Una riflessione sull’attualità del pensiero teologico di don Raimondo Lico

Don Raimondo Lico

L’eredità spirituale e il profilo teologico di don Raimondo Lico si intrecciano profondamente con i mutamenti storici e dottrinali introdotti dal Concilio Vaticano II. Per comprendere l’impatto che il nuovo orientamento ecclesiale ha avuto sulle comunità, in particolare nelle diocesi del Sud Italia, risulta fondamentale analizzare i testi di chi ha vissuto e analizzato quel periodo di transizione. Tra questi, assume rilevanza il pensiero di don Germano Pattaro, teologo contemporaneo a Lico e attento studioso delle dinamiche che hanno ridefinito il rapporto tra la Chiesa, la società e il ruolo dei laici. Attraverso una sintesi delle sue riflessioni, emerge un quadro dettagliato di una Chiesa concepita come comunità viva, costantemente interrogata dalle sfide storiche e fondata su un rinnovato dialogo tra l’istituzione e i fedeli.

Seguici su WhatsApp

Le novità del Concilio Vaticano II

Per capire e sintetizzare la personalità sacerdotale di don Raimondo Lico, il modo più adeguato è approfondire le novità straordinarie dei contenuti e delle implicazioni derivanti dai vari documenti del Concilio Vaticano II, che, specialmente per le diocesi meridionali, hanno significato un autentico cambiamento nel comprendere l’identità della Chiesa, specialmente nel suo rapporto con se stessa, la società e il mondo intero. Per tale obiettivo sono illuminanti le riflessioni offerte da Don Germano Pattaro, contemporaneo del nostro presbitero, teologo di valore, educatore di intere generazioni di fucini, nonché fautore dello studio della teologia, da parte dei laici. Della sua opera* sintetizzerò alcuni brani significativi, tratte dalle pagine 11-15;31,39 e 41; 55-57).

La ricerca intellettuale come vitalità ecclesiale

Così scrive: “Innanzitutto bisogna ricordare che la discussione, la ricerca, il trasformare i pensieri in problemi, appartiene al momento forte e desto dell’impegno intellettuale. Dove non si cerca e non ci si interroga, è segno che la vita e l’esperienza sono minori, passive, prive di quell’interesse che desta la responsabilità e rende più sensibile la coscienza. La Chiesa è sempre stata attraversata dalle domande e dalle risposte e, in questo, ha manifestato un segno eccellente della sua vitalità. I problemi sono esigenza di una crescita più franca e più leale, perché più attenta e più critica. Ogni problema è un modo di interrogarsi su quello che ancora non si conosce o si conosce male: è un guardare avanti, uno spostare la frontiera. Se così non fosse, la vita intellettuale sarebbe inutile: essa diventerebbe la ripetizione, magari sempre più raffinata, di cose dette da sempre, inerti e prive di provocazione sull’uomo. Questo, e non altro, è il mestiere del vivere umano e l’impegno intellettuale è la forma più alta e consapevole che moralizza in modo nobilissimo l’esistenza. Questo accade e deve accadere anche nella Chiesa. Essa è un organismo vivo, una comunità di uomini attraversata da tutte le vibrazioni dell’esistenza: i suoi percorsi interni possono e debbono riflettere l’intero percorso della vita dell’uomo. Essa non colloca l’uomo all’interno di sé in modo statico, inerte, fisso: lo coinvolge, lo rende vivo e responsabile. Nella Chiesa l’uomo non è più solo con se stesso e con gli altri uomini, ma viene posto davanti a Dio che lo chiama alla sua Presenza perché egli sia “un inviato” a tutti e “pronto” per tutti. In questo senso egli si muove nella doppia direzione di Dio e degli uomini, coinvolto naturalmente ed intellettualmente in tutto ciò che riguarda il cielo e la terra, la trascendenza di Dio che gli parla e gli svela il segreto della sua vita e l’immanenza del tempo e della storia che gli viene donata e offerta come una occasione e una proposta permanente di Dio.

