Avvenire di Calabria

"Dati preoccupanti": la segnalazione dell'Unicef oggi, in occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato

Unicef, «inaccettabile l’utilizzo dei piccoli nei conflitti»

Filippo Passantino

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Nel 2019 sono stati circa 7.750 i bambini reclutati e utilizzati da forze e gruppi armati, alcuni persino di 6 anni, secondo il rapporto 2019 del segretario generale dell’Onu su infanzia e conflitti armati. «Anche se inferiore rispetto al 2018, questo dato è ancora preoccupante», segnala l’Unicef oggi, in occasione della Giornata internazionale contro l’uso dei bambini soldato. La maggior parte dei casi sono stati perpetrati da attori non statali in Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Siria. Mentre le azioni rafforzate di prevenzione hanno portato al rilascio o alla separazione di oltre 13.200 bambini dalle forze armate o dai gruppi armati nel 2019.
Secondo l’Unicef, «l’utilizzo, terribile, dei bambini nei conflitti armati costituisce una serie di violazioni dei diritti dei bambini e non può esistere ancora nel 2021. I bambini sono costretti a eseguire e assistere ad atrocità. I bambini vengono uccisi, feriti, mutilati, abusati mentalmente e sessualmente. Tutto questo è una minaccia alla vita ed estremamente dannoso per i bambini e il loro sviluppo. Deve finire adesso». Andrea Suley, rappresentante dell’Unicef in Sud Sudan, chiede «con frustrazione e impazienza a tutti i gruppi e le forze armate di interrompere il reclutamento e l’uso di bambini, immediatamente. Chiedo al Governo del Sud Sudan di destinare dei fondi e avviare l’implementazione del Piano di azione contro tutte le sei gravi violazioni contro i bambini nei conflitti armati, firmato lo scorso anno», aggiunge.
Dal 2013, l’Unicef ha supportato il rilascio e il reintegro di 3.785 bambini associati a forze e gruppi armati in Sud Sudan. Sotto l’ombrello della Commissione nazionale per il disarmo, la smobilitazione e il reintegro del Governo del Sud Sudan, i bambini rilasciati vengono affidati a strutture temporanee realizzate dall’organizzazione delle Nazioni Unite e i suoi partner dove ricevono beni come vestiti, cibo e servizi sanitari. Poi vengono registrati e l’Unicef inizia a rintracciare le famiglie per il ricongiungimento, laddove necessario. Intanto, i bambini ricevono anche consulenza e altri servizi per il supporto psicosociale e la reintegrazione sociale ed economica.
Questa settimana l’Unicef ha lanciato una video-serie dal titolo “Quando chiudo gli occhi”, basata su esperienze reali di bambini in Sud Sudan, con l’obiettivo di portare attenzione sulle conseguenze psicologiche del venire utilizzati da gruppi e forze armate. Dopo essere stati rilasciati o scappati, i bambini spesso hanno incubi, comportamenti aggressivi, pensieri intrusivi e ansia.

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