Avvenire di Calabria

È stata docente di italiano, latino, storia e geografia presso il Liceo Volta

È morta Paola Fortugno, ci ha lasciati una grande insegnante

Ieri, nella parrocchia di Arghillà, sono state celebrate le esequie, lunedì prossimo una messa in suffragio

di Davide Imeneo

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Martedì 24 agosto si è spenta a Reggio Calabria la professoressa Paola Fortugno, aveva 75 anni. Da diversi anni ormai a riposo, ha continuato, anche nel tempo della pensione, a coltivare i rapporti personali con i suoi studenti.

La professoressa Paola Fortugno, infatti, è stata insegnante di Italiano, Latino, Storia e Geografia presso il Liceo scientifico Alessandro Volta di Reggio Calabria per numerosi anni. Molte generazioni sono state formate alla sua scuola, ed hanno avuto modo di attingere non solo ad un pozzo di sapienza, ma soprattutto ad una grande enciclopedia di umanità.


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Il ricordo della professoressa Paola Fortugno

Ho avuto il privilegio di essere stato alunno della professoressa Paola Fortugno: è stata mia docente nel biennio della sezione sperimentale "Brocca" del già citato Liceo Volta. Per questo motivo scrivo in prima persona questo articolo. Sono innumerevoli gli episodi che mi sono tornati alla mente dopo aver appreso, poche ore fa, la notizia della sua scomparsa. Ne scelgo quattro, per condividere insieme ai lettori alcuni piccoli ricordi, ma soprattutto dei grandi insegnamenti.

Paola Fortugno è sempre stata una professoressa che ha messo in pratica una grande verità educativa: insegnare è incoraggiare. Prima delle versioni di Tacito, a prescindere dall'esatta interpretazione del "cum più ablativo", dei moti a luogo, in luogo o da luogo, Paola Fortugno ribadiva e ripeteva sempre una sola frase: «Mi raccomando, eh». E la ripeteva sempre, quando assegnava i compiti, quando ti incontrava nel corridoio, quando ti vedeva per strada 10 anni dopo il diploma. Era innata, nella sua attitudine, la passione per l'incoraggiamento. E questa passione conosceva più sfumature: «Non ti preoccupare», «Ti aiuto io», «Sei bravo, più di quanto pensi».

C'era una consapevolezza che si era consolidata in noi studenti: la professoressa Paola Fortugno aveva delle aspettative alte, era nostra responsabilità non deluderle. E queste aspettative non riguardavano soltanto i rendimenti scolastici, il voto in condotta, ma, più in generale, l'atteggiamento di passione e di ricerca che è alla base di ogni conoscenza.

Quella volta che disse: «Scrivete una poesia»

Il secondo aneddoto che ricordo con gratitudine racconta il suo scommettere su noi studenti, con una capacità creativa che non conosceva pause. Durante il secondo anno, decise di farci scrivere delle poesie. «Io ho una poesia di tutti i miei studenti, le conservo con affetto, vorrei avere anche le vostre». Così liberamente, ciascuno scrisse ciò che pensava fosse giusto, inventando rime, assonanze e sonetti.

La professoressa Paola Fortugno
La professoressa Paola Fortugno

Poi la professoressa volle correggere quegli elaborati insieme alla classe, ci sembrò una strana trovata. Li lesse tutti lei ad alta voce, uno per uno, in classe, durante l'ora di italiano. Un particolare che dice la grande qualità umana di Paola Fortugno: più volte ha dovuto interrompere la lettura di quei testi perché si commuoveva. Era una donna che non aveva paura di mostrare la sua compassione, i suoi sentimenti...e soprattutto era capace di emozioni genuine.

Quel giorno ebbi modo di conoscere il lato sensibile e materno della professoressa Fortugno. E l'idea di leggere tutte le poesie davanti a tutti, fu un modo per rafforzare ancora di più il legame tra noi studenti. Tutti, infatti, abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare almeno un aspetto di ciascun altro che non conoscevamo.

