Avvenire di Calabria

La testimonianza di un papà che nel momento di profondo dolore ha cambiato stile educativo

Dal dolore la riscoperta dell’affetto materno

Antonino ha perso prematuramente l'amata sposa: «Così ho rivalutato il rapporto con i miei figli»

di Redazione web

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Tra le voci dei padri del nostro tempo, ascoltiamone una di un giovane papà un po’ speciale, che, pur nel periodo di grande dolore e incertezza che sta attraversando, ha deciso di mettercela tutta, di non gettare la spugna e di spingersi oltre. Oltre l’indole propria, oltre l’inadeguatezza, oltre la disperazione, oltre… per amore dei suoi cuccioli, per essere padre.

A volte un padre si ritrova a dover fare anche da madre. Io e Antonella ci siamo sposati nel 2012 ed abbiamo avuto due splendidi bambini, Davide e Laura. Tutto andava bene, eravamo felici ma a fine 2019 abbiamo scoperto che dentro di lei albergava un brutto male, molto aggressivo, che non le ha dato scampo ed a dicembre 2021 l’ha strappata alla sua famiglia.


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Prima della malattia come padre ero già molto presente con i bambini, ma tendenzialmente ero molto indirizzato ad una paternità molto autoritaria, orientata alla ricerca del successo scolastico e sportivo dei figli, ben sapendo che la mia metà riusciva ad essere per i bambini quel rifugio di cui avevano bisogno nei momenti in cui magari non avevano voglia di fare i compiti o di impegnarsi nello sport.

La malattia e la genitorialità "riprogrammata"

La malattia mi ha fatto rivalutare, tra tante altre cose, il valore di un abbraccio, di una carezza, di una coccola ed adesso che Antonella non c’è più avverto la necessità di rapportarmi ai bambini in modo più materno, per quanto da uomo mi riesca fisiologicamente difficile e complicato: una mamma certe cose le percepisce in un millisecondo, mentre ad un papà spesso bisogna spiegarle, rispiegarle e magari fargli pure il disegnino. Perciò ho iniziato a parlare un po’ di più con loro, anche e soprattutto della mancanza della mamma, in modo che possano esternare le emozioni e i sentimenti, cercando di far capire loro che la sensazione di assenza avvolge anche me.

Sto cercando, dunque, di dare alla mia famiglia un’impronta, per così dire, più slow, privilegiando l’aspetto emotivo a quello didattico; niente più frenesia o pressioni esagerate per quelle coniugazioni che sembrano non entrare in testa o per quella mischia persa a rugby, un po’ di benevola indulgenza con cuore di mamma. Ciò non toglie che sono comunque molto attento a che i bimbi rispettino le regole che ci eravamo dati in casa (per esempio sull’uso dei dispositivi elettronici, dei videogiochi o sugli orari della nanna) anche perché il rispetto di quelle regole ci semplifica molto l’organizzazione quotidiana.


PER APPROFONDIRE: Essere padre è un vero dono


Cerco di aiutarli a volersi bene tra loro, assegnando piccole responsabilità e non lasciando le piccole liti irrisolte. Intorno a noi i nonni, forti della loro esperienza e dall’amore inossidabile, e gli amici, anche loro papà e mamme di oggi, con i quali confrontarsi per capire come sorreggere i nostri figli ed ai quali appoggiarsi per un aiuto e per un conforto. E poi con noi ogni giorno c’è Gesù che, insieme al suo angioletto preferito dal volto di mamma, sa come prendersi cura di noi e ci accompagna nel trovare coraggio e gioia.

Antonino Barbera

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