Avvenire di Calabria

Padre Pasquale Triulcio denuncia il crollo dell'unico asse di comunicazione tra Melia e la zona costiera della provincia

Frana la strada provinciale Scilla-Melia, la denuncia del parroco

L'auspicio è che si possa porre un immediato rimedio, per evitare che l'area pre aspromontana rimanga totalmente isolata

di Pasquale Triulcio *

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Frana la strada provinciale Scilla-Melia, la denuncia del parroco.

Frana la strada provinciale Scilla-Melia, la denuncia del parroco

Venerdì 10 dicembre è stata “cancellata” parte della strada provinciale Scilla – Melia. Si è sfiorato il dramma perché quella tratta è percorsa quotidianamente da autobus ed automobili con a bordo, tra gli altri, i laboriosi abitanti di una comunità, quella di Melia, che rischia di rimanere ulteriormente isolata. Anche chi scrive, per poco, non è stato coinvolto. Infatti, tanti sono coloro – me compreso – che tra Melia e Scilla, anche più volte al giorno, percorrevano quella strada.

Spesso in questi undici anni di parrocato, ho incrociato ambulanze con ammalati a bordo, insegnanti delle nostre scuole, carabinieri, camionisti, operai, portalettere e tanti appassionati di ciclismo con il viso solcato dal sudore ma con il capo spesso rivolto ad ammirare le ampie fronde degli alberi che offrivano riparo dalla calura estiva. Ho incontrato uomini e donne, camminare da soli immersi nel silenzio o in gruppo, nella gioia di chi condivide – mentre cammina – un sorriso e un pensiero. Spesso mi sono fermato e ho camminato con gli scout grandi e piccoli, indicando loro piazza San Gaetano e la chiesa parrocchiale, loro meta per il pernottamento e la Messa.

E non sono mancati su quella strada incontri con pellegrini, su tutti, quello con un giovane proveniente dalla Spagna… Egli stava percorrendo Il “Cammino di Sant’Antonio da Padova”in occasione degli 800 anni del viaggio intrapreso dal Santo, da Milazzo ad Assisi, per partecipare al Capitolo generale dei Frati. Sì una strada percorsa da più di un santo: come Gaetano Catanoso o il Venerabile Giovanni Ferro, e da tante suore, sacerdoti e vescovi di onorata memoria come mons. Santo Bergamo già arciprete di Scilla. Tante storie, tanti volti.


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Ringraziamo il Signore, la Santa Vergine (nel giorno dedicato a Loreto), il nostro patrono Gaetano Thiene per la protezione accordataci. Grazie alla prontezza di alcuni operai di Melia: nessun ferito e soprattutto nessuna vittima. Gli interrogativi comunque in queste ore sono tanti, così i dubbi e, soprattutto le paure. Già “le paure”. Ne vivo e ne registro, tra la nostra gente, tante. Su tutte però: quella dell’isolamento. Questa, credo sia “la madre” di ogni paura, come se non bastasse il perdurare della pandemia. È dall’isolamento infatti che solitamente traggono linfa: chiusura, malaffare, scoraggiamento, vittimismo, abbandono.In tutto ciò, i segni di speranza non mancano, a livello religioso, sociale e politico.

La comunità sta reagendo, come aveva fatto alcuni mesi fa quando le piogge hanno danneggiato anche l’ultimo tratto di strada che porta alle Grotte di Tremusa. Come Melia aveva fatto in passato, ad esempio dopo i terremoti o il terribile passaggio dei nazisti in ritirata durante l’ultima guerra mondiale. Melia sta reagendo attorno alla sua parrocchia, alla sua scuola, alle sue piccole ma vivaci attività produttive. Melia reagisce fiduciosa nell’operato delle Istituzioni che in modo sinergico si stanno adoperando per far fronte all’ennesima emergenza che riguarda le nostre strade. Probabilmente in questi giorni si individueranno le cause, che forse risulteranno essere sempre le stesse, ataviche, ovunque, dalla costa Tirrenica alla Ionica, che stanno provocando la distruzione di parte della nostra bella terra: su tutte il dissesto idrogeologico e gli incendi.


PER APPROFONDIRE: Dagli incendi estivi al ciclone mediterraneo, ecco cosa rischia la Calabria


Di recente ho relazionato ad un convegno sulla straordinaria figura di Umberto Zanotti Bianco. Egli nello scritto “Aspromonte” (1927) fa un resoconto di un'escursione al Montalto, la più alta cima dell'Aspromonte, in compagnia dell'amico pittore Teodoro Brenson (1893-1959). Dopo lo stupore per la bellezza del paesaggio, l'autore, noto archeologo, non osserva tracce delle varie civiltà che hanno vissuto nei luoghi sottostanti (Greci, Romani, Armeni, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi): «Tutto ciò che altrove forma la vivente tradizione d'una terra, il retaggio d'arte e di bellezza dei padri, la silenziosa educatrice della sensibilità nazionale, qui è stato distrutto se non dalla violenza degli uomini, dalla furia apocalittica degli elementi che con persistenti attacchi hanno di secolo in secolo raso al suolo quanto nelle epoche precedenti s'era salvato. Tutto ciò che non è stato affidato esclusivamente alla vita dello spirito, penetrato nel profondo delle esperienze umane, qui è naufragato nel silenzio e nell'oblio». (Umberto Zanotti Bianco, Tra la perduta gente, Soveria Mannelli: Rubbettino, p. 106). Speriamo, non sia così per noi, non “naufraghino nel silenzio e nell’oblio”, la nostra Calabria con la sua “gente”.


* Parroco di “San Gaetano Thiene” in Melia

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