Avvenire di Calabria

«Stop ai pregiudizi». La diocesi reggina si è messa in ascolto. Così la fede supporta il grande desiderio di sentirsi parte della Chiesa

Lgbt e Chiesa, un dialogo possibile e necessario

I lavori del Sinodo voluto da Francesco hanno spalancato le porte del dialogo. E le comunità si arricchiscono di talenti e servizio

di Simone Vittorio Gatto *

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«Stop ai pregiudizi» sulla realtà Lgbt. La diocesi reggina si è messa in ascolto. Così la fede supporta il grande desiderio di sentirsi parte della Chiesa di Dio. I lavori del Sinodo voluto da Francesco hanno spalancato le porte del dialogo. E le comunità si arricchiscono di talenti e servizio.

È l'ora della fratellanza: una riflessione su Lgbt e Chiesa

Il cammino sinodale, che in questo primo anno ha posto l’attenzione sul tema dell’ascolto, ha sentito il bisogno di convertire il verbo “ascoltare” in un altro verbo, tanto prezioso quanto necessario: “incontrare”. A questo ha esortato lo stesso Papa Francesco quando, all’avvio dei lavori del Sinodo, ha particolarmente insistito affinché si vivesse questo tempo come «occasione di incontro, ascolto e riflessione, tempo di grazia dove tutti si sentano a casa e possano partecipare», lasciando intendere come lo stile partecipativo sia ontologicamente costitutivo dell’essere della Chiesa, corpo mistico del Cristo.


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Come ben sappiamo tutto ciò che è di Gesù è passato alla Chiesa perché essa fosse tra gli uomini sacramento universale di salvezza. Così, proprio come il suo Signore, la Chiesa cammina per le strade del mondo, senza cercare scorciatoie, sporcandosi e ferendosi, motivando e risanando ogni sorella e fratello, affinché la speranza possa essere rianimata.

Il tema dell’ascolto si pone come via preferenziale per la Chiesa, e per ogni uomo, maturando la consapevolezza che, fino a quando saremo in cammino su questa terra, nessuno potrà mai considerarsi un quadro finito, un progetto concluso, ma un mosaico che via via prende forma, una volta affrescata che, molto spesso, mentre vede definiti i contorni e vividi i colori, deve confrontarsi con agenti atmosferici che ne sbiadiscono l’immagine, chiedendo interventi sempre più competenti e mirati.

Per questo l’ascolto di tutti non può che farsi incontro e accoglienza, opportunità di crescita nella comprensione delle cose che riguardano Dio e riguardano l’uomo, in quanto «a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito, per l’utilità comune » così come è lo Spirito che, parlando alle Chiese, conduce alla Verità tutta intera. La natura materna della Chiesa, la quale non può che farsi prossima a ciascuno dei suoi figli, in questa tappa del Sinodo è stata particolarmente caratterizzata dall’incontro con le persone Lgbt+, dove l’incontro si è fatto ascolto e l’ascolto è divenuto servizio.

Si è potuto evidenziare come tante sorelle e fratelli Lgbt+ sono profondamente credenti e vivono la loro fede con un intenso desiderio di spendersi nella comunità cristiana, senza viversi in percorsi paralleli, ma perfettamente integrati in quel tessuto ecclesiale, fatto di parrocchie, associazioni e movimenti, entro le quali non è sempre facile sentirsi pienamente se stessi, liberi da sguardi pregiudizievoli o disinvolti nell’esternazione della propria fede, molto spesso provata.

L’attenzione della Chiesa per le donne e gli uomini Lgbt+ è segno di premura e cura verso quanti hanno ricevuto lo stesso Battesimo divenendo, insieme con noi, membra di Cristo, per le quali, come ricorda l’apostolo Paolo «quelle membra del corpo che sembrano più deboli sono più necessarie e se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui».

Non può restare inascoltata, dunque, né lasciarci indifferenti, la condizione spirituale di tanti nostri fratelli e sorelle Lgbt+ nei quali rimane forte e vivo il sentimento di fede e il bisogno di tendere (nei modi in cui lo stesso Sinodo si propone di capire ed esporre) alla perfezione cristiana affinché, quando tutto sarà ricapitolato in Cristo, «Dio sia tutto in tutti».

Il bisogno di cercare e trovare i nostri fratelli è da sempre il proprium della Chiesa la quale è chiamata a questa opera d’amore, come già scriveva Sant’Agostino nella disputa circa il Battesimo, «non soltanto verso i compagni di fede, ma anche verso quelli che si trovano al di fuori. Dicano pure essi: “Perché ci cercate, perché ci volete?”. Noi risponderemo: “Siete nostri fratelli“. Confessiamo l’unico Cristo, dobbiamo essere in un solo corpo, sotto un unico Capo».


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Rileviamo, allora, come in ogni stagione della vita della Chiesa non siano mancate le riflessioni, i dialoghi, i silenzi, le preghiere, affinché si potesse maturare il modo più consapevole e fraterno per andare verso tutti, in modo particolare verso quanti, condividendo la stessa fede, per ragioni diverse, sentono il bisogno di una parola rivolta unicamente a loro, affinché possano trovare accoglienza, conforto, ristoro e comprensione.

Ci si rende conto, parafrasando il brano evangelico di Luca (in foto), come sono due gli sguardi possibili verso i fratelli: quello di Simone il fariseo il quale, nei riguardi della donna da tutti considerata fuori dalla condizione pubblica della fede, giudica l’intrusione e il gesto compiuto verso Gesù, anch’egli pesantemente giudicato per non averle impedito di lavargli i piedi con le lacrime e di asciugarli con i capelli; e quello di Gesù, che della donna non solo apprezza il gesto, ma non ne rifiuta il tocco, rintracciando nel suo impegno ad amare, seppur tra le molteplici imperfezioni, la ragione stessa del perdono a lei offerto.

Che dire allora? Il Sinodo ha concluso la sua prima tappa, e non ha lasciato inascoltati i desiderata di papa Francesco. Voglia questa esperienza di Chiesa far risuonare ancora in tutte le sorelle e i fratelli nella fede, l’invito urlato da Gesù nel grande giorno della festa: «Se qualcuno ha sete venga a me, e beva chi crede in me».


* direttore Ufficio famiglia Arcidiocesi Reggio - Bova

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