In questi giorni Reggio Calabria ha vissuto una kermesse incentrata sul bergamotto, il suo oro verde. Dall’Eparchia di Lungro arriva una bella analisi che coniuga la peculiarità calabrese alla vita spirituale.
Bergamotto di Reggio Calabria, una fragranza che profuma di fede
Dal 26 al 29 ottobre a Reggio Calabria, l’evento Bergarè ha celebrato il più eclettico degli agrumi, il Bergamotto di Reggio Calabria. Straordinario frutto che cresce solamente in una ristretta fascia di costa reggina, nei secoli utilizzato in profumeria per il suo aroma, oggi è uno degli ingredienti più amati e apprezzati da chef, pasticceri, barman, appassionati di cucina ed anche dai salutisti per le sue proprietà nutraceutiche.
Un evento unico, oltre che una festa, in cui il Bergamotto di Reggio Calabria, protagonista della cucina e dell’olfatto, potrà essere apprezzato in tutte le sue sfumature. Bergarè, si propone infatti di racchiudere, in quattro giorni e con un programma fitto e dai molteplici protagonisti, tutto il mondo del bergamotto. Hanno sposato il progetto gli chef dei ristoranti stellati calabresi sempre particolarmente attenti alla valorizzazione e al recupero dell’identità territoriale nei loro piatti.
I NOSTRI APPROFONDIMENTI: Stai leggendo un contenuto premium creato grazie al sostegno dei nostri abbonati. Scopri anche tu come sostenerci.
Nell’aria di Reggio il frutto è più verde, più amaro, più “bucciato”, con note cosiddette “di testa”. Nella zona della jonica centrale, dall’aeroporto a salire per una quarantina di chilometri, il frutto presenta note olfattive più mature, fruttate e fiorite, e il colore è di un verde meno intenso. La costa jonica orientale presenta all’olfatto qualità più fiorite, meno aggressive, ma con un olio essenziale molto più corposo.
A Lungro, nella diocesi cattolica di rito bizantino degli italo-albanesi, l’essenza del Bergamotto di Reggio Calabria rientra nella composizione dell’olio della cresima chiamato myron.
Non perdere i nostri aggiornamenti, segui il nostro canale Telegram: VAI AL CANALE
A descrivere la scelta dell’Eparchia è Elia Hagi, protopapa di Vaccarizzo Albanese, esperto in filosofia e comunicazioni sociali: «Alcuni spunti per una teologia del profumo partono dal Vangelo, il quale ci mostra la sorella di Lazzaro, Maria, intenta a ungere con l’unguento profumato, il myron, tra l’altro molto costoso, in segno di speciale accoglienza, i piedi santi e immacolati del Signore. Il buon odore del myron simboleggia, nella diversità di essenze richieste dalla ricetta originale, la molteplicità dei doni dello Spirito Santo».
«Il profumo – aggiunge il protopapa – è per i cristiani segno della presenza di Dio in mezzo agli uomini. Nella liturgia troviamo varie espressioni che indicano questa presenza: profumo della vita, profumo dell’immortalità, profumo dell’incorruttibilità, della vita eterna».
PER APPROFONDIRE: Al Castello si celebra il re degli agrumi di Reggio Calabria: il bergamotto
«La chiave per la comprensione del misterioso significato di questo avvenimento evangelico sta nelle parole di Gesù. L’unzione di Betania fu il preannuncio della morte e della sepoltura di Cristo. Giovanni lo completava con l’annuncio che il profumo della risurrezione avrebbe vinto la morte e si sarebbe diffuso su tutta la terra» spiega Hagi.
«Le espressioni di San Paolo sul “buon odore di Cristo” offrirono ai cristiani uno degli spunti più stimolanti per l’elaborazione della dottrina teologica sul profumo. Egli dice: “Siano rese grazie a Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo fra quelli che si salvano e fra quelli che si perdono; per gli uni odore di morte per la morte, per gli altri odore di vita per la vita”» conclude.













