Avvenire di Calabria

L'accademico e coordinatore della Commissione ''Giustizia e Pace'' è intervenuto all'incontro dell'Isesp

Gorassini: «L’impegno in politica è un dovere dei cattolici»

Federico Minniti

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Può esistere una fede intima, relegata al proprio «io», che si tiene a debita distanza dalla ricerca del Bene Comune? Parte da quì, l'incontro promosso dall'Istituto superiore europeo di Studi politici (Isesp), ieri - 27 novembre - a Palazzo Sarlo, sede del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienze (Digies) Umane dell'Università "Mediterranea" di Reggio Calabria che ha patrocinato l'iniziativa assieme alla Commissione diocesana "Pace e Giustizia". «La dimensione pubblica della fede» oltre a essere il pay-off del convegno, non solo esplicita le intenzioni, ma è il comune denominatore delle relazione ascoltate da un uditorio interessato e giunto in buon numero.

 
«Il Vangelo affida ai cristiani un ruolo importante nel consorzio civile: dare sapore alla Comunità», queste le parole d'esordio dell'avvocato Raffaele Cananzi, presidente dell'Isesp. L'introduzione è stata, poi, affidata a Massimiliano Ferrara, "padrone di casa", in quanto direttore del Dipartimento Digies. Ferrara, attraverso un rapido excursus, ha ripercorso le tappe dell'impegno dei cattolici in politica, partendo dalla «Rerum Novarum» sino a giungere all'attualissima «Laudato si'». Un viaggio per parole-chiave: giustizia, pace e ambiente che, secondo l'accademico reggino, rappresentano le direttrici per un nuovo interesse alla vita pubblica per «salvaguardare i valori di fronte al rischio del sovranismo e del "potere depotenziato"».
 
Spazio, quindi, alle due relazioni come da programma. Il primo a intervenire è stato il professor Daniele Cananzi della "Mediterranea", il quale - da promotore dell'iniziativa - ha rilanciato sui temi più impellenti. «Una fede è adulta, quando è consapevole e di che cosa? - e prosegue - Di fronte a una società che solo bisogno e non più desideri, qual è il posto nel mondo dei cattolici?». Interrogativi, tanti, quelli posti da Cananzi che giungono a acme di fronte «all'ateismo del mondo» di cui è responsabile chi «non riconosce la concretezza della fede».
 
Il professor Attilio Gorassini, secondo relatore, intervenuto per conto della Commissione diocesana "Pace e Giustizia", è partito da un articolo pubblicato molti anni fa su La Civiltà Cattolica. «Tu sei unico, nessuno ti sostituirà» è l'incipit di questa riflessione per evidenziare la necessità di riscoprire, ciascuno, la proprio vocazione. E se il proprio «posto nel mondo» è la politica, allora l'impegno è un dovere. «C'è chi ha questo carisma e non lo utilizza e chi, invece, pensa di averlo, ma è fuori luogo». 
 
La bussola per i cattolici in politica è solo una: la Dottrina sociale della Chiesa. Un documento, riferisce Gorassini, «troppo poco conosciuto». Un deficit di conoscenza che porta a ritenere i principi come negoziabili. «È impossibile bilanciare i valori», tuona il relatore. Se è vero che la politica è l'arte del compromesso, il cattolico non può e non deve cedere dinnanzi a ciò che non si può piegare alle logiche dell'opportunità (o dell'opportunismo).
 
Dopo questi spunti, l'iniziativa ha cambiato registro. Dai toni accademici si è passato a quelli "partecipativi", grazie agli interventi di Vincenzo Pizzonia (Rinascita Cattolica), Marco Schirripa (Pace e Giustizia) ed Emilia Serranò (Cis Calabria), i quali hanno evidenziato le tantissime contraddizioni che caratterizzano il territorio, ma anche la necessità di una rinnovata passione per le sorti di Reggio e della Calabria.

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