Villa San Giovanni, la piccola biblioteca da viaggio: ecco la prima bici-kamishibai dello Stretto

Rientrati in Calabria, Patrizia Flecchia e Gianluca Mulone colmano il vuoto lasciato dalla sala libri civica chiusa a Villa San Giovanni
Biblioteca Villa San Giovanni

Prestiti, laboratori creativi e narrazioni itineranti riattivano il senso di educazione collettiva e invitano scuole e famiglie a partecipare

Per trovare la Piccola Biblioteca sul Mare bisogna tenere a mente i punti cardinali e poi osservare il faro, allungare lo sguardo fino al pilone che si trova dall’altra parte dello Stretto — non lo Stretto di Messina, ma quello di Scilla e Cariddi. «Siamo a Punta Pezzo. Nella regione dello Stretto. Noi guardiamo da sempre l’isola. La Sicilia è il nostro primo paesaggio interiorizzato. La prima nostalgia.» È così che si legge in uno dei post che animano il profilo Facebook della Piccola Biblioteca sul Mare.



Dietro e dentro questo piccolo scrigno c’è l’anima di Patrizia Flecchia e del suo compagno di vita Gianluca Mulone, che hanno avviato un progetto di ritorno in Calabria nel 2013, concretizzatosi definitivamente nel 2020. «Sentivamo l’esigenza di uno spazio di operazione che al momento non c’è». La necessità era quella di colmare un vuoto, in una città come Villa San Giovanni in cui la biblioteca comunale è al momento chiusa, e di creare una comunità di aggregazione libera, interculturale, fruibile dai cittadini, adatta a tutte le fasce d’età. Il progetto della Biblioteca sul Mare si fa strada nel 2023, dopo anni trascorsi a fare cittadinanza attiva.

Un’iniziativa nata dal basso, che ha puntato sulla forza di autodeterminarsi per abitare poeticamente i luoghi. «In quegli anni ci siamo chiesti cosa potevamo mettere a disposizione, non solo come competenze ma anche come strumenti e siamo partiti dai pezzi di una bicicletta». Quello che fanno Patrizia e Gianluca è prima immaginare e poi creare una bicicletta letteraria «con dietro un teatro di legno, il Kamishibai, che è questa antica forma di narrazione giapponese basata sul fatto che gli spettatori vedono delle immagini e dietro c’è un cantastorie che racconta la storia». Con questa bicicletta iniziano a girare per le piazze del paese, portando i libri alle persone: non solo a Villa San Giovanni, ma anche fuori.

«A Brancaleone la Pro Loco ha fatto chiudere una strada. Abbiamo coinvolto sessanta persone sedute su stuoie, in questa strada chiusa, e ci siamo messe insieme a leggere storie». Al centro del progetto ci sono moltissime parole chiave: riuso, decostruzione, rigenerazione, immaginazione, mezcla, dono. E poi il concetto di educazione diffusa: «una situazione in cui i libri escono dai luoghi — in questo caso da un luogo privato — e vanno a incontrare spazi di vita, di comunità, luoghi all’aperto, piazze, per creare una condivisione fatta sia di intercultura che di intergenerazionalità».

La bicicletta letteraria non viaggia da sola, ma assieme al burattino di legno più famoso dell’infanzia, Pinocchio. Non è solo il burattino delle bugie, ma la storia di un’anima senza esperienze primarie — senza madre, senza cure iniziali — che deve sbagliare e sperimentare per crescere, fino all’incontro delicato con la Fata Turchina. «Lo abbiamo preso come simbolo della buona pedagogia: quella che non impone, ma accompagna. Ti dice “tu sbaglierai, ma io ti aspetto” e si mette accanto».

Riportare Pinocchio in piazza è stato un dono agli anziani, che hanno ritrovato nelle sue fattezze ricordi dei primi romanzi o del film di Comencini, e ai bambini, liberi di toccare il burattino di legno come fosse un giocattolo vero — con il sogno di creare un ambiente accudente e stimolante e ripensare il territorio. «Conclusa l’estate quei nonni e quei bambini ci chiedevamo “dove vi ritroviamo” e lì abbiamo capito che quell’ntusiamo stava davvero rimettendo in circolo la possibilità di fare delle cose insieme». Affacciata sul mare, dentro questo spazio i libri si possono leggere, prendere in prestito, vivere in prima persona. «Non siamo un’associazione per scelta, siamo solo una coppia che offre i propri libri e il proprio tempo.

Non c’è circolazione di denaro, non abbiamo mai perso un libro, perché lavoriamo sulla fiducia». Tra le pareti di questo luogo accogliente, accanto agli albi illustrati (molti donati), si svolgono gruppi di meditazione, laboratori di narrazione, letture ad alta voce per adulti che vogliono riscoprire il «tempo bambino», silent book per «giocare» con l’immaginazione e letture in bilingue con Bouchra «che è una donna marocchina parte della nostra famiglia». E così, ogni narrazione all’aperto porta il messaggio della mezcla, dell’incontro tra italiano e arabo, «della storia di amicizia tra me e Bouchra, della mescolanza di culture, ma anche di piccoli momenti di convivialità legati al cibo: lei preparava dolci marocchini che condividevamo subito dopo le letture».

Attorno alla Piccola Biblioteca sul mare c’è una rete solida e spazio per tutti. «Abbiamo da poco concluso un laboratorio di origami e uno di lettura curato dall’educatrice e scrittrice Romina Arena». E poi i libri, pensati in modi diversi. «Il libro lo puoi leggere in tantissimi modi — continua Patrizia — perché lo puoi toccare, lo puoi annusare, lo puoi pesare, lo puoi leggere con il Braille, lo puoi sfogliare perché ci sono i libri tattili. C’è qualcuno che ti può raccontare una storia, a voce alta o in punta di lingua, ma l’albo illustrato fa una cosa meravigliosa. Quando io giro la pagina e tu stai guardando, io e te guardiamo insieme le cose del mondo. Siamo insieme a esplorare il mondo e ne facciamo esperienza condivisa. È un lavoro di proiezione: non ti impongo nulla, sei tu che porti la tua esperienza di mondo. Ed è proprio questo che facciamo».

Nella nostra biblioteca, i bambini scelgono ciò che è per loro interessante; non è l’adulto che propone. Un ribaltamento fonda mentale che mette al centro i bambini con l’obiettivo di nutrire tutte le comunità educanti. «Quello che stiamo cercando di mettere chiaramente in campo è una pedagogia in cui al centro c’è l’esperienza sensibile, la relazione, che si traduce anche nel modo in cui disponiamo i materiali, la cura dell’ambiente, degli strumenti, del tempo e della voce».

Ma la sfida più grande rimane quella di far riemergere il «villaggio» che accoglie e aiuta chi nasce al suo interno. In questa dimensione di mutualità, la donazione di albi illustrati, scelti con cura, è parte di un circuito virtuoso che ribalta il concetto di profitto, mettendo al centro la relazione come vero valore. «Se ciascuno rinuncia a un pezzetto della propria sovranità e lo mette in condivisione, la comunità rinasce».


PER APPROFONDIRE: Legge Brambilla, dal primo luglio più tutele per gli animali


La Piccola Biblioteca sul Mare è aperta praticamente sempre, senza orari fissi: chi passa può fermarsi, sfogliare un libro, conversare o restare in silenzio. «Ci piacerebbe accogliere insegnanti, scuole e famiglie che ancora non ci conoscono». In questo modo, poco alla volta, quel villaggio, quella comunità di cui parliamo torna a esistere davvero.

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