Avvenire di Calabria

Oggi ricorre il primo anniversario dall'ingresso a Reggio Calabria - Bova dell'arcivescovo metropolita, monsignor Fortunato Morrone

Un anno fa l’ingresso dell’arcivescovo Morrone a Reggio Calabria

Vi proponiamo una cronaca, arricchita da riflessioni, di Carmine Gelonese, segretario della Consulta diocesana per le Aggregazioni laicali

di Carmine Gelonese

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Oggi ricorre il primo anniversario dall'ingresso a Reggio Calabria di monsignor Fortunato Morrone. Vi proponiamo una cronaca, arricchita da riflessioni, di Carmine Gelonese, segretario della Consulta diocesana per le Aggregazioni laicali.

Morrone a Reggio Calabria, l'ingresso solenne un anno fa (12 giugno 2021)

Con uno dei tanti moti di imprevedibilità cui lo Spirito sa abituarci, il primo anno di ministero dell’Arcivescovo Morrone nella nostra Diocesi ha coinciso con l’avvio del cammino del Sinodo sulla sinodalità.

Con lo stesso mix di curiosità, speranze ed attese, la Chiesa diocesana ha iniziato a prendere confidenza con la persona, e soprattutto lo stile di “don Fortunato”; e con un percorso che, per esplicita dichiarazione, non prevede un documento da preparare o un obiettivo da raggiungere, ma un tempo da dedicare all’ascolto dello Spirito e delle persone, per capire insieme cosa tenere e cosa lasciare, e lasciare che ancora una volta la Chiesa venga rigenerata “dal vino buono e frizzante del Vangelo”.


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Al cammino sinodale l’Arcivescovo ha voluto da subito legare indissolubilmente la sua azione pastorale, imprimendo una direzione e un metodo ben precisi, solo scalfiti dalle restrizioni pandemiche: la centralità della Parola, con la scelta degli Atti degli Apostoli che ci invita a tornare ai primi passi e allo stile della Chiesa nascente, e una scansione di spazi e tempi da dedicare, nelle comunità e nei gruppi, ad un ascolto ampio e disteso, facilitato dalle domande dei documenti preparatori CEI e dell’equipe sinodale.

E ancora, diversi momenti ad extra: nelle scuole con studenti e docenti, con i Sindaci, con la comunità LGBT… tante occasioni di incontro personale quotidiano con laici e presbiteri, e tanto cammino non frettoloso nelle parrocchie, nei centri di ascolto, tra le associazioni, con piccoli episodi e segni che probabilmente sono già serviti alla nostra comunità, civile e religiosa, per apprezzare tre caratteristiche della sua persona e del suo magistero: la semplicità, la profondità e la libertà.

Tre aspetti compatibili con uno stile di governo solo apparentemente low profile, e certamente lontano da una certa idea di dirigismo che spadroneggi sulla fede di una massa passiva e incolta; è infatti Cristo che indica la strada, e ai Vescovi è richiesto di comportarsi “in mezzo ai loro fedeli come coloro che servono… come veri padri che eccellono per il loro spirito di carità e di zelo verso tutti e la cui autorità ricevuta da Dio incontra un'adesione unanime e riconoscente”, e di raccogliere l’intera comunità, “dando ad essa una tale formazione che tutti, consapevoli dei loro doveri, vivano ed operino in comunione di carità” (Christus Dominus, 16).

Il sorriso è ingrediente essenziale di ogni relazione dell’Arcivescovo. Quella con i presbiteri, la cui fraternità deve diventare segno credibile per la comunità cristiana di coerenza tra la comunione che annunciano e quella che celebrano (Omelia della Messa del Crisma 2022). Quella con i laici, che invita ad essere “l’altro suo orecchio” insieme al collegio presbiterale.

Ai laici ha dimostrato da subito di voler concretizzare quella “polieditricità” della Chiesa nella visione conciliare e del magistero di Francesco, nella comune dignità di tutti i battezzati, e con un loro sempre maggiore coinvolgimento nella corresponsabilità ecclesiale. Per il ruolo e la dignità delle donne, “prime testimoni del Risorto”, l’Arcivescovo sta spendendo tra le parole più belle del suo ministero episcopale: sin dall’inizio della sua ordinazione episcopale, con il riconoscimento, fuori da ogni subalternità culturale ed ecclesiale, dell’insostituibilità delle donne per la vita della Chiesa e per la formazione spirituale e intellettuale dei presbiteri; la gratitudine personale per le madri, le sorelle, le amiche, che hanno insegnato la  passione per il Vangelo, la profondità dell’agire umano e pastorale; l’invito ai propri presbiteri a farsi aiutare dal carisma della femminilità delle donne, maestre di fraternità, per crescere nell’ascolto empatico, nella fiducia sincera, nell’accompagnamento non paternalistico.


PER APPROFONDIRE: Un anno di Morrone, uno stile episcopale "forgiato" dal Sinodo


La politica è un richiamo costante del ministero di monsignor Morrone, con passi concreti e l’invito ad una rinnovata passione per il bene comune in quasi tutti i suoi discorsi e le sue iniziative. Come nei due incontri tenuti ad inizio 2022 in ascolto di tutti i Sindaci della Città Metropolitana: non un dialogo tra poteri contrapposti, ma  un invito concreto e operativo a lavorare insieme, nella distinzione dei ruoli, dandosi obiettivi alti e credibili. È invece più forte ed esigente il suo incoraggiamento a noi laici, e ai giovani in particolare, ad impegnarsi in politica.

«Se i cristiani non si interessano di questa città, non sono cristiani; sono “credenti in teorie per distrarsi un po'”…non possiamo delegare sempre gli altri perché facciano le cose al posto nostro. Educhiamoci insieme dietro Gesù: chi si impegna in politica sta esercitando la carità della regalità” (omelia nella solennità di Cristo Re). E ancora ai giovani qualche giorno fa alla veglia di Pentecoste: “Questo mondo cambia se avete il sogno grande di essere protagonisti della vostra storia, di non sottomettersi a nessuno, perché siamo figli e figlie di un unico Padre, e abbiamo una sola possibilità di dare la vita a questo mondo: impegnare la nostra vita”.

Auguriamo al Vescovo Fortunato e a tutti noi un cammino segnato da quella fede che lui stesso ha auspicato nell’omelia di insediamento: una fede che liberi da ogni ansia di prestazione autoreferenziale, che attivi tutte le energie migliori del territorio per la costruzione di spazi di tenerezza, di giustizia, di solidale e simpatica collaborazione con chi si impegna per convivenze accoglienti, tolleranti e pacifiche, per una cittadinanza attiva e feconda.

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