Cammino sinodale: la Chiesa di Reggio Calabria  – Bova fa sintesi della “fase profetica”

Ecco le riflessioni emerse e le prospettive delineate per il cammino della Chiesa locale

La diocesi di Reggio Calabria – Bova ha tracciato un bilancio del percorso sinodale, approfondendo i temi della fase profetica. In questo articolo, presentiamo le riflessioni emerse e le prospettive delineate per il cammino della Chiesa locale.

Cammino sinodale a Reggio Calabria, tempo di “Restituzione”

La diocesi di Reggio Calabria – Bova ha convocato in assemblea il Consiglio pastorale diocesano, il Consiglio presbiterale e la Consulta delle Aggregazioni laicali, con un confronto sul testo dei “Lineamenti”, strumento di lavoro dell’ultima fase, quella “profetica”, del Cammino sinodale.



È stata occasione per fare sintesi dei tavoli sinodali fin qui svolti. L’assemblea è stata divisa in sette gruppi di lavoro, ognuno dei quali ha approfondito una delle tre schede tematiche selezionate per questa fase sui seguenti temi: “Sviluppo umano integrale e cura della casa comune”, “Formazione sinodale, comunitaria e condivisa” e “Formazione alla vita e alla fede nelle diverse età”.


PER APPROFONDIRE: Quaresima e Giubileo, è tempo di misericordia


I gruppi, guidati da un facilitatore, hanno utilizzato il metodo della “conversazione spirituale” per riflettere sui documenti e confrontarsi sulle prospettive future. Ogni gruppo ha individuato le proposte più rilevanti per la realtà diocesana, contribuendo alla redazione del documento di “Restituzione” (leggi qui il documento) da consegnare alla Segreteria del Sinodo delle Chiese in Italia.

Sviluppo umano integrale e cura della casa comune

Uno degli aspetti centrali della discussione ha riguardato lo sviluppo umano integrale e la cura della casa comune. Si è ribadita la necessità di promuovere stili di vita sostenibili, consolidando il dialogo con le istituzioni locali per favorire progetti condivisi in ambito sociale e ambientale. Particolare attenzione è stata data alla giustizia riparativa, con la proposta di utilizzare i terreni dell’Istituto Sostentamento Clero per iniziative di reinserimento sociale e recupero della dignità umana.

È emersa anche l’importanza di rafforzare la conoscenza della Dottrina Sociale della Chiesa (DSC), sia come strumento di formazione per le comunità ecclesiali, sia come mezzo di sostegno per il mondo del lavoro. Si è sottolineato, inoltre, il ruolo fondamentale delle scuole, dove gli insegnanti di religione e i docenti cattolici possono essere promotori di laboratori in cui la Dottrina sociale della Chiesa diventi esperienza concreta.

Formazione sinodale, comunitaria e condivisa

Per quanto riguarda la formazione sinodale, comunitaria e condivisa, la sintesi ha messo in luce l’importanza di consolidare uno stile di Chiesa fondato sull’ascolto attivo e sulla collaborazione tra le diverse realtà ecclesiali.

È stato sottolineato come spesso prevalga una visione autoreferenziale, che rischia di frammentare il cammino comune. Si è quindi evidenziata la necessità di promuovere un rinnovamento dei processi formativi, investendo sulla formazione unitaria e condivisa e favorendo la costituzione di patti educativi territoriali. Fra le priorità da tenere in considerazione per la formazione, inoltre, l’attenzione alle famiglie e la cura dei giovani, rapportata alle nuove dinamiche relazionali.

Formazione alla vita e alla fede nelle diverse età

Sul tema della formazione alla vita e alla fede nelle diverse età, è emersa invece la necessità di rivedere il modo di comunicare e recuperare uno stile di accoglienza. Tra le sfide principali, poi, quella di raggiungere i giovani. Nella sintesi emerge inoltre la possibilità di sostituire il catechismo tradizionale con un’esperienza, ma anche di avviare percorsi di formazione rivolti agli adulti, a partire da una “scuola per genitori” che li aiuti nel loro ruolo educativo.

Parallelamente, è stata evidenziata la necessità di superare una mentalità settoriale e frammentata, che spesso limita la progettazione e il conseguimento di obiettivi comuni. Si è ribadita l’importanza di una maggiore apertura e condivisione dei diversi cammini, promuovendo una maggiore collaborazione per combattere l’autoreferenzialità. 

Per affrontare questa sfida, si è proposto di valorizzare le zone pastorali come punti di riferimento per la progettazione condivisa, incentivando il dialogo tra realtà. Un’altra proposta emersa riguarda la creazione di veri e propri laboratori di idee, dove sacerdoti e laici possano confrontarsi sulle priorità formative e sullo stile educativo da adottare. “Collaborazione” e “corresponsabilità”, le parole chiave.

Un patto educativo ecclesiale

Ribadita, infine, la necessità di superare la rigidità strutturale degli organismi di partecipazione, si è convenuti sulla necessità di dar vita a un patto educativo ecclesiale, attraverso momenti di verifica condivisa che superino l’idea di una formazione elitaria e non inclusiva, per pochi e per i vicini.



Come arrivare a tutti o, almeno, a tanti? Queste le azioni concrete proposte: «Rimodulare lo stile formativo dando maggiore risalto alla vita comunitaria, all’esperienza concreta comunionale. Decentrare le proposte formative andando verso le periferie: occorre abitare gli ambienti, camminare, andare verso e calibrare i percorsi differenziandoli per età, con un’attenzione particolare agli adulti da cui è necessario ripartire. Partecipare ai tavoli territoriali creando dei veri e propri patti con le realtà sociali».

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