Il genocidio dei tutsi in Ruanda, la rilettura di Jean Paul Habimana

Da poco è stata celebrata la Giornata dedicata alla riflessione su quanto è accaduto nel 1994 in Africa con un richiamo al perdono reciproco
Jean Paul Habimana - foto Avvenire

Fa pensare il richiamo che arriva dall’Europa al riarmo scuotendo spettri che sembravano scomparsi del tutto

Il 7 aprile, riconosciuto dalle Nazioni Unite come Giornata internazionale di riflessione sul genocidio del 1994 contro i tutsi in Ruanda, ci ha invitato a commemorare il trentunesimo anniversario di questa tragedia. Non fu un evento isolato, ma l’apice di un odio sistematico alimentato da razzismo e divisioni. Ricordare le vittime e onorare i sopravvissuti non è solo un dovere morale, ma un impegno collettivo verso un futuro di pace e giustizia. Questo giorno ci spinge sempre a comprendere, imparare e agire, affinché l’umanità non ripeta gli stessi errori.



Come scrissi nel mio libro, Nonostante la paura: genocidio dei tutsi e riconciliazione in Ruanda, la riconciliazione non è un atto spontaneo, ma un percorso lungo, coraggioso e faticoso. Richiede ascolto, volontà e la capacità di confrontarsi con il dolore. È un ponte tra il passato e il futuro, la base essenziale su cui costruire una pace duratura. Riflettere su questo processo oggi rappresenta una pietra angolare per il nostro impegno collettivo. In occasione di questa giornata, il mio pensiero è andato agli orfani e alle vedove del genocidio, simboli straordinari della resilienza umana. Pur avendo vissuto orrori e perdite indescrivibili, hanno trovato la forza di ricostruire, sperare e tracciare un cammino di luce per tutti noi.

La loro determinazione è fonte di ispirazione, dimostrando che, persino di fronte alle avversità più devastanti, la vita può rifiorire. Ai cittadini e ai leader dell’Unione Europea rivolgo un appello: non fate delle armi la vostra risposta alle sfide globali. In particolare, mi riferisco al progetto di riarmo europeo. La vostra cultura millenaria, ricca di arte, filosofia e dialogo, rappresenta un patrimonio inestimabile. L’Europa ha il potenziale per essere un faro di pace: usate la saggezza della vostra storia per cercare soluzioni che pongano al centro la dignità e il valore della vita umana. Ogni guerra è una sconfitta, indipendentemente da chi la “vince”.

Il genocidio dei tutsi ci ha insegnato che la convivenza pacifica è un bene universale. Ai giovani di tutto il mondo dico: il futuro è nelle vostre mani. Guardate alla scuola come a un microcosmo di unità nella diversità, un luogo dove le idee si incontrano e le culture si arricchiscono reciprocamente. Coltivate curiosità, pensiero critico e apertura mentale. Solo attraverso il dialogo può nascere una pace autentica, quella che dura e che trasforma.


PER APPROFONDIRE: 80 anni di liberazione Reggio dice sì alla pace


Nelle settimane scorse abbiamo reso omaggio alle vittime e celebrato il coraggio di chi ha ricostruito. Ma, ora soprattutto, assumiamoci la responsabilità di rendere il mondo un posto migliore. La pace non si conquista con le armi, ma con la comprensione, il rispetto e la giustizia. Facciamo del Ruanda un simbolo non solo di sofferenza, ma di trasformazione e speranza. Che “mai più” non resti solo una promessa, ma diventi una realtà tangibile.

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