L'indimenticabile esperienza del giornale fatto in classe

La creatività educativa di Paola Fortugno, intrisa di umanità e di grande capacità di ascolto, si manifestò con chiarezza quando il Liceo Volta aderì a un progetto giornalistico promosso dal quotidiano La Stampa. Ogni giorno, per diversi mesi, venivano regalate delle copie del quotidiano ad ogni studente e le classi che aderivano avrebbero poi dovuto produrre un numero del giornale.

In classe eravamo 23, così la professoressa Fortugno decise di costituire due redazioni. Cominciammo a confrontarci sui temi da trattare. Erano gli anni della grande contestazione alle multinazionali del tabacco e ai grandi marchi di matrice americana (Coca Cola, Mc Donald, Nike). Così si pensò di fare alcuni pezzi di opinione su questi temi, per noi molto sentiti. E la raccomandazione di Paola Fortugno fu: «motivate le vostre opinioni, scrivete perché pensate in quel determinato modo, dovete scrivere sempre perché».

Più avanti, quando dovemmo confezionare le pagine di cronaca, mi chiese di scrivere un articolo su un brutto episodio accaduto in Puglia. Era esplosa una palazzina a causa di una fuga di gas. Dopo aver letto l'articolo mi disse: «Hai scritto che in quell'esplosione è morto un bambino...prova ad aggiungere qualche rigo su di lui, mettiti nei panni della madre».

Avevo 14 anni. Mettermi nei panni di una madre a cui è morto un figlio piccolo è stato un modo efficace per farmi capire il valore della vita, oltre che una sana lezione di giornalismo. Non lo dimenticherò mai.

La riservatezza, un tratto distintivo di Paola Fortugno

Infine, il quarto aneddoto, racconta la grande riservatezza di Paola Fortugno. Durante il secondo e ultimo anno condiviso con lei, il 2001, esattamente nel mese di febbraio, morì suo fratello. Era don Demetrio Fortugno, storico, indimenticato e indimenticabile parroco di Gallico San Biagio. Ho appreso solo in quella circostanza che la professoressa fosse la sorella di don Fortugno, in classe non aveva mai detto nulla. Ci organizzammo tra compagni per partecipare alla celebrazione delle esequie, restammo fuori dal Santuario delle Grazie di Gallico, la chiesa era strapiena. Riuscimmo ad avvicinarci alla fine, solo per un saluto veloce, mentre il feretro veniva portato al cimitero. Lei, commossa, ci salutò: «Grazie per essere venuti», poi aggiunse sorridendo «però tornate a studiare adesso, mi raccomando».


PER APPROFONDIRE: Ecco perché Gallico ricorda con affetto don Demetrio Fortugno


La compostezza, la serietà e la discrezione di Paola Fortugno sono sempre stati tratti distintivi della sua personalità. In occasione della morte di don Demetrio ha dato una grande lezione su come vivere anche il momento doloroso della fine dei legami terreni. Fu anche una grande testimonianza di fede. Vederla tornare in classe, visibilmente provata dalla scomparsa del fratello, fu motivo di riflessione e di crescita per tutti. Nel 2016, insieme ad Angela Martino, diede alle stampe un libro: "Don Demetrio Fortugno, una vita a Gallico". Pagine di affetto per il fratello, ma anche un dono alla memoria collettiva.

Una testimonianza da riproporre

La professoressa Paola Fortugno è stata una assidua frequentatrice della parrocchia Sant'Aurelio Martire di Arghillà, dove ha vissuto con profondità il suo percorso di fede, così come ha testimoniato anche il parroco don Nino Iannò durante la celebrazione delle esequie che si sono svolte ieri, 25 agosto. Una messa in suffragio sarà celebrata lunedì prossimo alle 19, sempre nella stessa chiesa di Arghillà.

Reggio ha perso una grande insegnante, una donna che non ha smesso di educare con la fine dell'esercizio della sua professione, ma ha voluto sempre interessarsi e stare accanto alle donne e agli uomini che il Signore ha posto lungo il suo cammino. Resta la sua grande testimonianza, a chi l'ha ricevuta tocca la responsabilità di attuarla.

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