Avvenire di Calabria

Il 12 maggio in tutto il mondo le celebrazioni, anche Reggio Calabria partecipa con una serie di iniziative

Giornata dell’Infermiere, fragilità e speranze tra i reparti del Gom

Siamo andati a conoscere più da vicino la realtà ospedaliera reggina e gli operatori sanitari che in essa vi lavorano quotidianamente

di Francesco Chindemi

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«Non c’è migliore testimonianza del vostro vissuto». Le parole pronunciate dall’arcivescovo metropolita di Reggio Calabria - Bova, in occasione della Giornata del malato, lo scorso febbraio, sintetizzano al meglio il valore prezioso dell’opera svolta dagli infermieri, insieme agli altri sanitari, nelle corsie e tra i reparti del Grande ospedale metropolitano di Reggio Calabria, volta a regalare cure e speranza a chi si affida a loro.

Giornata dell'infermiere, tra le corsie del Gom a regalare sorrisi e speranza

La ricorrenza della Giornata internazionale dell’infermiere che si celebra domani (giovedì 12 maggio) diventa, per noi, occasione per conoscere più da vicino questa bella realtà (vai al link per vedere il video).


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Un corollario di umanità e amore è quello che abbiamo incontrato durante l’intero giorno vissuto al fianco degli infermieri del Gom. Tante le storie personali incontrate, diverse l’una dall’altra, ma accomunate da un’unica grande vocazione: la cura del prossimo e l’attenzione verso i suoi bisogni primari, ma anche il rapporto con le famiglie dei malati, non sempre facile. Doti speciali, a supporto delle quali c’è grande professionalità. Negli anni, infatti, la professione si è sempre più specializzata divenendo ancora più fondamentale all’interno degli ospedali. «Rispetto ai medici, sono proprio gli infermieri a trascorrere la maggior parte del tempo accanto ai pazienti», ci racconta non a caso Mario Cucinotta, caposala del reparto di Chirurgia d’urgenza che è anche docente universitario e formatore di coloro che si avvicinano a questa professione. Non un lavoro come un altro, ma che oltre alla preparazione tecnica e specialistica al giorno d’oggi raggiunta, necessità di tanta empatia e sensibilità.

«Nel rapporto sanitari-degenti, essere ammalati significa non solo stare dall’altra parte, ma essere capiti e compresi», aggiunge Maria Concetta Borgese, caposala di Radioterapia e segretaria dell’Ordine degli infermieri di Reggio Calabria. La sua, come le tante altre raccolte in questo nostro giro tra le sofferenze, le fragilità e le speranze che si vivono nei reparti, è una vera testimonianza di fede: «In quello che facciamo, nel malato che ci chiede aiuto, c’è la presenza del Signore e noi siamo promotori dell’aiuto verso il prossimo perché la nostra è una vera e propria missione», dice. Il periodo più critico della pandemia ha messo a dura prova la tenuta stessa di chi ogni giorno offre il suo servizio ai pazienti, «bisognosi non solo di cure mediche, ma anche di un sorriso o uno sguardo rassicurante che, come diceva don Orione, rappresentano un’ottima medicina. Cosa che abbiamo cercato sempre di fare», è la testimonianza di Domenico Cara, infermiere di Terapia intensiva Covid.

Ogni giorno è la giornata dell'infermiere

La cappellania dell’ospedale, retta da don Stefano Iacopino che è anche direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale della Salute è un importante punto di riferimento per questa umanità che si confronta ogni giorno con il dolore della gente e con le proprie fragilità. La cappella situata al terzo piano della torre “M” del presidio Riuniti, diventa per molti “rifugio” non solo per pregare, ma anche per ricaricarsi in spirito.


PER APPROFONDIRE: I vescovi calabresi promuovono l’incontro regionale di Pastorale della Salute


In molti, tra medici, infermieri e volontari in questi anni si sono avvicinati, non solo tra i credenti. Soprattutto per l’ulteriore supporto che offre all’intera comunità ospedaliera: ai malati in particolare, ai loro familiari, ma anche agli stessi operatori. «Il supporto spirituale è utile sia a noi che ai nostri pazienti. Per molti di loro - assicura Lorenzo Malaspina, coordinatore infermieristico di Pneumologia Covid - ha rappresentato una svolta nell’affrontare il percorso della patologia. Belle cose che ci rendono ulteriormente orgogliosi di quanto facciamo».

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