Giornata Internazionale della Pace, ad Arghillà la staffetta dei bambini

Giornata Internazionale della Pace Arghillà

Ai Overview: Nel quartiere di Arghillà Nord si è svolta la “Children’s Peace Relay”, una staffetta organizzata per celebrare la Giornata Internazionale della Pace 2026. L’iniziativa ha coinvolto direttamente i bambini del territorio, che si sono passati una fiaccola attraversando i diversi comparti abitativi. Durante il tragitto, diverse associazioni, cooperative e volontari hanno animato le tappe con laboratori dedicati all’espressione emotiva, al teatro di strada, all’educazione ambientale e al senso di comunità. L’evento, sostenuto da istituzioni locali e internazionali, ha offerto un momento di aggregazione e cittadinanza attiva per le famiglie, concludendosi con un incontro pubblico alla presenza dei rappresentanti dell’amministrazione comunale.

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La partenza della staffetta e i soggetti promotori

Una fiaccola che passa di mano in mano, da bambino a bambino, da famiglia a famiglia, da un comparto all’altro. È questa l’immagine simbolo di “Comparti di Pace ad Arghillà”, la Children’s Peace Relay realizzata in occasione dell’International Day of Peace 2026, la Giornata Internazionale della Pace istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nel 1981. Ad Arghillà Nord la pace è diventata un percorso concreto, fatto di incontri, giochi, laboratori, relazioni e piccoli gesti quotidiani. Un’iniziativa promossa con il patrocinio di UNICRI – United Nations Interregional Crime and Justice Research Institute, di ONU Italia e della Città di Reggio Calabria, nell’ambito del progetto RSC del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Protagonisti della giornata sono stati soprattutto i bambini, insieme alle famiglie, agli educatori, agli operatori, alle associazioni, ai volontari e ai rappresentanti delle Istituzioni. La fiaccola, scelta come simbolo di luce e partecipazione, ha accompagnato l’intero itinerario. A ogni tappa è stata affidata a nuovi bambini e accompagnatori, diventando il filo conduttore di un’esperienza capace di mettere in relazione luoghi e persone differenti.

I laboratori su relazioni, emozioni e teatro sociale

Nel comparto 6, i volontari di Medici del Mondo hanno proposto un laboratorio dedicato al rapporto tra pace, salute, salute mentale e relazioni. Attraverso giochi e attività, bambini e ragazzi sono stati accompagnati a riconoscere, esprimere e condividere emozioni e sentimenti. Il benessere personale e relazionale è stato messo al centro come elemento fondamentale per costruire comunità più attente, inclusive e capaci di prendersi cura delle persone. La seconda tappa, nel comparto 3, è stata coordinata dall’associazione Urbana, con il laboratorio teatrale di strada “Oltre il muro”. Corpo, movimento e gioco teatrale hanno permesso ai partecipanti di rappresentare e trasformare simbolicamente situazioni di conflitto, esclusione e disuguaglianza, cercando insieme nuove immagini e possibilità di pace. Un’esperienza che ha messo al centro cooperazione, uguaglianza, inclusione e rispetto reciproco, aiutando bambini e ragazzi a riconoscersi come protagonisti nella costruzione di relazioni più aperte e solidali.

Le attività sul senso di cura e sull’ambiente

Nel comparto 2, gli educatori della Cooperativa Sinergie, nell’ambito del progetto Rom, Sinti e Caminanti, coordinatori anche dell’intero percorso promosso, hanno accompagnato i partecipanti in un’attività semplice ma fortemente simbolica. Ogni ragazzo ha piantato un seme, associandolo a una parola scelta tra rispetto, ascolto, cura, amicizia, solidarietà e futuro. I vasi sono stati poi affidati simbolicamente alle famiglie del comparto, chiamate a prendersene cura. Il seme diventa così metafora della pace: qualcosa che non nasce automaticamente, ma che ha bisogno di tempo, attenzione e cura per poter crescere. La staffetta ha quindi raggiunto il comparto 5, dove volontari e operatori del progetto F.A.T.A., coordinato dal Consorzio Ecolandia, insieme al CSI Reggio Calabria e ai ragazzi della Polisportiva Arghillà a Colori, hanno proposto un’attività dedicata all’ambiente e al gioco di squadra. I partecipanti, divisi in piccoli gruppi, hanno raccolto plastica, carta, vetro e lattine presenti negli spazi del comparto. Per trasportare sacchi e materiali hanno formato una vera e propria catena umana, passando gli oggetti di mano in mano. Un gesto semplice che ha assunto un significato più ampio: per raggiungere un obiettivo comune è necessario collaborare, fidarsi degli altri e fare squadra. Anche la cura dello spazio è diventata una metafora della costruzione della pace: prendersi cura dei luoghi significa prendersi cura della comunità e delle relazioni che la compongono. Tappa dopo tappa, la fiaccola ha continuato il suo viaggio attraverso Arghillà.

L’incontro conclusivo e l’intervento delle Istituzioni

Da mano a mano, da comparto a comparto, il percorso ha reso visibile un legame: quello tra bambini, famiglie, operatori e luoghi diversi di uno stesso territorio. In un quartiere fragile e complesso, attraversato da fenomeni di marginalità, abbandono e devianza, l’iniziativa ha rappresentato soprattutto un’occasione di incontro e partecipazione, mettendo al centro le risorse della comunità e la possibilità di costruire relazioni positive a partire dai più piccoli. La giornata si è conclusa con un momento collettivo e con il saluto ai bambini dell’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Reggio Calabria, Avv. Lucia Fio. Nel suo intervento, l’Assessora ha rivolto ai giovani del territorio l’invito a incontrarsi, a mettersi in gioco e a diventare protagonisti del cambiamento, assumendo anche un ruolo di riferimento per i bambini più piccoli. Così, alla fine del percorso, tutte le fiaccole, tutti i gesti e tutti i valori incontrati nei diversi comparti si sono ricomposti in un’unica esperienza condivisa. Quello che era iniziato come un semplice gesto , una fiaccola affidata alle mani di un bambino, è diventato il simbolo di una comunità che si incontra, si riconosce e prova a camminare nella stessa direzione. Perché ad Arghillà, almeno per un pomeriggio, la pace non è stata soltanto una parola da celebrare.

È stata un gesto dopo l’altro,una mano dopo l’altra, un passo dopo l’altro.

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