Ai Overview: L’articolo analizza le dinamiche sociali e demografiche contemporanee in occasione della Giornata Internazionale dell’Amicizia. I dati delineano uno scenario caratterizzato dall’aumento dei nuclei familiari unipersonali, che hanno superato le coppie con figli, e da un crescente tasso di isolamento, sia tra gli anziani che tra i più giovani. Il testo evidenzia l’incremento preoccupante dei casi di ritiro sociale (hikikomori) tra i ragazzi e riflette sul ricorso sempre più frequente ai chatbot guidati dall’intelligenza artificiale per sopperire alla mancanza di relazioni interpersonali. In questo contesto, vengono riportati i moniti e gli insegnamenti della Chiesa, dal magistero di Papa Francesco e Leone XIV fino alle radici bibliche, che richiamano l’importanza di costruire reti sociali autentiche e una cultura dell’incontro fondata sull’amicizia.
L’impatto demografico e il fenomeno dell’isolamento giovanile
Il 37,1% delle famiglie italiane è composto da una persona sola, vent’anni fa erano un quarto. Oggi si celebra la Giornata Internazionale dell’Amicizia proclamata dall’Onu nel 2011, arriva nel mezzo di quella che istituzioni e sociologi chiamano ormai un’epidemia di solitudine, una fotografia verissima, anche perché i dati Istat del 2025 registrano uno spartiacque: nel 2022, per la prima volta nella storia del Paese, i nuclei unipersonali hanno superato le coppie con figli. Inoltre, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, il 14% degli anziani dichiara di non aver avuto contatti con nessuno nella settimana precedente. Il paradosso è che a soffrire di più sono i giovani, tra i 18 e i 25 anni la quota di chi si sente solo è quasi quadruplicata dopo la pandemia, si pensi che l’Italia conta circa 200mila ragazzi in ritiro sociale estremo, i cosiddetti hikikomori: la stima, presentata a febbraio al Ministero dell’Istruzione dallo psicologo Marco Crepaldi, supera di gran lunga i 50-60.000 casi registrati tra gli studenti. Il fenomeno cresce nel 2026, con una diffusione trasversale anche tra le ragazze nella fascia 13-15 anni.
Il ricorso ai chatbot e i rischi etici dell’intelligenza artificiale
A riempire il vuoto si candida l’intelligenza artificiale: secondo Telefono Azzurro e Ipsos, infatti, nel 2025 il 35% dei ragazzi tra i 12 e i 18 anni ha utilizzato chatbot tra le attività online più frequenti. Leone XIV, nel Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026, ha avvertito tutti: i sistemi di IA, simulando «voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilità, empatia e amicizia», invadono «il livello più profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane», chiarendo che: «Senza l’accoglienza dell’alterità non può esserci né relazione né amicizia».
Il magistero della Chiesa sull’amicizia sociale e la pace
La Chiesa ha una lunga familiarità con il tema, del resto Papa Francesco vi ha dedicato l’enciclica Fratelli tutti, costruita attorno all’idea di «amicizia sociale» come forza che investe la politica e il bene comune, ma l’ispirazione veniva da san Francesco e dal suo incontro con il sultano Malik al-Kamil nel 1219: un gesto di amicizia oltre ogni barriera. Proprio in questo 2026, anno dell’ottavo centenario della morte del Poverello, siamo chiamati a ripartire da quel gesto che parla ancora al nostro mondo frammentato fra mille conflitti. Leone XIV lo ha raccolto nel Messaggio per la Pace, riprendendo sant’Agostino e il suo invito a «intrecciare un’indissolubile amicizia con la pace»: durante la veglia dell’11 aprile ha chiesto di convertirsi «a un Regno di pace che si edifica giorno per giorno, nelle case, nelle scuole, nei quartieri, nelle comunità civili e religiose, rubando terreno alla polemica e alla rassegnazione con l’amicizia e la cultura dell’incontro».
Le radici bibliche e teologiche della cultura dell’incontro
Già la Bibbia trattava l’amicizia come questione seria, il Siracide la chiama un tesoro (Sir 6,14). Nel Vangelo di Giovanni è Gesù stesso a ridefinire il rapporto con i discepoli: «Non vi chiamo più servi, ma vi ho chiamato amici» (Gv 15,15), così nella tradizione cristiana l’amicizia non è mai stata un sentimento minore: Aelredo di Rievaulx ne faceva una via verso Dio, Tommaso d’Aquino una forma della carità.












