Il rapimento Aldo Moro nei documenti Usa: il rifiuto di collaborare e l’ipotesi del complotto internazionale

Moro

Ai Overview: Un nuovo saggio dei giornalisti Guido Bandera e Gabriele Moroni, intitolato “Un affare interno”, esplora la complessa vicenda del rapimento e dell’uccisione di Aldo Moro attraverso l’analisi minuziosa di numerosi documenti desecretati provenienti direttamente dagli archivi degli Stati Uniti d’America. Il libro documenta in modo dettagliato il totale disimpegno e il fermo rifiuto di collaborare da parte degli alleati d’oltreoceano durante i cinquantacinque giorni di prigionia del leader democristiano. Secondo gli autori dell’inchiesta, la morte dello statista non può essere relegata a un semplice caso di terrorismo interno a opera delle Brigate Rosse, ma rappresenta il risultato di specifiche e più ampie dinamiche politiche internazionali legate al teso contesto della Guerra Fredda. Questo scenario, che vede Moro progressivamente isolato, finisce per confermare i forti sospetti di ingerenza estera che lo stesso esponente politico aveva lucidamente espresso nelle sue lettere scritte dal covo brigatista.

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Le ombre sul caso Moro e la nuova inchiesta giornalistica

Nella storia dell’Italia democratica ci sono delle macchie: una delle più grandi – se non la più grande – riguarda il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, leader democristiano e statista di indiscusso prestigio internazionale. Ci sono state commissioni parlamentari d’inchiesta sulla vicenda Moro, sono stati scritti tanti libri; inquirenti, ma anche analisti italiani e stranieri, hanno a lungo indagato, studiato, tentato di capire. Tuttavia è rimasto buio fitto su questa triste storia.

Il libro “Un affare interno” e i documenti desecretati Usa

Arriva, adesso, un libro ricco di notizie rimaste a lungo sepolte in polverose carte segrete; un libro, che non getta altre ombre sull’affaire, ma rilancia con dati di fatto inoppugnabili l’ipotesi che la fine dello statista italiano, ufficialmente opera delle Brigate Rosse, non sia stata nient’altro che l’inevitabile conseguenza di una sentenza già scritta, pronunciata altrove, diversi anni prima dell’accaduto. A questa conclusione arrivano, dopo un rigoroso e faticoso lavoro di ricerca, Guido Bandera e Gabriele Moroni, cronisti di grande esperienza e qualità, autori di Un affare interno – Aldo Moro nei documenti inediti degli archivi Usa (Neri Pozza, pagine 367, euro 28); libro basato su documenti desecretati dagli Stati Uniti che ricostruisce – con informazioni fino a oggi sepolte negli archivi – il rapporto ambivalente tra Aldo Moro e «l’alleato» Usa, improntato a una dialettica che, come si evince dalla lettura delle carte segrete americane, porterà a isolare sempre più lo statista italiano nel contesto nazionale e internazionale, fino al tragico epilogo.

Il rifiuto americano di intervenire e i sospetti dello statista

La stessa freddezza degli americani, per la vicenda del rapimento di Moro, spiega già molte cose. Bandera e Moroni documentano come negli Stati Uniti ogni sforzo per la liberazione di Moro si sia scontrato frontalmente con un assoluto rifiuto di assistenza. Le carte che i due cronisti hanno analizzato dimostrano come sia stata negata ogni concreta collaborazione per una soluzione diversa dal tragico epilogo del 9 maggio 1978. Il diniego di impiegare gli imponenti apparati di sicurezza e di intelligence Usa per salvare Moro viene motivato – ai diversi livelli di responsabilità, anche diplomatici – da un rigido divieto di immischiarsi in «questioni interne» italiane: un veto, palesemente immotivato, ma solidamente mantenuto fino all’epilogo del dramma dell’uccisione di Moro. Di quel Moro, che la percezione di un mancato aiuto americano, anzi di un orientamento straniero volto a impedire la sua salvezza, l’aveva avuta. Scrive, infatti, lo statista, in una lettera dalla prigione del 10 aprile 1978: «Vi è forse, nel tener duro contro di me, un’indicazione americana e tedesca?».

Le dinamiche internazionali della Guerra Fredda

Quel che gli autori tendono a dimostrare nel loro libro è che il rapimento e la morte di Moro non sono solo frutto di un episodio «interno», come avrebbero voluto far credere gli americani, ma un evento internazionale, da inquadrare nell’ambito delle relazioni pericolose fra i due lati della Cortina di ferro: da una parte l’Europa occidentale, alleata con gli Stati Uniti e aderente alla Nato, e dall’altra l’Europa orientale, sotto l’influenza e il controllo dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Nel racconto di Bandera e Moroni nessun passaggio è omesso, nessun retroscena trascurato, nessuna ipotesi esclusa a priori e nessuna remora nel sostenere che anche le ambigue attività della politica italiana hanno influito nell’epilogo di una vicenda che ha segnato pesantemente il futuro politico dell’Italia.

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