Il bazooka della ‘ndrangheta, sventato un attentato

Individuati i responsabili dell’omicidio di Marcello Bruzzese, fratello di un collaboratore di giustizia
Il bazooka della 'ndrangheta

Il bazooka della ‘ndrangheta, sventato un attentato. Quattro arresti dei carabinieri contro la cosca Crea di Rizziconi: stavano pianificando una resa dei conti con alcuni collaboratori di giustizia.

Il bazooka della ‘ndrangheta

Blitz interforze. Dalle prime ore della mattinata -nelle province di Brescia, Reggio Calabria e Vibo Valentia – 200 militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Brescia, unitamente a personale del Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri e del Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, sono in azioni.

In manette 5 persone, ritenute responsabili, in concorso tra loro, di avere detenuto e portato in luogo pubblico armi comuni e da guerra (pistole e bombe a mano) con la finalità di realizzare un progetto omicidiario, maturato in un contesto di criminalità organizzata, con l’aggravante di avere agevolato l’attività di una famiglia ‘ndranghetistica. 


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L’omicidio del fratello del pentito a Pesaro

In particolare, quattro di loro sono accusati dell’omicidio del fratello del pentito Bruzzese. Si tratta, infatti, di una “vendetta trasversale” della cosca di ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro che si è consumata il giorno di Natale del 2018.

Gli uomini del clan hanno agito conoscendo la località protetta dove risiedevano i familiari del pentito Bruzzese. I sicari incappucciati hanno atteso Marcello Bruzzese fuori dalla sua abitazione, nel centro storico di Pesaro, in via Bovio, sparandogli contro un intero caricatore con una pistola automatica calibro 9.


PER APPROFONDIRE: Il ricordo del Papa in Calabria: «’Ndrangheta è il male»


Il possesso delle armi da guerra

Tra le varie munizioni a disposizione del clan c’era anche un bazooka. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il clan Crea sarebbe stato pronto ad utilizzarlo. Quando? Come ritorsione verso quei pentiti che avevano portato alla condanna dei capi-famiglia Teodoro, Giuseppe e Antonio Crea.

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