Herbert George Wells, biografia e profezie a 80 anni dalla morte

Herbert George Wells

Ai Overview: A ottant’anni dalla scomparsa di Herbert George Wells, avvenuta a Londra nel 1946, la figura e l’opera dell’autore britannico continuano a offrire spunti di indagine storica e letteraria. Il testo ripercorre la biografia dello scrittore, dalle umili origini fino ai grandi successi editoriali, ponendo l’accento sulle sue sorprendenti intuizioni tecnologiche: dalla prefigurazione dell’ordigno nucleare all’immaginazione di reti di sapere universale e dispositivi di comunicazione portatili. L’articolo esamina inoltre le profonde contraddizioni intellettuali che hanno caratterizzato la vita di Wells, spaziando dalle conversioni religiose al materialismo, fino alle posizioni contrastanti in materia di diritti umani ed eugenetica, per concludersi con l’amara disillusione documentata nei suoi ultimi scritti sulle sorti dell’umanità.

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L’addio e i primi successi letterari

Il 13 agosto 1946 Herbert George Wells moriva a Londra, nella sua casa di Regent’s Park, aveva 79 anni, il diabete lo consumava da tempo; le ceneri furono disperse nella Manica senza cerimonie. George Bernard Shaw, suo amico per oltre quarant’anni, scrisse sul New Statesman che «non si comportò mai come un gentiluomo, né come un commesso, né come un maestro di scuola, né come chiunque altro al mondo se non se stesso». Sono passati 80 anni da allora e Wells resta una figura che interroga o che quantomeno suscita curiosità. Figlio di un giardiniere e di una domestica, apprendista tessitore a quattordici anni, si fece strada a forza di borse di studio e di ostinazione; a ventinove anni pubblicò “La macchina del tempo”; a trentadue aveva già firmato L’isola del dottor Moreau, L’uomo invisibile e La guerra dei mondi; fu però un’opera meno celebre, The World Set Free (1914), a lasciare il segno: in quel romanzo Wells immaginò bombe atomiche sganciate da aeroplani su città inermi. Il fisico ungherese Leó Szilárd lo lesse nel 1932; qualche anno dopo, riconoscendogli il merito della profezia, scrisse: «Tutte le cose che Wells aveva predetto apparvero improvvisamente reali ai miei occhi». Fu Szilárd a concepire la reazione nucleare a catena e a convincere Einstein a scrivere a Roosevelt…la bomba di Hiroshima ha una genealogia anche letteraria.

Le intuizioni su rete informatica e comunicazione

Wells immaginò anche un “cervello mondiale”, un archivio universale del sapere accessibile a chiunque: anticipazione di Internet e, per certi versi, dell’intelligenza artificiale generativa. In Men Like Gods (1923) parlò di messaggi registrati in attesa del destinatario; in The Shape of Things to Come (1933) raccontò di dispositivi portatili di comunicazione istantanea.

Le contraddizioni di un intellettuale

Le contraddizioni, però, erano parte del personaggio, esattamente quanto le intuizioni: nel 1917, in piena guerra, pubblicò God the Invisible King, che presentò come «un libro religioso scritto da un credente», proclamando un Dio personale, finito, redentore dell’umanità. Pochi anni dopo ripudiò quel Dio come «nessun Dio» e tornò al materialismo. Il suo Outline of History (1920), una storia universale di impianto evoluzionistico, scatenò la replica furiosa di Hilaire Belloc e ispirò a Chesterton la scrittura de L’uomo eterno, il libro che C.S. Lewis indicò come decisivo per la propria conversione.

L’evoluzione del pensiero su diritti umani e scienza

Wells si spese per i diritti umani con The Rights of Man (1940), testo che influenzò la Dichiarazione universale del 1948, anche se per decenni aveva sostenuto l’eugenetica e la sterilizzazione coattiva, salvo poi prenderne le distanze alla fine della vita, quando la scienza che invocava ne aveva smentito le premesse.

Il pessimismo degli ultimi anni

Morì in un buio senza uscita, il suo ultimo scritto, Mind at the End of Its Tether (1945), 34 pagine dettate dalla disperazione, annunciava la fine della specie: «L’uomo deve salire ripidamente o scendere, e le probabilità sono tutte a favore della sua rovina. Se sale, l’adattamento richiesto è così grande che deve cessare di essere uomo. L’uomo comune è alla fine della sua corda».

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