Disturbi alimentari, parla l’esperta: «Ragazzi state attenti alle diete social»

La psicoterapeuta Francesca Praticò mette in guardia dai possibili rischi legati dal perseguimento di modelli corporei spesso falsati o irrealistici

L’aumento dei disturbi alimentari tra gli adolescenti è un fenomeno preoccupante, amplificato dalla pressione sociale verso un corpo “perfetto” e dall’influenza dei social media. Per capire meglio questo scenario, ormai diffuso anche alle nostre latitudini, abbiamo intervistato la dottoressa Francesca Praticò, psicoterapeuta di Reggio Calabria, esperta nei trattamenti dei disturbi alimentari.



Per affrontare il tema abbiamo scelto una data non casuale: oggi è la Giornata Mondiale dell’Alimentazione, istituita nel 1979 dalla FAO e fissata ogni anno il 16 ottobre. In un mondo dove le pressioni sociali e i media influenzano profondamente la percezione del corpo e dell’alimentazione, l’educazione a una dieta equilibrata e nutriente dovrebbe essere parte fondamentale del percorso di crescita dei più giovani, aiutandoli a comprendere meglio anche le povertà alimentari e il valore di un accesso equo al cibo.

Qual è il legame tra la cultura della dieta e l’insorgenza di disturbi alimentari, specialmente negli adolescenti?

Tra gli adolescenti, e non solo, si sta diffondendo la diet culture, un ideale di magrezza che influisce sul piano cognitivo e fisico, aumentando il rischio di disturbi alimentari. Ragazze e ragazzi, anche tramite i social media, sono esposti a questa cultura, e studi mostrano una correlazione tra alcuni contenuti social e difficoltà emotive e comportamentali.

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In un’ottica psicosociale, tali contenuti possono aggravare una sintomatologia preesistente favorendo il disturbo alimentare o, comunque, perpetuare una condizione psicopatologica già riconosciuta o diagnosticata.

In che modo l’eccessiva enfasi sul controllo del peso attraverso la palestra e le diete può incidere sull’autostima di un giovane?

La transizione da una “società del Super-Io” a una “società dell’Ego”, può essere vista come un cambiamento nei valori e nelle priorità culturali. Da un’epoca in cui le norme sociali, le regole e le aspettative collettive erano predominanti, la “società dell’Ego” potrebbe indicare un’epoca in cui l’individualismo e l’egocentrismo sono più valorizzati; all’interno di questa cornice, avere un fisico muscoloso e magro o anche seguire una dieta rigida e ferrea, viene spesso interpretata dai giovani come principale metro di misura del proprio valore personale.

Come si possono distinguere comportamenti alimentari sani da quelli potenzialmente dannosi?

I comportamenti alimentari sani sono quelli finalizzati a garantire, nell’individuo, uno stato di benessere fisico e mentale; i comportamenti dannosi, si riferiscono a condotte che rientrano in stati mentali problematici e che pertanto, interferiscono in modo significativo sul funzionamento personale, sociale e lavorativo di una persona.


PER APPROFONDIRE: Povertà alimentare e bambini senza cibo: parlano i Banchi della Calabria


Un comportamento alimentare sano, prevede una dieta equilibrata e un consumo regolare dei pasti, nel corso della giornata. Restrizione eccessiva, digiuno, abbuffate, uso di lassativi, diuretici, o vomito autoindotto, sono comportamenti spesso associati a disturbi del comportamento alimentare.

Quali sono i segnali che indicano che un adolescente sta sviluppando un rapporto malsano con l’alimentazione e il corpo, magari influenzato dalla pressione sociale verso un corpo “perfetto”?

Un adolescente che presenta una bassa autostima, ed una ipersensibilità al giudizio degli altri anche in riferimento alla propria immagine corporea, rischia di sviluppare un disfunzionale comportamento alimentare ed un’eccessiva e ricorrente preoccupazione per il peso con alterata percezione dell’immagine corporea.


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Un continuo confronto selettivo con immagini di apparente “perfezione ed idealizzazione”, può indurre adolescenti che presentano una vulnerabilità, ad esercitare una restrizione alimentare può essere qualitativa (cibo buono vs cibo cattivo) o quantitativa (restrizione calorica), spesso accompagnata da una rigidità di orari e di luoghi in cui consumare i pasti. Altri segnali psicopatologici significativi, possono essere la presenza di check del corpo e dell’alimentazione, ed il ricorso ad un esercizio fisico di tipo compulsivo.

Quale ruolo possono svolgere i genitori e le scuole per prevenire lo sviluppo di disturbi alimentari?

Si parla tanto dei disturbi alimentari ma credo non ci sia una corretta conoscenza del problema; sia in ambito familiare che scolastico, spesso ci si improvvisa clinici con conseguenze solo dannose per l’adolescente. I genitori e la scuola, potrebbero svolgere un ruolo importante soprattutto in termini di prevenzione dei disturbi alimentari; mi viene in mente l’importanza di non parlare negativamente del proprio corpo o di fare diete restrittive così che il ragazzo possa essere esposto ad un atteggiamento equilibrato verso il cibo e il corpo.



Essere presenti e disponibili per ascoltare le preoccupazioni dei figli, può aiutare a identificare precocemente segnali di disagio e intervenire tempestivamente. Gli insegnanti potrebbero essere formati per riconoscere i segnali precoci di disturbi alimentari, e sapere come intervenire o indirizzare gli studenti verso professionisti qualificati. Anche organizzare incontri e workshop per genitori e studenti, potrebbe aiutare a creare una rete di supporto e a diffondere informazioni corrette sui disturbi alimentari.

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