Tolstoj, quello che si fatica a raccontare, probabilmente anche perché poco remunerativo, ovvero l’uomo che aprì mense per i contadini durante la carestia del 1891 e che polemizzò tanto con lo zar quanto con il clero.
La morte lo colse nel 1910, qualche anno prima dell’inizio della grande guerra, in circostanze quasi drammaturgiche che, a ben vedere, ci raccontano molto dello spessore umano e spirituale di Tolstoj: dopo essere scappato di casa a causa delle liti familiari che lo portarono a temere per la sua stessa vita, raggiunse il monastero di Optina, si fermò davanti all’eremo e non entrò. Morì alla stazione di Astapovo: il freddo e la vecchiaia gli provocarono una polmonite che lentamente lo condusse alla morte. Poco prima di spirare, dettò parole che appaiono con un piccolo testamento spirituale e aiutano nella lettura e nella comprensione del suo pensiero: «Dio è quell’infinito Tutto, di cui l’uomo diviene consapevole d’essere una parte finita. Esiste veramente soltanto Dio».
La cancellazione toponomastica in Ucraina
Kiev, nel maggio 2023, a distanza di un anno dall’invasione Russa, ha cancellato il suo nome dalla piazza e dalla stazione della metropolitana. Anche questo dice qualcosa: passa il tempo ma Tolstoj continua a stare scomodo ovunque lo si metta.













