Ddl Zan, Pro Vita & Famiglia: «Il Consiglio comunale non ha ascoltato la cittadinanza contraria»

«Alla fine è andata proprio così come ce l’aspettavamo, ovvero il ddl Zan trova sostegno e approvazione dal Consiglio comunale nonostante la maggioranza dei reggini, coinvolti durante le audizioni in Commissione, abbiamo espresso parere contrario. C’è da chiedersi quale senso abbia coinvolgere la cittadinanza se poi questa non è minimamente presa in considerazione». È quanto dichiara in una nota il Circolo “Pro Vita & Famiglia” di Reggio Calabria sugli ultimi lavori del civico consesso, che ha dato il via libera alla mozione presentata dalla maggioranza sul ddl Zan.

«Qualcuno – si legge in una nota del circolo – potrebbe contestarci che quella approvata ieri non è la mozione originaria di Pazzano (La Strada) e che in questa nuova, presentata dal consigliere Marino (PD), viene espressamente ribadito e sostenuto il diritto alla libertà di espressione. L’obiezione, però, cozza con la realtà di un testo, quello del ddl Zan, che al di là dei bei propositi, continua ad avere un carattere fortemente liberticida: come è possibile, quindi, sostenere la libertà di espressione e insieme approvare il ddl Zan? Impossibile! Il ddl Zan non è l’unica proposta sul tavolo parlamentare, ostinarsi esclusivamente su questa non è un invito a superare uno “scontro ideologico” ma significa contribuire ad alimentare tensioni e divisioni su un testo ampiamente e trasversalmente criticato. Se l’obiettivo del ddl Zan fosse realmente quello di sanzionare ogni discriminazione, allora davvero avrebbe ampio consenso ma evidentemente così non è. Così come è palese il rifiuto al dialogo da parte di chi sostiene il ddl Zan, altrimenti i rilievi e le critiche mosse a questo testo di legge sarebbero state prese seriamente in considerazione».

«Quando alle belle parole – conclude Pro Vita & Famiglia Reggio Calabria – non seguono i fatti si perde di credibilità e nessun “nuovo umanesimo” è possibile se vengono imposte visioni ideologiche aggiungendo, tra l’altro, ulteriori perplessità. Vorremmo infatti capire come si comporrà questo “Laboratorio cittadino di dialogo sui diritti civili” e soprattutto cosa si intende per “percorsi formativi rivolti alle giovani generazioni”. Siamo convinti anche noi che il dialogo sia lo strumento per eccellenza capace di costruire una società più solidale, ma il dialogo presuppone una pluralità di voci a confronto e non l’uniformità di una sola prospettiva, tra l’altro ideologica e minoritaria, magari da imporre sul piano educativo tramite “percorsi formativi” appannaggio di non si sa chi. Se la nostra voce (e non solo) fosse stata minimamente presa in considerazione, nella mozione sarebbe bastato specificare che ogni strumento e percorso educativo dovrà sempre essere approvato dalla famiglia in quanto unica depositaria e responsabile dell’educazione dei propri bambini e ragazzi, così come la nostra Costituzione e la Carta dei Diritti Umani sanciscono. Su questo vigileremo attentamente perché i diritti, quelli veri, non possono essere solo uno strumentale slogan da blaterare nelle dichiarazioni; i diritti, quelli veri, bisogna incarnarli!».

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