Avvenire di Calabria

Il volontariato in Africa a confronto

Volontariato e solidarietà in Africa, la Calabria c’è

di Redazione web

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La riflessione sul “Convegno Spera” di Genova del 7-8 maggio sul volontariato in Africa non può che aprirsi con la citazione di questo versetto biblico (Mt 25,40): «ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli, l’avete fatto a me». Varrebbe la pena per quello che ha sviluppato e come lo ha approfondito, di riportarlo tutto, ma per un evento che è durato circa dieci ore non è possibile. Tralasceremo tante cose solo per mancanza di spazio. Quello che evidenzierò saranno le linee generali, le finalità e il contributo di alcune associazioni. Quattro le sessioni: volontariato laico, volontariato religioso, università e industria. Il presidente del Consorzio Spera, Berti Riboli, ha spiegato come sia nato questo Consorzio da “Medici in Africa” nel 2010 e anche quali siano le finalità del convegno attuale. Da allora, ogni anno Spera ha organizzato il proprio convegno. Importante l’accordo fatto col CSV. Nel tempo, al Volontariato s’è aggiunta la Chiesa, l’Università e le Imprese.

Le quattro realtà che rappresentano i quattro pilastri del volontariato nel continente africano. Il convegno ha riunito queste quattro forze, che operano in Africa, in particolare nella parte sub sahariana, per aiutarsi, per conoscersi e per collaborare assieme. Stefano Tabò, presidente CSVnet, ha spiegato come la presenza del CSV al convegno «non sia qualcosa di scontato, esso nasce con impronta genetica squisitamente territoriale». Ha inoltre aggiunto come sia importante la collaborazione tra i vari CSV e l’interesse anche per la dimensione internazionale.

«Su entrambi – le sue parole – stiamo lavorando». C’è una lezione che si può trarre dalla pandemia, ossia che «mai si improvvisa». Numerose sono state le associazioni che hanno partecipato ai lavori. Tutte vicine al mondo del volontariato, della Chiesa, dell’università, dell’industri. Ma anche autorità politiche, ambasciatori e cooperanti collegati direttamente dall’Africa. Di alcune associazioni un breve excursus: per la “Grande Quercia” di Rovereto è intervenuta la dottoressa Elisabetta Murdaca. Per “PS76”, Filippo Pongiglione, il quale ha parlato del progetto “olio di palma” in vari paesi dell’Africa occidentale. Cinzia Catalfamo della Fondazione “Akbaraly” ha invece illustrato il progetto “4aWoman”, il primo progetto sanitario integrato dedicato alla prevenzione oncologica nell’Africa sub-sahariana. Per l’associazione “Bambini Cardiopatici”, presidente Alessandro Frigiola, ha relazionato Clara Castellucci.

Per “Tumaini”, presidente Francesco Cargiolli, Pietro Pero s’è soffermato sull’ospedale rinnovato, sul vicino ospizio e sull’orfanatrofio. Per l’“Abbraccio”, ha relazionato Pino di Menza. Roberto Polito per il “Circolo della Locride di Medici in Africa” ha mostrato immagini suggestive del volontariato in Madagascar, ad Henintsoa come oculista e aiuti economici oltre ad aver fatto conoscere il ricchissimo e spesso sconosciuto mondo del volontariato calabrese, per l’occasione rappresentato da sette associazioni: “Spezza il pane”, “Gao”, “Asmev”, “Stella Cometa”, “Opera Don Bonifacio”, “Ashia Fatima”, “Azimut Rete Calabria Per Harambee”.

Dagli incontri con queste realtà si evince la tanta ricchezza di volontari nel territorio calabrese. Realtà che lavorano nel silenzio. Questo riscalda il cuore e rende possibili percorsi di speranza. Padre Ivardi, direttore di “Nigrizia”, ha fatto una minuziosa cronistoria di come nasce e si evolve la missione in africa e Suor Paola Moggi, Direttrice “Combonifem”, ha relazionato su come la missione in Africa sia sempre più dialogante ed ecumenica. Moltissimi gli interventi, tra cui quello si don Dante Carraro direttore “Cuamm”, il quale ha insistito sulla necessità di portare il vaccino antiCovdid19 sino ai villaggi più sperduti dell’Africa. L’originalità che è emersa da questo ricco convegno, come definito dalla appassionata e inesauribile suor Paola Moggi e ripreso dal presidente Berti Riboli, consiste nella sua «biodiversità». Per la prima volta nello stesso convegno si sono confrontati, in maniera rigorosa ed esaustiva, quelli che rappresentano i pilastri della cooperazione: volontariato laico, Chiesa, mondo accademico e industria.

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