Avvenire di Calabria

L'Aspromonte rientra nella categoria "speciale" dei parchi naturali sostenuti dall'Unesco

Geoparco Unesco, Bombino: «Vi racconto come abbiamo ottenuto questo risultato»

Ente Parco, il presidente dell'epoca svela gli aneddoti rispetto alla proposta progettuale: «Eravamo davvero in pochi a crederci»

di Stefania Laganà

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Il 22 aprile scorso l’Unesco ha ufficializzato l’ingresso del Parco Nazionale dell’Aspromonte nella Rete Mondiale Global Geopark Unesco. Il procedimento per questo prestigioso riconoscimento è nato nel 2017, ma in molti credevano che non fosse percorribile. Abbiamo intervistato Giuseppe Bombino, docente di Agraria e presentatore della candidatura in qualità di presidente del Parco Nazionale dell'Aspromonte dell'epoca.

Come è partito tutto?

Da pellegrino, escursionista e ricercatore, ho sempre ritenuto che la Natura dell’Aspromonte e, più in particolare, la sua geologia, dovessero essere intese come una profezia. L’Aspromonte è molto di più di un territorio montuoso: è un’idea svincolata da confini stabili. È una materia liquida e terranea, uno sforzo immateriale capace di divenire antropologia, cultura, filosofia, ambiente, sostanza minerale e vegetale. Insomma, l’idea del Geoparco, in realtà, non è stata pensata come se dovesse essere contenuta in un perimetro fisico, amministrativo, ma libera, aperta. Infatti, se ci pensiamo, sulla evoluzione geodinamica di questo massiccio si è intestata, nei millenni, la vicenda umana e culturale dei popoli del Mediterraneo, da cui si è formato il processo di definizione e costruzione di un paesaggio naturale e culturale pressoché unico. La candidatura dell’Aspromonte fu avanzata nel 2017 di fronte al Presidente della Rete Mondiale dei Geoparchi, il greco Nikolas Zouros ed al Coordinatore Nazionale Aniello Aloia, con una relazione che evidenziava la singolare genesi e la straordinaria geodiversità del Massiccio. Eravamo in pochi a crederci. Ma è stato proprio da quella prima audace relazione, rigorosa nei suoi contenuti scientifici, che è cominciato questo avvincente cammino.

Ci può raccontare il percorso che ha dovuto compiere per sostenere la candidatura?

Dopo l’accettazione della candidatura cominciammo subito a lavorare alla relazione scientifica. Il Dossier è stato complesso, articolato, esigente, per certi versi “doloroso”, perché concepito e prodotto in meno di un anno. Fu proprio questo uno dei problemi che dovette affrontare la commissione, in prima valutazione. Paradossalmente eravamo stati troppo bravi: nessuno aveva mai prodotto un Dossier completo e a distanza di un così breve tempo dall’accettazione della candidatura. Eppure, tutti gli altri ci dicevano che l’Aspromonte non si capisce, è incompleto, disordinato. Ci dicevano che non vi erano gli elementi per entrare nella rete Global Geopark Unesco. Noi, invece, l’avevamo sentito respirare fin dentro la sua materia geologica. Eppure, questa Montagna s’era più volte dichiarata: controversa e combattuta, scavata e innalzata dalle epoche più remote, annunciava il manifesto di una geologia teatrale. Conquistata e strappata all’acqua, rigenerata e agitata dagli abissi, più volte sconvolta e scardinata dai terremoti, proclamava il suo stato d’eccezione. Sapevamo che l’Aspromonte non vuole regole! Ora è roccia, poi componimento fluido e organico, senza tregua, né equilibrio. Noi l’avevamo svelata quella grandezza geologica, dizionario della Natura. E vi avevamo letto la successione dei millenni intrappolati in quella liturgia minerale. Ci derisero, prima. Poi, però, anche la Scienza s’è alzata per applaudire. Ricordo quando presentammo il dossier della candidatura alla Conferenza Mondiale: decine di geositi censiti e caratterizzati, milioni di anni descritti con ordine, sequenze narrate con precisione, e quella saldatura all’Appennino che di Appennino, tuttavia, ha ben poco, su cui uomo e pietra, civiltà e cultura, eruditi e pastori hanno formato la trama e la tessitura dell’ultima Montagna al Centro del Mediterraneo. Signori, inchinatevi, ecco l’Aspromonte! La presenza delle felci preistoriche, la Woodwardia radicans e l’Osmunda regalis, poi, testimoniano l’intelligenza nativa di un Aspromonte capace di custodire l’ancestrale memoria della Natura sin dai primi istanti della creazione del mondo.

Secondo lei questo attestato di merito dell’UNESCO può contribuire anche allo sviluppo economico e sociale delle comunità coinvolte?

Il mio Grazie è rivolto a quanti, insieme a noi, ci hanno creduto: il compianto Sergio Tralongo, Sabrina Santagati e lo staff del Geoparco, i Geologi Rosolino Cirrincione, Gaetano Ortolano, Rocco Dominici e Serena Palermiti, le Guide Ufficiali del Parco Nazionale, le Associazioni del Territorio e tutti coloro che in questi anni, a vario titolo, hanno contribuito al raggiungimento di questo importante risultato. L’ingresso nella rete mondiale rappresenta una reale opportunità di sviluppo socio-economico per il territorio; adesso l’Aspromonte è un “sistema” dentro “infrastruttura” strategica e programmatica che, anche in vista della transizione ecologica, guarda alle aree protette come ambiti privilegiati per lo sviluppo desiderabili dei territori e per la creazione di una economia ecologica e umana. La comunità aspromontana, nelle sue espressioni più genuine, deve, adesso, accompagnare questo processo, nella consapevolezza che, nel “sistema”, oltre alla Natura e alla Biodiversità, vi sono altri attrattori da mettere a fattore comune: le “Bandiere Arancioni” conferite ai Borghi di Bova e Gerace, l’ottenimento della Carta Europea del Turismo Sostenibile, le filiere dei prodotti identitari, la Rete Sentieristica, la Ciclovia che collega i Parchi della Calabria, dall’Aspromonte al Pollino. Ora che è stato riconosciuto l’interesse planetario dell’Aspromonte, la popolazione, il settore imprenditoriale e commerciale, le istituzioni e gli enti, devono pensare in modalità Global Geopark UNESCO, per costruire un processo di identificazione, di progresso e di sviluppo consapevole.

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