Ai Overview: In occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Musolino, avvenuta il 24 settembre 1876, viene ripercorsa la storia del brigantaggio calabrese attraverso la conformazione del suo territorio. Tra l’Aspromonte e le Serre, i luoghi un tempo teatro di latitanza e conflitti tra milizie e fuggiaschi sono oggi collegati dal Sentiero del Brigante, un itinerario di 140 chilometri. Il tracciato permette di leggere le vicende storiche, dalla presenza di bande post-unitarie ai documenti d’archivio sulle mobilitazioni delle autorità, unendo la memoria locale alla morfologia dei boschi e degli insediamenti montani.
I luoghi del brigantaggio tra Aspromonte e Serre
Il 24 settembre 1876 nasceva a Santo Stefano d’Aspromonte Giuseppe Musolino, destinato a diventare uno dei briganti più celebri della storia italiana. La sua vicenda, sviluppatasi tra il 1889 e il 1901, ha alimentato libri, articoli, film e racconti popolari, contribuendo a costruire intorno alla sua figura una leggenda che ancora oggi resiste nella memoria calabrese. Ma per capire davvero la storia di Musolino bisogna seguire le strade e i boschi nei quali si è svolta. Tra Aspromonte e Serre esiste infatti una vera geografia del brigantaggio, fatta di montagne, sentieri, toponimi, documenti d’archivio e racconti tramandati nel tempo. Un territorio che per secoli è stato attraversato da ribelli, bande armate, eserciti e fuggitivi. A collegare molti di questi luoghi è oggi il Sentiero del Brigante, un itinerario di circa 140 chilometri che parte da Gambarie e arriva a Serra San Bruno o Stilo, attraversando il Parco Nazionale dell’Aspromonte e il territorio delle Serre. Il percorso segue in gran parte la linea di crinale e attraversa foreste, insediamenti rurali, antiche strutture e luoghi legati alla storia delle comunità montane.
L’Aspromonte di Musolino
Per Giuseppe Musolino, l’Aspromonte fu il territorio di riferimento. Nato a Santo Stefano d’Aspromonte, dopo l’evasione dal carcere di Gerace Marina, nel gennaio 1899, decise di rimanere in Calabria e di cercare vendetta nei confronti di coloro che riteneva responsabili della sua condanna. La sua fuga lo portò anche verso le Serre. Nel luglio del 1899 lasciò il rifugio aspromontano e si mise in viaggio verso Gerocarne, dove si era rifugiato Vincenzo Zoccali, uno dei suoi principali avversari. Dopo quattro giorni di cammino arrivò nel cuore delle Serre. Quello stesso paesaggio oggi può essere percorso seguendo itinerari naturalistici che raccontano la sua presenza.
A Gerocarne, dalla località Gagliolo, partono tre percorsi che entrano nel cuore delle Serre e attraversano gli altipiani tra Colaiello e Castania, il Bosco Morano, ricco di lecci e castagni, e Pietra delle Armi. Proprio il Bosco Morano è indicato come uno dei luoghi nei quali Musolino trovò rifugio, mentre alcune cavità della roccia a Pietra delle Armi sono legate alla sua permanenza. Sono luoghi che permettono di leggere la storia anche attraverso la conformazione del territorio. Boschi fitti, valloni e montagne rendevano queste aree difficili da controllare e offrivano rifugio a chi cercava di sottrarsi alle autorità.
Una storia che viene da lontano
Quella di Musolino, però, è soltanto una delle tante storie legate a queste montagne. Il brigantaggio in Calabria ha origini molto più antiche e nel corso dei secoli ha assunto forme diverse: dal brigantaggio comune a quello legato al sistema feudale, fino al brigantaggio politico e, dopo l’Unità d’Italia, al cosiddetto Grande Brigantaggio. Le montagne dell’Aspromonte e delle Serre, con i loro boschi e la loro morfologia, rappresentavano un ambiente favorevole per chi cercava vie di fuga e luoghi nei quali nascondersi. Tra i nomi ricordati dalle fonti c’è quello di Nino Martino, attivo in Aspromonte nel XVI secolo e diventato nel tempo una figura della memoria popolare. Più avanti, durante l’occupazione francese, nelle montagne tra Aspromonte e Serre si muoveva Francesco Moscato, detto Bizzarro. Nell’Ottocento furono invece numerose le bande legate al brigantaggio postunitario. Tra queste c’era la Banda Mittica, che accompagnò il generale spagnolo Borjès nel tentativo di restaurare il regno borbonico. Dopo l’assalto a Platì, il gruppo attraversò diversi territori calabresi, passando anche dallo Zomaro. Lo Zomaro conserva inoltre tracce che la tradizione collega a un’altra vicenda molto più antica, quella di Spartaco. Secondo le ricostruzioni riportate nella documentazione del Sentiero del Brigante, nell’area sono stati individuati resti interpretati come possibili strutture difensive legate alla battaglia tra i gladiatori di Spartaco e le legioni romane di Marco Licinio Crasso.
