Avvenire di Calabria

Il medico reggino si è speso in prima persona nell'emergenza coronavirus: Vercelli gli tributa l'onore

Vercelli ricorda il medico reggino Franco Barillà

La guardia medica è stata intitolata al dottore della porta accanto. Presente la figlia Federica

di Redazione Web

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Vercelli ricorda il medico reggino Franco Barillà. Intitolata la guardia medica al dottore-simbolo della lotta al coronavirus. All'iniziativa presente la figlia.

Vercelli ricorda il medico reggino Franco Barillà

Franco Barillà resterà, per sempre, nella memoria collettiva di Vercelli. Un tributo al sacrificio del medico reggino, 62enne, che si è speso fino all'ultimo nella lotta al Covid-19.

Nei giorni scorsi, le Istituzioni piemontesi hanno voluto omaggiare la figura del dottor Barillà. Come? Intitolandogli la guardia medica locale. Un presidio di prossimità, proprio come lo spirito che ha sempre contraddistinto l'operato del medico reggino prestato al Piemonte.

Vercelli ricorda il medico reggino Franco Barillà
Federica Barillà all'intitolazione al padre della Guardia medica di Vercelli

Alla cerimonia di intitolazione c'era anche la figlia, Federica, giunta dalla Calabria. “Questa iniziativa è motivo di grande soddisfazione per me e la mia famiglia – spiega – in quanto è stata promossa non solo dai colleghi ma, soprattutto, dai pazienti di mio padre che, in questi mesi trascorsi dalla sua scomparsa, non hanno mai mancato di manifestare alla mia famiglia tanta vicinanza, ricordandoci tutti i giorni la persona che è stato».


PER APPROFONDIRE | La storia del neo-laureato reggino finito nella trincea di Bergamo (Leggi l'articolo)


Ha aggiunto la giovane: «È stato ricordato come una spalla, un amico, quasi un fratello; generalmente, si tende a pensare al rapporto che intercorre tra medico e paziente coma a un qualcosa di freddo, distaccato, invece lui sapeva affrontare le situazioni più difficili sempre con un sorriso, un atteggiamento sempre positivo e rassicurante nei confronti del paziente, cosa che non è affatto scontata in queste situazioni».

Poi Federica Barillà ha concluso: «Per lui fare il medico non era un lavoro, ma una vera e propria missione, sempre con il telefono acceso e sempre disponibile verso chiunque avesse bisogno del suo aiuto. Attraverso questa targa, sono convinta che lui continuerà a vivere e ad essere presente nella nostra vita di tutti i giorni».

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