A trentotto anni dalla Mulieris Dignitatem: il ruolo della donna nella Chiesa e nella società

Giovanni Paolo II a Reggio Calabria

Ai Overview: A trentotto anni dalla promulgazione della lettera apostolica Mulieris Dignitatem da parte di Giovanni Paolo II, il documento rimane uno strumento di lettura per analizzare il ruolo femminile all’interno della Chiesa e della società civile. Il testo del 1988 individuava la dignità della donna nella sua creazione a immagine di Dio, evidenziando le caratteristiche del “genio femminile”. Attualmente, le premesse di quel documento si misurano con un contesto in evoluzione: se da una parte si registra un aumento delle nomine femminili ai vertici dei dicasteri della Santa Sede, dall’altra persistono questioni complesse quali il calo delle vocazioni, il dibattito sul diaconato e la tutela del corpo. A questi si aggiungono i temi moderni legati al divario occupazionale e ai pregiudizi di genere che rischiano di essere perpetuati dai sistemi di intelligenza artificiale.

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Le origini della Mulieris Dignitatem

Giovanni Paolo II volle che il suo documento avesse «lo stile e il carattere di una meditazione», così, in occasione del 15 agosto 1988, solennità dell’Assunzione, è stata promulgata la Mulieris Dignitatem, frutto del Sinodo dei Vescovi celebrato l’anno precedente, durante il quale era maturata la convinzione che servisse un fondamento teologico alla questione femminile, così Mulieris Dignitatem è diventato il primo documento pontificio interamente dedicato alla donna. Il testo è fondato su un presupposto: la dignità femminile è inscritta nella creazione dell’essere umano a immagine di Dio e precede ogni riconoscimento storico o giuridico, poi da questa radice il Papa faceva discendere la categoria del «genio femminile», inteso come la capacità della donna di custodire l’umano, e l’affermazione che a lei Dio affida in modo speciale l’essere umano.

Il ruolo delle donne in Vaticano oggi

A distanza di 38 anni dalla promulgazione di quel documento, possiamo constatare che la realtà lo ha confermato e nello stesso tempo lo ha messo alla prova. In Vaticano, infatti, le nomine femminili hanno seguito una progressione visibile: Francesco ha portato la quota di donne negli incarichi della Santa Sede dal 19,2% al 23,4%, ha voluto suor Simona Brambilla prima donna prefetta di un dicastero e suor Raffaella Petrini alla presidenza del Governatorato, trend proseguito con Leone XIV, che a febbraio 2026 ha inserito Suor Brambilla nel Dicastero per i Vescovi e a giugno ha affidato alla giornalista María Montserrat Alvarado la guida del Dicastero per la Comunicazione. Il Rapporto del Gruppo di studio 5 del Sinodo sulla sinodalità, pubblicato a marzo, ha affermato che «non c’è nulla, nel solo fatto di essere donna, che impedisca di assumere ruoli di guida nella Chiesa», lo stesso documento, però, registra un distacco crescente di donne dalla vita ecclesiale e un calo delle vocazioni religiose femminili. Poi, il nodo del diaconato femminile è stato giudicato «non maturo».

Violenza di genere e tutela del corpo

La dignità che Wojtyła poneva come dato originario continua a essere violata: nel 2025, secondo il Ministero dell’Interno, 97 donne sono state uccise in Italia, di cui 62 dal partner o dall’ex partner. E il corpo femminile è al centro di uno scontro che nel 1988 aveva altri contorni: nell’ottobre 2024 il Parlamento ha reso la maternità surrogata reato universale, mentre la Dichiarazione Dignitas Infinita ha ribadito l’opposizione della Chiesa a ogni mercificazione della gestazione perché la Mulieris Dignitatem descriveva la maternità come luogo del dono di sé, ma quel linguaggio attraversa oggi un dibattito aspro, dove tutela del corpo e libertà individuale si intersecano.

Intelligenze artificiali e divario occupazionale

C’è poi una frontiera impensabile nel 1988: l’intelligenza artificiale, addestrata su dati che rispecchiano squilibri sedimentati, tende a riprodurre i pregiudizi di genere sotto un’apparente neutralità tecnica, basta considerare che un rapporto Unesco ha documentato come i grandi modelli linguistici associano le donne a ruoli subordinati. In Italia il tasso di occupazione femminile si ferma al 53,3% contro il 71,1% maschile e il Gender Gap Report del World Economic Forum colloca il Paese all’85° posto: l’algoritmo rischia di automatizzare una discriminazione dalle radici antiche.

Le intuizioni di Wojtyła nel presente

Riprendendo il Concilio Vaticano II, Wojtyła scriveva che era venuta l’ora in cui «la vocazione della donna si svolge con pienezza»: la Mulieris Dignitatem conserva la forza delle sue intuizioni di fondo, è importante portarle dentro il tempo presente, nelle leggi, nei luoghi di lavoro, negli algoritmi, nelle stesse strutture della Chiesa.

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