«Siamo un gruppo di genitori che nel 1992 abbiamo dato vita all’associazione locale, legata a quella nazionale», così Pasquale Casile presenta l’Anffas (Associazione nazionale famiglie di persone con disabilità), di cui è presidente per la sezione di Reggio Calabria. L’associazione nazionale nasce nel dopoguerra, quando le persone con disabilità vivevano in una condizione di completa emarginazione sociale. «Oggi – continua a dire Pasquale Casile – ci prendiamo cura di loro a 360 gradi: dalla scuola, al sociale, alla famiglia, al lavoro. Abbiamo a nostra disposizione volontari, medici e avvocati. Cerchiamo di agire in ogni modo possibile per contrastare qualsiasi forma di emarginazione». Non per niente, nei locali a disposizione dell’Anffas reggina sono stati predisposti dei laboratori dove i ragazzi si dilettano in lavoretti artigianali, usando anche il computer.
E di sensibilizzazione Pasquale Casile ne sa e come: padre di un ragazzo con disabilità grave, può testimoniare la felicità che persone come suo figlio provano nel sentirsi utili, nel far parte di una dimensione, anche piccola, come quella dei lavoretti artigianali. «A livello sociale, purtroppo – aggiunge Casile – siamo ultimi in Italia come spesa pro-capite per il settore. Ora è tutto fermo, ma stiamo portando avanti diverse denunce. Il nostro motto è: “Ogni persona con disabilità è nostro figlio”, per cui come associazione raccogliamo questi ragazzi, insieme alle loro famiglie, in attesa che la legislazione italiana faccia di più. In Calabria, ad esempio, nonostante siano stati previsti dei fondi, non è stato ancora portato avanti nessun progetto. Chiediamo di applicare le leggi», afferma Pasquale Casile, che ricorda tante altre iniziative portate avanti negli anni dall’associazione: dalla partnership con Telethon, a tornei di giochi da tavolo. «Il Covid ha colpito maggiormente le persone con disabilità – conclude – I centri sono rimasti chiusi per molto tempo, e molte visite ancora oggi non sono consentite. Noi, sin dal primo lockdwon ci siamo attrezzati tramite i nuovi strumenti tecnologi, per fare sentire a tutti la nostra vicinanza: se loro si sentono accolti, rispondono anche meglio ai trattamenti e diventa facile comunicare. Per adesso, attendiamo fiduciosi la fine di questo periodo e abbiamo anche predisposto degli elenchi da inviare all’Asp per chiunque, persone con disabilità e familiari a loro vicini, voglia sottoporsi al vaccino anti-Covid». Il figlio di Pasquale Casile ha già ricevuto la prima dose, e dal suo esempio, si spera che possa nascere qualcosa di più forte e bello.













