Avvenire di Calabria

Nei giorni scorsi è stata celebrata la festa in due centri dell'area grecanica: Bova e Africo, scopri perché

Bova. Restaurata l’effigie di San Leo, compatrono dell’arcidiocesi

di Redazione Web

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Pasquale Faenza, direttore del Museo della lingua greco-calabra "Gerhard Rohlfs", ha curato il restauro dell'effigie di San Leo.

«Tanto le fonti orali quanto quelle scritte ricordano che San Leo fu seppellito a pochi passi da Africo, nel monastero dell’Annunziata, più tardi dedicato allo stesso San Leone. Non sappiamo però quando le reliquie del monaco italo-greco furono traslate dal monastero, ricordato per la prima volta nel 1315 con il titolo di “San Leonis de Ufrico”. La tradizione vuole che i bovesi, rivendicando le origini cittadine dell’eremita, trafugarono ilcorpo per portarlo a Bova, lasciando nel piccolo casale “solo unosso”, lo stesso oggi posto in bella vista nel busto reliquiario del 1739 che si conserva ad Africo Nuovo» racconta Faenza.

«L’evento provocò forti attriti tra le due comunità aspromontane. Tale fu l’acredine che persino le commemorazioni liturgiche in onore del rispettivo patrono finirono,da quel giorno, per celebrarsi in occasioni diverse: a Bova il 5 maggio, in ricordo della morte del santo, ad Africo all’ottava, ovvero giorno 12 dello stesso mese» conclude il direttore del "Gerhard Rohlfs".

E proprio in occasione della festa del 5 maggio, monsignor Giuseppe Fiorini Morosini, amministratore apostolico dell'arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, ha ricevuto un prezioso riconoscimento da parte dell'amministrazione comunale di Bova per ringraziare il presule per l'impegno pastorale al servizio del territorio diocesano.

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