Fabrizia, Mongiana e la Ferdinandea
Seguendo il percorso verso le Serre si incontrano poi Fabrizia, Mongiana e la Ferdinandea, luoghi nei quali la storia del brigantaggio si intreccia con quella delle comunità montane e delle antiche attività produttive. Nel 1901, mentre Musolino era ormai braccato dalle forze dell’ordine, a Fabrizia venne arrestato Stefano De Lorenzo, uno dei suoi compagni di fuga. Fu sorpreso dai carabinieri mentre saliva verso monte Pecoraro con un sacco pieno di munizioni e una scure. Secondo la ricostruzione contenuta nel materiale del Sentiero del Brigante, potrebbe essere stato diretto verso Musolino per portargli rifornimenti. La Ferdinandea rappresenta invece uno dei punti più significativi del cammino. Il complesso, un tempo casa di caccia di Ferdinando II di Borbone e residenza delle alte maestranze delle Reali Ferriere, è anche il punto nel quale il sentiero si biforca verso Stilo e Serra San Bruno. Da qui la storia del brigantaggio conduce verso il versante ionico delle Serre, attraversando Bivongi, Pazzano e Stilo.
Dai racconti ai documenti
In questi territori non sono rimaste soltanto le storie tramandate dalla memoria popolare. Esistono anche documenti che restituiscono la dimensione concreta del fenomeno. Nel 1864 e nel 1865, gli atti della Prefettura di Reggio Calabria riportano avvistamenti di bande armate e scontri in diversi centri del territorio. La sottoprefettura di Gerace arrivò a coinvolgere nelle operazioni di controllo i comuni di Stilo, Bivongi, Pazzano, Camini, Monasterace, Riace, Stignano, Grotteria, Gioiosa, Martone, Mammola, Caulonia e altri centri, chiedendo di predisporre perlustrazioni contro eventuali bande di malviventi. È un passaggio importante perché restituisce al fenomeno anche il punto di vista delle comunità che lo vivevano: accanto alle figure diventate leggenda c’erano persone che avevano paura, autorità impegnate nella ricerca delle bande e territori nei quali la presenza dei briganti condizionava la vita quotidiana.
Il Sentiero del Brigante
È su questa storia che, alla fine degli anni Ottanta, il GEA (Gruppo Escursionisti d’Aspromonte) ha costruito il progetto del Sentiero del Brigante, recuperando fisicamente e culturalmente l’antica via di crinale tra Aspromonte e Serre. Il percorso, segnato con la caratteristica segnaletica rosso-bianco-rossa, è stato inserito nel 2017 nell’Atlante Digitale dei Cammini d’Italia. Il sentiero attraversa oggi gli stessi territori che per secoli hanno rappresentato vie di passaggio e rifugio. Si può percorrere a piedi, in mountain bike o a cavallo, scegliendo l’intero itinerario oppure soltanto alcuni tratti.
Nel giorno dell’anniversario della nascita di Giuseppe Musolino, ripercorrere questa storia significa attraversare una parte della Calabria nella quale storia, memoria e paesaggio continuano a stare insieme. Da Gambarie allo Zomaro, da Gerocarne a Fabrizia, dalla Ferdinandea fino a Bivongi, Pazzano e Stilo, sono ancora riconoscibili i luoghi nei quali uomini e bande si sono mossi per secoli. Oggi quegli stessi boschi e quelle montagne possono essere attraversati lentamente, seguendo i sentieri che hanno trasformato una storia controversa in un itinerario per conoscere il territorio.













