Francesco: «Sparlare di qualcuno è come gettare una bomba»

“L’abitudine di parlare male degli altri porta alle guerre: nel quartiere, nel posto di lavoro, nella scuola. Se pensi che qualcuno faccia qualcosa di cattivo, diglielo apertamente, non dietro alla schiena. Il chiacchiericcio non risolve nulla e ti porta alla guerra”. Sono le riflessioni di papa Francesco nell’omelia della Messa celebrata al Labaro, periferia Est di Roma. Nella parrocchia di San Crispino, il Papa ha esortato i fedeli a chiedersi: “Come io mi comporto con la gente? Come è il mio cuore con la gente? Sono un’ipocrita?”.

“Prima di sparlare degli altri prendi uno specchio e guardati, ti vergognerai dei tuoi difetti e penserai meno a quelli degli altri”, ha suggerito ancora papa Bergoglio che ai parrocchiani del Labaro ha offerto anche due suggerimenti pratici: “Sparlare – ha spiegato – è un’abitudine che il diavolo mette in noi, contro la quale però abbiamo due medicine. La prima è la preghiera. Se ti viene di spellare un altro allora prega per lui. La seconda è ugualmente pratica: se ti senti di dire contro qualcuno morditi la lingua. Così si gonfia e non potrai parlare. Mi raccomando, tutti i giorni controllate la dentiera perché sia pronta a fare la seconda medicina”. “Sparlare – ha poi concluso – è l’inizio di tante inimicizie”.

“C’è un grande desiderio nei parrocchiani di incontrare il Papa”, aveva detto alla vigilia della visita don Luciano Cacciamani, parroco da poco più di due anni di San Crispino da Viterbo. E nei volti delle persone che hanno riempito la chiesa, si è letta chiaramente la gioia di averlo potuto fare. Una comunità questa, secondo la descrizione del parroco a Francesco, piccola e vivace, semplice e generosa, in cui operano diverse realtà, movimenti e gruppi ecclesiali in particolare il Cammino Neocatecumenale, presente qui da 35 anni, e la Comunità di Sant’Egidio.
Poco prima di presiedere la celebrazione eucaristica, Francesco aveva salutato i sacerdoti della comunità e aveva confessato alcuni fedeli. Prima ancora aveva incontrato i bambini della parrocchia, i genitori dei piccoli battezzati di recente, i ragazzi del dopo cresima, i poveri e in particolare i senza dimora che in questo quartiere romano di periferia sono molti e, infine, i malati e i disabili.

Sono le 17 e 20 circa quando il Papa, indossati i paramenti liturgici, si avvia in processione per fare ingresso nella chiesa. Celebrano con lui la Messa, il cardinale Angelo De Donatis, vicario generale della diocesi di Roma, mons. Guerino Di Tora, vescovo ausiliare per il Settore Nord, don Cacciamani e il il vice parroco don Andrea Lamonaca.

È ormai sera quando papa Francesco, dopo le tante strette di mano e i saluti alle singole persone presenti in chiesa, esce e sul sagrato al microfono si congeda dalla comunità: “Grazie per la vostra accoglienza”, dice, “vi auguro una buona Quaresima”. E raccomanda in questo tempo soprattutto la preghiera per la Chiesa e per lui. Infine ancora un momento di condivisione semplice e profonda nell’invito a invocare insieme la Madonna con la recita dell’Ave Maria. Mentre la sua automobile lascia la parrocchia per far rientro in Vaticano, gli occhi di molti rivelano la commozione e la gioia vissuta per la presenza di Francesco tra loro.

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