Ai Overview: La Giornata nazionale della fertilità riporta l’attenzione sull’inverno demografico che l’Italia sta attraversando, un fenomeno caratterizzato da un calo costante delle nascite e dal progressivo invecchiamento della popolazione. I dati recenti, tra cui quelli del Dossier Natalità, mostrano un profondo divario tra il numero di figli desiderati e le nascite effettive. Oltre ai fattori economici e assistenziali, su questa tendenza incidono profondamente dinamiche culturali e l’innalzamento dell’età media al momento del parto, con un conseguente aumento del ricorso alla procreazione medicalmente assistita. In questo scenario, le istituzioni e l’Organizzazione Mondiale della Sanità puntano a favorire una maggiore prevenzione, un’informazione capillare e un’equa accessibilità ai servizi per la salute riproduttiva, con l’obiettivo di tutelare i cittadini e abbattere i costi e le disuguaglianze sociali.
L’inverno demografico in Italia
Il tema della fertilità è probabilmente uno dei più controversi perché, in un modo o nell’altro, si lega a quello della natalità e della gravidanza, soprattutto in un Paese, come l’Italia, che vive una fase di “inverno demografico”, ovvero un periodo prolungato di forte calo delle nascite che si accompagna a un rapido invecchiamento della popolazione.
Il divario tra figli desiderati e fattori socio-culturali
Potrebbe essere utile porsi una domanda provocatoria: quanti bambini nascerebbero in Italia se ciascuno potesse avere i figli che dice di volere? Trovare una risposta non è semplice perché sono diversi i fattori che ne influenzano l’approccio critico, non soltanto economici e assistenziali, ma anche culturali e antropologici: la vera partita, a ben vedere, si gioca proprio sul campo dei principi e dei valori; dunque, della visione responsabile che si intende promuovere e trasmettere, e spesso vengono proposti approcci ideologici discutibili.
I dati del Dossier Natalità e le campagne di informazione
Il Dossier Natalità 2026 della Fondazione per la Natalità suggerisce la cifra di circa 760mila nel 2025, a fronte delle nascite reali che si sono attestate a quota 355mila. Ed è proprio sulla base di questo scarto che oggi viene celebrata la Giornata nazionale della fertilità, istituita da una direttiva di Palazzo Chigi nel luglio 2016, con lo scopo di informare i cittadini sulla fertilità e sui fattori che possono comprometterla nel corso degli anni, come l’età o lo stile di vita. La prima campagna social del Ministero della Salute di dieci anni venne ritirata tra le polemiche e sostituita da opuscoli di taglio sanitario.
Fecondità, età media e ricorso alla procreazione assistita
Ma veniamo a quei numeri che possono aiutarci a inquadrare meglio il tema. Il tasso di fecondità indicato dall’Istat per il 2025 è stato pari di 1,14 figli per donna con un’età media al parto di 32,7 anni, segno del fatto anche il fattore età gioca un ruolo essenziale, mentre nel 2024 i nati grazie alla procreazione assistita sono stati 17.660, il 4,8% del totale, e i congelamenti di ovociti per ragioni non mediche sono aumentati del 44% in un anno.
Prevenzione, nuove frontiere mediche e linee guida dell’Oms
Alla luce di queste premesse, si può comprendere come la giornata di oggi si muova attraverso due linee direttrici, ovvero le opere di sensibilizzazione per accrescere la conoscenza in materia di salute riproduttiva, soprattutto tra i giovani, e le attività di prevenzione per fornire strumenti utili a tutelare la fertilità attraverso i controlli medici e la cura delle malattie. E poi c’è l’aspetto formativo e informativo che riguarda tanto il confronto tra stili di vita e nuove frontiere della medicina, quanto il coinvolgimento diretto delle famiglie e delle istituzioni, d’intesa con i professionisti del mestiere. È stata proprio l’Oms, del resto, nella sua prima linea guida sull’infertilità, pubblicata nel novembre 2025, a insistere sul rapporto tra prevenzione e informazione, accanto al supporto psicologico e alla questione dell’accessibilità ai servizi di fertilità con un duplice obiettivo: ridurre i costi proibitivi e abbattere le disuguaglianze. Già questo sarebbe un grande passo avanti.













