Un piccolo scafo restaurato, una storia di famiglia, un gesto di fede e di comunità. Così, una barca appartenuta a un pescatore diventa simbolo di memoria condivisa per tutte le vittime del mare e di speranza per una città legata indissolubilmente all’acqua che la circonda.
Un dono che nasce dal dolore e si trasforma in speranza
Nel piazzale del Monastero della Visitazione di Ortì, a Reggio Calabria, una barca domina il paesaggio con la sua presenza discreta ma eloquente. È appartenuta a Fortunato Scopelliti, pescatore e padre di famiglia, scomparso il 30 agosto 2022 a 72 anni. Oggi è lì, restaurata e dedicata a chi il mare l’ha attraversato senza mai arrivare a riva.

«Quando ci hanno chiamati dal monastero per proporci di esporre lì la barca – racconta Francesca, figlia di Fortunato – abbiamo pensato fosse uno scherzo. Invece, suor Francesca Giovanna, madre superiora, ci parlava con profonda convinzione: volevano che quella barca diventasse memoria per chi nel mare ha perso tutto, anche il nome».
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Fortunato era legatissimo alla sua famiglia e al mare. Ogni anno sistemava la sua barca, lunga poco più di cinque metri, per affrontare la stagione estiva. Dopo la sua morte, quello scafo è rimasto fermo, ma mai dimenticato: «Per l’anniversario, abbiamo fatto una piccola cerimonia davanti alla barca. Era il nostro modo di stare ancora con lui».
Dal dolore familiare a una memoria collettiva
A luglio 2024, la barca è stata restaurata grazie al lavoro di Consolato e di altri due volontari. L’inaugurazione è avvenuta il 6 aprile 2025, giorno del compleanno di Fortunato: «Vederla lì, di nuovo bella e fiera, ci ha commossi. È come se papà fosse tornato a guardarci dal mare».

La Messa è stata celebrata da monsignor Giuseppe Morosini, vescovo emerito, e da don Nino Iannò, parroco di Santa Maria e i XII Apostoli di Bagnara. Durante la cerimonia, la nipote Carla ha letto una lettera dedicata al nonno, tra la commozione generale.
Un segno per chi non ha volto né nome
La madre superiora, suor Francesca Giovanna, ha spiegato l’origine dell’iniziativa: «L’idea nasce da un’esperienza spirituale di Domenico Cutrupi, socio dell’Azienda Agricola del monastero. Dopo l’ennesimo naufragio mi diceva quanto sarebbe stato bello avere una barca in memoria di quanti non hanno né un volto né un nome… Ma anche come segno visibile del legame tra il monastero e la città di Reggio Calabria, che per anni ha vissuto grazie al mare e alla pesca».

Su richiesta della figlia di uno dei tre restauratori, la barca è stata dedicata alla Madonna della Consolazione, in omaggio al signor Consolato, principale artefice della sua rinascita. Un gesto semplice che racconta una grande storia: quella di una comunità che trasforma il dolore in memoria, e la memoria in speranza.













