Il Seminario Arcivescovile Pio XI di Reggio Calabria ha ospitato la presentazione del volume “Lacrime e Stelle. Per una autobiografia di Chiara Lubich – gli inizi”, curato da Padre Fabio Ciardi. L’incontro, inserito all’interno della rassegna “Testimoni di Speranza nella Crisi di Senso”, ha offerto un’analisi sulla genesi dell’opera, nata da una specifica richiesta: raccontare la fondatrice del Movimento dei Focolari dando voce alla sua persona tramite scritti, lettere e diari personali. Il testo si concentra sul periodo che arriva fino al 1962, approfondendo le intuizioni originarie maturate nel contesto dei bombardamenti di Trento del 1944. Durante l’evento l’autore ha dialogato con i presenti affrontando temi complessi come l’esperienza del dolore e l’importanza di un approccio concreto e locale ai problemi della società.
La presentazione del volume al Seminario Pio XI
Un pubblico eterogeneo — famiglie, presbiteri, giovani — ha riempito l’Aula Magna del Seminario Arcivescovile Pio XI per la presentazione di un libro “Lacrime e Stelle. Per una autobiografia di Cehiara Lubich – gli inizi”. Si tratta dell’opera di Padre Fabio Ciardi, presentata il 16 aprile 2026 nell’ambito della rassegna “Testimoni di Speranza nella Crisi di Senso”, promossa dal Movimento dei Focolari, dalla Biblioteca Diocesana “Domenico Farias” e dalle Edizioni Città Nuova. Il progetto è nato da una passeggiata. Padre Ciardi racconta di aver camminato sul porto di Anzio con il direttore della rivista Città Nuova quando gli fu rivolta una proposta inattesa: scrivere una biografia di Chiara «col cuore». Il teologo oblato si è sentito smarrito: lui non era focolarino, e di libri su Chiara Lubich ne esistevano già molti, ma la richiesta era particolare dal punto di vista editoriale — dare voce alla persona, non all’opera, lasciandola parlare attraverso i propri scritti, lettere, diari, discorsi. Ne è scaturito è un volume che arriva fino al 1962, anno della prima approvazione pontificia del Movimento, duecento pagine che il sottotitolo definisce “gli inizi”, il periodo delle intuizioni originarie, quello in cui, come ha detto il relatore, «c’è più luce».
L’origine del titolo tra i bombardamenti di Trento
Il titolo viene da una notte del 1944: durante i bombardamenti su Trento, la famiglia Lubich era fuggita sulla collina di Gocciadoro e da lì guardava bruciare la città, forse anche la propria casa. Chiara — che il suo direttore spirituale cappuccino aveva esortato a non lasciare Trento — pianse per tutta la notte, sapendo che il giorno dopo sarebbe rimasta sola perché la famiglia partiva con gli sfollati…in quella veglia involontaria, tra le lacrime, ha visto ruotare le stelle nel cielo. «Stelle e lacrime» era rimasto per decenni il suo modo di nominare quella notte…nel 1996 Chiara aveva chiesto a Padre Ciardi di raccogliere alcuni suoi testi in un volume da intitolare però «Lacrime e Stelle», invertendo l’ordine. Un’inversione che il Rettore del Seminario, Don Simone Gatto, nel saluto di apertura, ha letto come il passaggio pasquale per eccellenza: dalle lacrime verso le stelle, non viceversa. Quel libro, però, non fu mai scritto. Padre Fabio lo ha detto senza nascondere un certo disagio: «Mi è rimasto questo scrupolo: ma come, Chiara mi ha chiesto di scrivere un libro e io non l’ho fatto?»….e invece eccolo qui, trent’anni dopo.
L’impatto del carisma e le origini del Movimento
L’incontro vissuto al Seminario Pio XI è servito anche a raccontare come il carisma di Chiara Lubich abbia attraversato le persone in modi imperscrutabili: padre Ciardi ha ricordato un incontro del 1974 con i giovani del Movimento, al quale si era «infiltrato» non essendo un Gen. Chiara prese il microfono, disse ai presenti di avere una parola da comunicare, aspettò, poi disse: «Dio». «Io già studiavo teologia», ha commentato il relatore, «eppure è come se fosse stata la prima volta che io sentissi parlare di Dio»…un silenzio era sceso tra quei giovani, e quella parola non gli è più uscita dalla memoria. L’origine del Movimento è raccontata nel libro attraverso un episodio del 1942, letto durante la serata dall’attrice Eleonora Tondo con l’accompagnamento del suono del flauto: un giovane frate bussa alla porta della classe dove Chiara insegna bambini orfani, le chiede un’ora del suo tempo, e lei risponde «perché non tutta la vita?». Il frate la benedice e le dice: «Si ricordi che Dio la ama immensamente». Una frase che Chiara trascrisse, ripeté e trasformò in un messaggio rivolto a chiunque incontrasse. Padre Ciardi ha sottolineato che quella stessa frase, pronunciata da lui in quella sala, non avrebbe prodotto nulla. In Chiara era diventata invece qualcosa che si trasmetteva con una forza che il frate stesso, da anziano, stentava a riconoscere come propria.
Il dialogo con il pubblico: il dolore e la concretezza
Le domande del pubblico hanno direzionato il dibattito verso l’argomento del dolore, verso le Mariapoli, verso i conflitti che segnano il mondo: alla domanda su come riconoscere Dio nel silenzio e nell’assenza, Padre Ciardi ha risposto con una franchezza: «l’unica risposta è: non lo so come si fa». E ha aggiunto che l’unica cosa che sa è che Gesù si è incarnato prendendo su di sé ogni dolore umano, senza risolverlo, ma condividendolo. Sulla frammentazione contemporanea, il relatore ha ricondotto tutto all’esempio di Chiara: lei non si era posta il problema di risolvere i problemi del mondo, ma quelli di Trento. «Dio le tappava gli occhi e vedeva solo Trento». La politica dei piccoli passi, dell’amore concreto, della persona accanto — diventa vita vissuta. La serata si è chiusa con le parole che Chiara scrisse nel 1960 rispondendo alla domanda su cosa portasse di nuovo il Movimento nella Chiesa: «Nulla di nuovo. Perché tutto è nel Vangelo». Modestia? Solo in apparenza…perché il Vangelo messo in pratica — con tutte le sue conseguenze — ha generato, nella Sala del Pio XI, domande che inquietano positivamente, e che non possono smettere di circolare.














Una risposta
Grazie molto bello.