Parola di Dio e ricerca teologica

In questo modo, l’uomo ha domande e risposte che si dilatano, perché egli non li fa emergere più e solo dalla propria coscienza e dalla propria esperienza, ma dalla Parola stessa di Dio. È una parola che salva, che ama, che fa vivere. Per questo essa è limpida e non inganna mai, perché è tersa come Dio che la pronuncia. Essa non subisce confronti e perciò giudica e discrimina: essa è per tutti, ma non è di nessuno. Appartiene a Dio in cui tutte le nostre parole si riflettono per non perdersi e guadagnare, così, il loro piccolo ma sicuro significato. Questo lavoro di ricerca e di sintesi tra la Parola di Dio e le parole degli uomini è la teologia dei cristiani. Essa è la dottrina con cui i cristiani, ascoltando la Rivelazione del loro Dio, si interrogano su di essa per capire e fare, e in questo modo rispondere, criticamente e consapevolmente con le loro parole a Dio che parla. Tutto questo può essere ripreso e spiegato con più ordine in questo modo. L’uomo che interroga se stesso incontra solo se stesso e perciò le parole umane germinano sempre e solo parole umane e mai e in alcun modo la Parola di Dio. Essa scende dall’Alto, come Buona Novella, un Buon Annuncio, il Vangelo. Essa è la Parola che esce dal silenzio eterno del Padre e si incarna, si pronuncia, viene detta in mezzo a noi nel Cristo. Egli è la Parola di Dio incarnata, detta per sempre agli uomini. Essa non è un’idea, ma una Persona, la Persona stessa di Dio che è venuta a visitarci, a intrattenersi con noi, per parlarci e dialogare la sua salvezza. Per incontrarla ci vuole la fede: ci vuole una luce dall’alto che ce la faccia riconoscere unica, singolare e diversa da tutte le parole dell’uomo. Un ultimo pensiero ricorda che l’uomo non è abbandonato a se stesso nella sua ricerca teologica. La Parola non risuona tra estranei: essa è continuamente proclamata nella e dalla comunità degli uomini che la ricevono, ricevendo il loro Cristo. E il Cristo, che è la Parola con cui il Padre che sta nei cieli, si intrattiene a parlare e a dialogare con noi che siamo i Suoi figli, è il dono dello Spirito. E lo Spirito è uno Spirito di amore e l’amore non tradisce e non altera mai ciò che dona. Lo Spirito, donandoci il Cristo, Parola di Dio, ci dice sempre cose vere. Per questo lo Spirito è la luce che fa capire Dio e le cose Sue. E’ in questo modo, in questo Spirito, che è Spirito che ama e non Spirito di parte, che si forma la comunità degli uomini che ricevono, intendono,vivono ed esprimono la Parola di Dio, la Chiesa. E’ dentro di essa che si impegna e si sviluppa la ricerca teologica cristiana.

Cristologia come sola antropologia possibile

Non può esistere che un’unica dottrina riguardante l’uomo. Essa ha il suo centro in Cristo.Il centro di tutta la creazione è Cristo. Solo in Lui l’uomo può raggiungere la conoscenza perfetta di se stesso sia da un punto di vista intellettuale che morale. La luce di Lui lo svela al di là dell’ombra della sua pochezza e della sua debolezza. La Cristologia è la sola antropologia possibile. Fuori del Cristo l’uomo cercherà invano di definire il proprio nome e il proprio volto. Con il Concilio vi è stato il recupero della impostazione biblica. Il Dio di cui parlano i cristiani- dice De Lubac – , non è il Dio nascosto, il Dio misterioso; non è il Dio lontano, il Dio assente; è sempre il Dio vicino. Egli è quel Dio che si è definito “Io sono colui che sono”, il cui significato non dice che Dio è la “pienezza dell’essere”, come una cattiva esegesi ha sempre interpretato, ma che Dio è quel Dio che è sempre e resta sempre un Dio con noi. Egli è allora, l’Alleato che entra in intimità con l’uomo, interessandosi a lui in un modo di cui nessun altro sarebbe stato capace. Egli è quel Dio che noi scopriamo Padre, perché ci cerca e ci desidera come figli; che noi scopriamo Figlio, perché visitandoci ci vuole fratelli con Lui, onde offrirci tutti come figli del Padre suo e nostro; Egli è quel Dio che scopriamo Spirito di amore, perché rigenerandoci dall’alto, ci dona al Figlio come fratelli, perché insieme noi si diventi la Famiglia di Dio. Concludendo: col Concilio vi è stato un lavoro di integrazione e purificazione che non poteva essere rimandato. Si è lavorato con coraggio e con chiarezza. E se l’ecclesiologia pre-conciliare ha letto la Chiesa dall’interno all’esterno, ora si è rovesciato l’itinerario per meglio conoscere la vita di Dio nascosta in Lei. Essa ha rifatto il proprio cammino interiore per risalire al progetto con cui il Padre l’ha pensata fin dall’eternità.

