Avvenire di Calabria

L'omelia dell'arcivescovo durante la Santa Messa dedica al Santo Patrono celebrata nella periferia di Catanzaro

Festa di San Vitaliano, il monito di Bertolone dal quartiere Pistoia: «Non dimentichiamoci delle nostre periferie esistenziali»

di Redazione web

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«È una Chiesa in uscita, quella che oggi celebra, qui in periferia, la festa del Santo Patrono che continueremo a invocare in questo tempo di lenta ripartenza dopo il punto più alto della pandemia sanitaria, a cui succedono più aspri momenti di pandemia sociale e lavorativa». Lo ha detto monsignor Vincenzo Bertolone, arcivescovo metropolita di Catanzaro-Squillace, nella sua omelia, in occasione della Santa Messa, celebrata alle 19 nel piazzale antistante la Parrocchia Santa Maria della Speranza, del quartiere Pistoia, uno dei quartieri più caldi della periferia di Catanzaro, spesso al centro di gravi fatti di cronaca.

Pistoia è stata l'ultima tappa della inusuale processione in auto, senza fedeli al seguito, che ha visto il simulacro di San Vitaliano percorrere a bordo di un mezzo scoperto, le vie principali del centro storico e dei quartieri periferici della città capoluogo di regione. La processione, scortata dagli agenti della Polizia locale, è partita dalla Basilica dell'Immacolata ed ha attraversato le zone a nord e sud della città, toccando i punti in cui insistono luoghi simbolo della sofferenza, ma anche della speranza.

Dopo il passaggio dal Lungomare a Catanzaro Lido, il busto di San Vitaliano, ha fatto prima una tappa al quartiere Corvo, per poi dirigersi verso il quartiere Pistoia dove alle 19 è stata celebrata la Santa Messa, presieduta dall'arcivescovo. «Anche san Vitaliano - ha detto ancora nella sua omelia monsignor Bertolone - oggi esce e si muove lungo le periferie sociali ed esistenziali della città. Anche le nostre comunità sono chiamate ad uscire dai vari tipi di confini che ci possono essere, per offrire a tutti la parola di salvezza che Gesù è venuto a portare».

Una scelta non casuale, toccare quei luoghi all'apparenza marginali, ma in cui la presenza del Signore è forte, così come forte deve essere quella dello Stato. Nel richiamare al vangelo di Matteo («Il Signore Dio smentisce chiunque voglia farsi signorotto sugli altri»), l'arcivescovo, prima del suo messaggio alla città, ha detto: «Ogni legge è per la persona, non viceversa; e se la persona ha fame, non le si può togliere la possibilità e l’opportunità di soddisfare, nella legalità, il suo bisogno. Di fronte a tutto questo, apriamo gli occhi, non limitandoci alla ricerca del capro espiatorio, ma piuttosto rimboccandoci le maniche e assumendoci le nostre responsabilità: la Chiesa, con san Vitaliano, è un appello alla riconciliazione!».

Nel rivolgersi, infine, alle cittadine e cittadini di Catanzaro, alle autorità politiche, militari e civili, «ascoltiamo - ha detto Bertolone - il significato profondo dell’evangelo proclamato nel giorno della festa di san Vitaliano: Non avrai altro Dio all’in fuori dell’Onnipotente. Nessuno si può fare signore al posto del Dio unico. Questo la nostra Chiesa oggi grida da un quartiere che, più profondamente degli altri, sente il disagio sociale, certamente acuitosi a motivo della pandemia sanitaria e sociale, che ci ha costretto a chiudere tante imprese e ha penalizzato i lavori non strutturati. In un anno e più di pandemia, siamo stati soffocati da notizie spesso contraddittorie, incapaci d’intercettare la verità delle cose e la vita concreta delle persone. Non venga mai meno l’acqua buona della fiducia, anche se abbiamo respirato l’aria pesante della reciproca diffidenza. Chi è nel bisogno e non vede prospettive nel suo futuro prossimo, rischia di diventare subordinato ad altre piccole signorie di questo mondo, che promettono prestiti, denaro, lavoro… ma al solo scopo di irretire in manovalanza illegale o di dubbia illegalità. Apriamo gli occhi e aborriamo i falsi Zeus di questo mondo! L'analisi e l'interpretazione dei fenomeni demografici, economici e sociali della provincia di Catanzaro, impone a tutti un grave esame di coscienza. I protocolli anti-covid ci hanno prudentemente distanziati; in futuro non diventino alibi alla nostra incapacità di ristabilire relazioni significative, di cui dobbiamo tornare a imparare la grammatica di base. Tutti siamo oggi invitati, ciascuno per la sua parte, ad accettare una chiamata a uscire: uscire dalla propria comodità, avere il coraggio di raggiungere tutte le periferie che hanno bisogno della luce che viene dal Vangelo e dai Santi cristiani».

«Quali sono - ha continuato il presule - le periferie esistenziali del nostro territorio o quali sono i nuovi ambiti socio-culturali su cui bisogna puntare? Siamo disposti a rinunciare alle urgenze per accompagnare anche chi è rimasto al bordo della strada, che non può sfamarsi neanche di spighe come i discepoli di Gesù, a motivo di uno sviluppo, che è ancora distorto e incompiuto? Quali sono le principali carenze della popolazione che vive nelle periferie e nelle zone impoverite, della popolazione che sopravvive in mezzo a grandi difficoltà e cerca soluzioni per le proprie necessità e non promesse irrealizzabili? Siamo disposti, particolarmente coloro che sono in politica o nell’amministrazione, o prossimamente si candideranno, a camminare insieme, mano nella mano, lungo lo stesso sentiero che porta ai quattro punti cardinali della città, senza che alcuno perda la propria identità, il proprio nome e cognome, la storia propria e quella della terra che l’ha partorito? Se, com’è stato detto, la Politica è realizzare, è concepire le istituzioni come strumenti preziosi della partecipazione della gente alle decisioni che, tutte e sempre, li riguardano, perché non decidere tutti insieme di realizzare ciò che si ritiene possibile e trasformare il sogno in progetto, l’ideale in reale, l’Utopia in felicità ad ogni passo, anche quello accidentato?»

Nell'invitare a seguire uno stile simile a quello del Santo Patrono («Cosa significa essere come san Vitaliano nel Sud della nostra Italia e in questo nostro peculiare territorio, ancora afflitto dalla zizzania mafiosa e da comportamenti corrotti?»), l'arcivescovo di Catanzaro-Squillace, ha così indicato la strada da percorrere: «La lenta uscita dalla pandemia sanitaria, in particolare, richiede una disamina coraggiosa delle forti contraddizioni che gravano ancora sui nostri territori e sulle periferie, ma anche una disponibilità a fare, radicata dal sangue dei martiri e dagli esempi di uomini come Vitaliano, fiduciosi che, mentre Dio vede e provvede, ogni umana volontà e risorsa deve e può aiutare la mano di Dio».

«L’esempio di Vitaliano - ha concluso Bertolone - ci dà una certezza interiore, cioè la convinzione che Dio può agire in qualsiasi circostanza, anche in mezzo ad apparenti fallimenti, perché «abbiamo questo tesoro in vasi di creta» (2 Cor 4,7); ma ci stimola anche ad agire, però mai al di fuori di una comune responsabilità. È tempo di abbandonare l’aria pesante della reciproca diffidenza. È il tempo di ricucire”, di ristabilire relazioni significative”. A San Vitaliano affido il sogno di una Città dove al posto del giudizio si supplisca la stima delle persone. All’odio e alla ricerca del capro espiatorio subentri l’impegno di rimboccarsi le maniche e assumersi le proprie responsabilità».

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