«Cultura è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri doveri». La chiave di lettura dei fatti e dei misfatti che da qualche settimana a questa parte tormentano la già bistrattata Calabria è nelle parole di Antonio Gramsci. Negli ultimi giorni, con foga crescente, quasi in una gara a creare confusioni nuove per cancellare quelle vecchie, peraltro ogni volta con puntuale colpo di spugna su responsabilità che pure, oggettivamente, sono diffuse e non di singoli o di una parte sola, divisioni e rancori hanno prevalso sulla scena. Risultato? Problemi infilati sotto il tappeto come polvere, risposte poche, soluzioni ancor meno.
L’errore più grave è delegare tutto ad uno, o a qualcuno, sperando che questo basti per cambiare. E poi sempre ricominciare, scordando la coerenza rispetto ad un presente che noi stessi abbiamo contribuito a creare, spesso senza coscienza del passato e del suo ripresentarsi. «Nella vita abbiamo solo due o tre occasioni per dimostrarci eroi; ma ad ogni istante abbiamo quella di non essere vili», scrive il romanziere francese René Bazin. Che vuol dire? Che è ben gravosa, più d’ogni altra cosa, la fedeltà quotidiana ai propri impegni.
E la Calabria, un po’ alla volta, inesorabilmente muore.
✠ P. Vincenzo Bertolone S.d.P.
Arcivescovo di Catanzaro – Squillace












