Le mani nella “pasta” del mondo

Al centro dell’incontro la cura, la sinodalità, la fraternità, le parole di oggi per sentirsi Chiesa viva

Fraternità. Collegialità. Corresponsabilità, umanità, libertà, coraggio e passione per la buona notizia. Sono solo alcune delle parole – le più belle – emerse e, soprattutto scambiate, tra i tantissimi presbiteri, assistenti di Azione Cattolica, provenienti anche dalla Calabria, che si sono dati appuntamento a Roma dal 16 al 19 gennaio per confrontarsi su un tema fondante: «Sulla barca della storia. Il ministero dell’Assistente come scuola di fraternità».

Un momento di confronto che fa sintesi di altre occasioni in cui gli assistenti centrali dell’Azione cattolica si sono incontrati nei territori per sentirsi sempre più casa che accoglie, famiglia che dialoga.


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È stato lo stesso arcivescovo di Cagliari e segretario generale della Cei, monsignor Giuseppe Baturi, a suggerire a tutti, durante la celebrazione eucaristica, di essere «occhi che sappiano guardare la speranza attraverso la testimonianza di una fraternità visibile e praticata».

Nei workshop tematici si è parlato molto di abiti, stoffe, asole e bottoni. Anche i sacerdoti devono farci i conti, domandandosi cosa racconta l’abito che ci si è cuciti addosso. È stata la conclusione.

L’assistente generale di Azione cattolica: «L’importanza dei gesti, prima di ogni cosa»

Dopo il vestito, però, ci sono anche le mani. È monsignor Gualtiero Sigismondi, assistente generale di Azione cattolica, a parlarne. I gesti delle mani sono più numerosi ed eloquenti dei termini di un vocabolario. «E le mani di un prete, le nostre, impregnate dal vescovo con il crisma il giorno dell’ordinazione, quale lingua parlano? Sono mani alzate, benedicenti, stese, giunte, aperte, oppure sono vuote, sporche, legate»? Sono mani benedicenti se fanno grondare il crisma su tutto ciò che lo sguardo accarezza, suggerisce monsignor Sigismondi durante l’omelia alla celebrazione eucaristica di giovedì 19.

«Sono mani aperte – ha detto – se sanno porgersi a chi le tende, con delicata tenerezza e mite fortezza. Al contrario, sono mani vuote non perché a sera, tirando a terra le barche, le reti non hanno preso nulla, ma perché all’alba non ci si è spinti al largo con i remi della meditazione e la vela dell’adorazione. Sono mani sporche se sono rimaste troppo a lungo incollate sulla tastiera di un tablet o di un cellulare, concedendo spazio alle connessioni e sottraendo tempo prezioso alle relazioni».


PER APPROFONDIRE: A Bagnara il primo presepe vivente dell’Azione Cattolica


Gli assistenti di Ac sono, dunque, chiamati – è l’invito del vescovo Sigismondi – «a salire a bordo sulla barca dell’associazione non per reggere il timone, bensì per aiutare i fedeli laici a mettere le mani nella pasta del mondo e non nei cassetti delle sacrestie».

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