La visione conciliare della Lumen Gentium

In questo senso si legga l’intero primo capitolo della “Lumen Gentium”. La Chiesa ha scoperto di essere desiderata da Dio come una comunità di figli che il Padre visita nel Cristo Figlio suo, per opera dello Spirito d’amore. Ha proclamato con forza di essere il popolo convocato da Dio nell’unità stessa del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Società sì, ma come comunità la cui vita interna è generata dallo Spirito, che la mantiene in fedeltà al suo Cristo, perché essa lodi il Padre in mezzo agli uomini. Comunità di risorti di cui Cristo è il primogenito. Allora, e questo il punto: nella Chiesa, nessuno è più chiesa di un altro, e nessuno è più o meno fratello. Nel Cristo noi siamo in piena comunione d’amore, la cui sorgente è lo Spirito di Dio. Essa è il corpo mistico di Cristo, nel senso che tutta insieme è la comunità attraverso cui il Cristo si mantiene contemporaneo di tutti gli uomini, dovunque e in ogni tempo. Chiesa dello Spirito e quindi, Chiesa dove ad ognuno è dato di essere il segno del Signore che viene, il che non vuol dire Chiesa dell’estro e dell’improvvisazione, ma Chiesa dove ad ognuno è dato, con funzioni diverse, volute dallo stesso Cristo, di amare e di donare ai fratelli il Cristo di tutti. Non Chiesa del Carisma contro Chiesa dell’istituzione, ma Chiesa del carisma che trova nell’istituzione il segno attraverso cui lo Spirito la certifica per mantenersi nella fedeltà a Dio. Chiesa sempre nuova, perché mentre viene dal Cristo della resurrezione, è pur sempre in cammino verso il Cristo che ritorna nell’ultimo giorno e perciò, Chiesa umile, perché non in obbedienza di sé stessa ma di Dio; Chiesa povera, perché Chiesa inviata e non sistemata; Chiesa penitente, perché Chiesa che ogni giorno, in progressione crescente, si converte al suo Cristo; Chiesa del servizio, perché suo è il compito della lavanda dei piedi. Chiesa in ascolto di tutti, perché lo Spirito parla attraverso la voce di tutti; Chiesa della domanda e del dialogo, perché in Cristo che è la Parola si mantengono vive e significative tutte le parole degli uomini; Chiesa della Pentecoste, perché missionaria del suo Dio per tutti e dovunque. Questa è la nuova ecclesiologia. Il suo tono, alle volte, è aspro ed oppositivo. Si deve capire: perché in essa c’è la passione di chi vuol recuperare il tempo perduto. Si pacificherà nella misura in cui la volontà della Chiesa del Concilio diventerà la volontà di tutti”.

*  G. Pattaro, Riflessioni sulla teologia post-conciliare, Editrice a.v.e. Roma, 1970.

Relazione tenuta dall’ Avv. Umberto Spagna, già presidente FUCI nel 1976, al gruppo M.E.I.C. di Reggio Calabria, il 16 marzo 2026, in occasione della ricorrenza del 50°anniversario della morte dell’assistente diocesano F.U.C.I.,  Don Raimondo Lico.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Educazione digitale minori

Educazione digitale minori in famiglia: l'enciclica sull'intelligenza artificiale

Alleanza educativa scuola famiglia

Ddl Valditara e consenso informato e alleanza educativa tra scuola e famiglia: l'intervista alla pedagogista Livia Cadei

Rischi chatbot giovani

I rischi dei chatbot per i giovani: così l'intelligenza artificiale ostacola la crescita emotiva degli adolescenti

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email