Disarmo nucleare, la Giornata internazionale insegna che le armi atomiche sono una minaccia esistenziale

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Ai Overview: A tredici anni dalla risoluzione ONU che ha istituito la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, il contesto geopolitico globale mostra un’inversione di tendenza rispetto agli obiettivi di disarmo iniziali. I recenti rapporti indicano un rallentamento nello smantellamento delle testate esistenti e un rinnovato interesse verso lo sviluppo di tecnologie atomiche avanzate. Con la scadenza di accordi storici sul controllo degli armamenti tra Stati Uniti e Russia e il riposizionamento strategico di diverse nazioni europee, il dibattito internazionale si confronta con il rischio di una nuova proliferazione, mentre restano forti i richiami etici e diplomatici alla necessità di un disarmo concreto per garantire la stabilità mondiale.

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Il ruolo dell’Onu e i dati sugli arsenali odierni

Il 26 settembre 2013 l’Assemblea generale ONU dedicò per la prima volta una riunione di alto livello al disarmo nucleare, un tema che oggi è tornato di grande attualità, di fronte a un contesto mondiale ancora martoriato. A dicembre fu adottata la risoluzione 68/32, con la quale venne istituita la Giornata internazionale per l’eliminazione totale delle armi nucleari, celebrata oggi. Quel testo chiedeva di avviare con urgenza i negoziati per una convenzione che mettesse al bando le armi nucleari e fissava entro il 2018 una conferenza di alto livello per verificare i progressi. Oggi ci ritroviamo a fare i conti con una prospettiva quasi completamene ribaltata, nel senso che, al centro del dibattito mondiale, è tornata a imporsi con forza l’idea dello sviluppo di nuove armi nucleari, tecnologicamente avanzate, ormai non soltanto più in chiave di deterrenza, ma potenzialmente anche in chiave di risoluzione dei conflitti. Il Sipri, infatti, non soltanto stima la presenza di circa 12.187 testate nucleari nel mondo a gennaio, ma avverte anche che il ritmo degli smantellamenti rallenta, mentre accelera l’ingresso di nuovi strumenti bellici negli arsenali.

La crisi degli accordi internazionali

E, allora, ci si può porre una domanda: che cosa resta di una promessa fatta al Palazzo di Vetro tredici anni fa? Lo scorso 5 febbraio è scaduto il New START con la conseguenza che per la prima volta in oltre mezzo secolo non esistono più limiti vincolanti concordati sugli arsenali nucleari di Stati Uniti e Russia. A maggio la Conferenza di riesame del Trattato di non proliferazione si è chiusa, per la terza volta consecutiva, senza un documento finale consensuale.

Le strategie europee e la posizione dell’Italia

Gli Stati europei hanno deciso di seguire la tendenza, a iniziare dalla Francia che, per bocca del presidente Emmanuel Macron, prima ha annunciato l’aumento delle testate francesi e lo stop alla pubblicazione dei numeri dell’arsenale, poi ha offerto agli alleati una deterrenza «avanzata», registrando l’adesione di otto Paesi, cui si sono aggiunte Norvegia e Finlandia, per un totale di dieci. L’Italia ha deciso di restarne fuori anche se Roma continua a partecipare al nuclear sharing della Nato, con le B61 di Ghedi e Aviano, e sul Trattato di proibizione delle armi nucleari, uno strumento giuridico che impegna solo i Paesi firmatari, nessuno dei quali è militarmente nucleare, la linea della Farnesina non è cambiata e si è espressa con un voto contrario alle risoluzioni Onu che lo promuovono e nessuna partecipazione, neppure come osservatore, alle prime tre riunioni degli Stati parte. Il prossimo 30 novembre, a New York, si aprirà la prima Conferenza di riesame del Trattato.

Il richiamo al disarmo per la pace

Ma se il mondo avanza verso la normalizzazione di ogni discorso sulla produzione e sull’utilizzo di armi atomiche, resta alta e forte la voce di Leone XIV: «non sono le armi atomiche che generano la pace, ma il disarmo». L’auspicio è che la Giornata di oggi aiuti dia un forte contributo all’opera di informazione sui pericoli e sulla minaccia esistenziale delle armi nucleari.

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