Giornata internazionale per la parità di retribuzione, il divario salariale e le parole di Papa Leone

Portafoglio

Ai Overview: In occasione della Giornata internazionale per la parità di retribuzione, che si celebra il 18 settembre di ogni anno su iniziativa dell’Onu, il tema del divario salariale tra uomini e donne torna al centro del dibattito lavorativo e sociale. Nonostante i chiari principi sanciti dall’articolo 37 della Costituzione italiana sull’uguaglianza dei diritti e delle retribuzioni, le statistiche evidenziano ancora una disparità significativa: le donne percepiscono in media il 20% in meno su base annua rispetto ai colleghi maschi. Questa situazione è determinata da molteplici fattori strutturali, tra cui il peso del lavoro di cura non retribuito e l’alta incidenza del part-time involontario. Per tentare di arginare il fenomeno, l’Unione Europea ha varato una specifica direttiva, recepita anche in Italia, volta a imporre regole stringenti sulla trasparenza nei processi di selezione del personale e all’interno delle aziende. Una riflessione che si unisce alle indicazioni della dottrina sociale della Chiesa, la quale richiama l’urgenza di tradurre il principio di uguaglianza in azioni legislative e sociali concrete, a tutela della dignità della persona.

Seguici su WhatsApp

La ricorrenza internazionale

Anche quest’anno è arrivato il 18 settembre, momento in cui viene celebrata la Giornata internazionale per la parità di retribuzione, istituita dall’Assemblea generale dell’Onu con la risoluzione 74/142 del dicembre 2019, come momento di riflessione e confronto sulla necessità di colmare il divario retributivo di genere, soprattutto con riferimento allo svolgimento di attività lavorative di pari valore.

I principi costituzionali

Per comprendere bene di cosa si parla, giova ricordare, in primo luogo, che è proprio la Costituzione italiana, all’articolo 37 per l’esattezza, a fissare importanti principi, quali l’uguaglianza dei diritti tra uomo e donna e, a parità di lavoro, la parità di retribuzione a parità di lavoro, che si accompagni ad altri valori quali la non discriminazione e le pari opportunità, tanto nell’accesso al lavoro quanto nella carriera, tanto nell’accesso ai più alti livelli formativi quanto all’orientamento, tanto nelle condizioni di lavoro quanto nell’affiliazione alle organizzazioni sindacali. Il tema, ormai, e entrato a pieno titolo nel dibattuto culturale accanto a quello del salario giusto, che resta ancorato al trattamento economico complessivo previsto dai principali contratti collettivi.

Le cause del divario

Le donne guadagnano in media circa il 20% in meno rispetto agli uomini, soprattutto a causa di fattori strutturali, come la concentrazione delle donne in settori meno retribuiti, il lavoro di cura non retribuito e il ricorso frequente al lavoro part-time cosiddetto involontario dovuto alla difficile conciliazione tra lavoro ed esigenze familiari. La differenza salariale oraria lorda tra gli uomini e le donne, in Italia, è pari al 5,6% ma sale oltre il 20% se si considerano le retribuzioni annuali complessive. Ma può dirsi davvero giusta una retribuzione che cambia in base al sesso?

Le nuove norme europee

L’Unione Europea ha introdotto una direttiva sulla trasparenza salariale, recepita dall’Italia, che ha l’obiettivo di obbligare le aziende a garantire maggiore chiarezza nei livelli retributivi e ad attivarsi per ridurre le differenze di retribuzione superiori al 5%. Le novità più importanti riguardano, per un verso, la chiarezza negli annunci di lavoro con l’obbligo di indicare all’interno degli stessi la retribuzione iniziale o una fascia retributiva, per altro verso, il divieto di chiedere ai candidati quanto guadagnano o guadagnavano nel precedente impiego, sino alla possibilità, per chi già è assunto, di chiedere di conoscere le retribuzioni medie, distinte per sesso, dei colleghi che svolgono lo stesso lavoro o un lavoro di pari valore.

La dottrina sociale

Nell’enciclica Magnifica Humanitas papa Leone XIV si è espresso ampiamente sul rapporto tra il lavoro, il giusto salario e la dignità, e, in particolare al numero 57, osserva che non basta «affermare a parole che uomini e donne hanno la stessa dignità e gli stessi diritti»: quell’uguaglianza deve tradursi in scelte concrete, nelle leggi, nell’accesso al lavoro, all’istruzione e alle responsabilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


Il periodo di verifica reCAPTCHA è scaduto. Ricaricare la pagina.

Articoli Correlati
Rubriche
Famiglia
Immagine in evidenza categoria Spazio Genitori

Spazio Genitori

di Gianni Trudu

Società
Immagine in evidenza categoria Dottrina sociale

Appunti di dottrina sociale

di Domenico Marino

Cultura
Immagine in evidenza Libro della settimana

Il libro della settimana

di Mimmo Nunnari

Storia
Immagine in evidenza categoria dagli Archivi

Dagli archivi

di Renato Laganà

tecnologia
Immagine in evidenza Human Prompt

Human Prompt

di Davide Imeneo

Articoli Correlati
Aula G
Integrazione studenti stranieri

Integrazione degli studenti stranieri: le misure del decreto scuola tra didattica e divieti

presentazione libro andrea gagliarducci

Intelligenza artificiale ed etica della laicità: la visione politica nell'ultimo libro di Gagliarducci

Adolescenti e intelligenza artificiale

Aurora, a 13 anni, aveva bisogno di parlare. E ha scelto di farlo con una macchina

Iscriviti alla Newsletter

Ricevi ogni giorno le notizie più importanti dalla Chiesa calabrese direttamente nella tua casella email