Avvenire di Calabria

I ragazzi, coinvolti dalla Pastorale giovanile diocesana di Reggio Calabria, si sono ritrovati all’Arena dello Stretto per una serata di festa e condivisione sui temi: politica, amicizia, custodia ed ecologia

La Festa dei giovani di Reggio Calabria: «Noi vogliamo restare»

Dalle testimonianze emerge la voglia di impegno per il territorio reggino. L’invito dell’arcivescovo: «Dovete sognare in grande e a occhi aperti, sempre». A concludere il concerto dei Kantiere Kairòs

di Davide Imeneo

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I ragazzi, coinvolti dalla Pastorale giovanile diocesana di Reggio Calabria, si sono ritrovati all’Arena dello Stretto per una serata di festa e condivisione sui temi: politica, amicizia, custodia ed ecologia. Dalle testimonianze emerge la voglia di impegno per il territorio reggino.

La cronaca della Festa dei giovani a Reggio Calabria

L’Arena dello Stretto regala ai ragazzi un panorama “instagrammabile” da fare invidia. Ad aumentare la bellezza della Reggio d’estate ci pensano, poi, i loro volti, i sorrisi, gli abbracci. Due anni e mezzo dopo, una festa che sa di normalità.

È quella organizzata dalla Pastorale giovanile dell’arcidiocesi di Reggio Calabria - Bova, promossa in collaborazione con l’assessorato alle Politiche giovanili del Comune di Reggio Calabria, e che ha chiamato a raccolta i giovani reggini sotto il motto coniato da don Tonino Bello, “In piedi costruttori di Pace”.


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A guidare la serata del primo luglio è stata proprio la parola P.A.C.E. acronimo di politica, amicizia, custodia ed ecologia integrale. L’iniziativa, condotta da Sergio Conti, ha registrato in apertura i saluti di don Michele D’Agostino, direttore della Pastorale giovanile reggina, e Giuggi Palmenta, assessore comunale alle Politiche sociali.

Entrambi hanno sottolineato «l’importanza di essere qui per ripartire - le parole di Palmenta - la politica è partecipare alla custodia, se siamo qui è perché vogliamo dare il meglio per il nostro territorio». Don Michele ha ribadito che la Festa diocesana è una ripartenza dopo i lunghi anni di restrizioni legate al Covid, ed è proprio dal territorio che è indispensabile ricominciare: «siamo qui per tornare a innamorarci di questa realtà in cui viviamo: è l’unica che abbiamo ed è la più bella che Dio potesse donarci».

I quattro temi scelti per la riflessione sono stati declinati da altrettante esperienze portate avanti da ragazzi reggini. Dopo i saluti istituzionali, quindi, è stato il turno delle testimonianze: Progetto Orme (politica), Progetto “Tra le Case” (amicizia), l’Ufficio diocesano per la Pastorale diocesana (custodia), associazione “La Nostra Terra” (ecologia integrale).

Per il progetto Orme sono intervenuti i due founders dell’associazione che si occupa di “arginare” la fuga dei cervelli dal Mezzogiorno attraverso una piattaforma e i Social Network: «Vogliamo creare un ponte tra chi è andato via dalla nostra terra e chi è rimasto per rimettere in circolo idee e competenze, proprio per generare valore per il nostro territorio».

I ragazzi del Progetto “Tra le Case”, promosso dalla Parrocchia Santa Maria Cattolica dei Greci e da Attendiamoci, hanno raccontato come l’amicizia maturata grazie al Progetto li ha salvati dall’isolamento pandemico: «Il Covid, raccontano i volontari, ha portato ad una chiusura in noi stessi, grazie al progetto Tra le case abbiamo ritrovato noi stessi, perché abbiamo incontrato persone con le quali possiamo parlare, dialogare, confrontarci. Questo, in sintesi, è il dono più grande dell’amicizia».


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I coniugi Benedetto, codirettori dell’Ufficio diocesano famiglia, hanno coniugato la loro esperienza familiare alla luce del tema della custodia, per loro iniziata 27 anni fa con il dono del primo figlio: «Si custodisce qualcosa che è preziosa nel nostro cuore, qualcosa che pensiamo possa essere minacciato - hanno detto Mariagiovanna e Giancarlo -, si custodisce con tutto sé stessi: cascasse il mondo, noi comunque per i nostri figli ci siamo».

Adele Zappia ed Emanuele Giuffré dell’associazione “La nostra terra”, un sodalizio nato nel cuore della Costa viola nel tentativo di custodire e tutelare la natura, hanno parlato dell’ecologia e del loro impegno per ripulire e valorizzare il territorio: «è casa nostra, dobbiamo prendercene cura».

Nel programma era prevista anche la presenza dell’arcivescovo di Reggio Calabria - Bova e presidente della Conferenza episcopale calabra, Fortunato Morrone che è stato impossibilitato per motivi di salute.

Tuttavia il presule, collegato via Zoom, ha proposto ai partecipanti una riflessione a partire della canzone “Io sogno un mondo” (testo Ottorino Zanon, musica Daniele Ricci): «Dovete sognare in grande e ad occhi aperti» è l’invito finale dell’arcivescovo reggino. La serata, poi, si è conclusa con il concerto della band Kantiere Kayros.

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