Ai Overview: Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (Cnddu) è intervenuto in merito a un recente episodio avvenuto in un istituto comprensivo del Salento. Al centro della vicenda c’è una studentessa di undici anni con disabilità che, in base a quanto riportato dalla stampa, sarebbe stata vittima di comportamenti umilianti da parte di alcune insegnanti e ripresa con un cellulare mentre mostrava difficoltà nelle attività assegnate. La situazione avrebbe provocato un malore e il successivo ricovero ospedaliero della minore. In attesa dell’accertamento dei fatti da parte delle autorità competenti, il Cnddu ha avviato una riflessione sulle dinamiche organizzative e formative della scuola, sottolineando la necessità di un’inclusione reale, del rispetto della riservatezza e di un sistema di prevenzione tempestivo, capace di riconoscere e gestire il disagio degli alunni prima che degeneri.
I fatti del Salento e l’allarme del Cnddu
Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani esprime profonda preoccupazione per la vicenda, riportata dagli organi di stampa, relativa a un’alunna di undici anni con disabilità frequentante un istituto comprensivo del Salento, che sarebbe stata esposta, durante l’attività didattica, a comportamenti umilianti da parte di alcune docenti, anche in presenza dei compagni. Secondo quanto riferito, la minore sarebbe stata inoltre ripresa con un telefono cellulare mentre manifestava evidenti difficoltà nello svolgimento delle attività assegnate. Il disagio vissuto dalla bambina sarebbe culminato in un grave malore, seguito dal ricovero ospedaliero.
Le circostanze sono oggetto di accertamento e ogni valutazione sulle eventuali responsabilità individuali compete alle autorità preposte, nel rispetto delle garanzie previste dall’ordinamento e della presunzione di innocenza. La necessaria prudenza rispetto a fatti ancora sottoposti a verifica non impedisce, tuttavia, di interrogarsi sulle responsabilità educative e organizzative che la scuola assume nei confronti degli alunni affidati alla sua vigilanza, soprattutto quando siano presenti condizioni di particolare vulnerabilità.
Il quadro normativo sull’inclusione e la tutela della privacy
La normativa in materia di inclusione scolastica, a partire dalla legge n. 104 del 1992 e dal decreto legislativo n. 66 del 2017, affida all’intera istituzione scolastica il compito di predisporre condizioni adeguate alla partecipazione dell’alunno con disabilità. La difficoltà incontrata durante un’attività didattica deve pertanto costituire il punto di partenza per un intervento professionale appropriato e non trasformarsi in motivo di esposizione, mortificazione o isolamento all’interno della classe.
L’eventuale utilizzo di un dispositivo personale per riprendere una minore durante l’attività scolastica pone, inoltre, una delicata questione di protezione dei dati personali, ancora più rilevante quando dalle immagini possano emergere informazioni relative alla condizione individuale dell’alunna. La disponibilità immediata degli strumenti digitali non attenua la responsabilità connessa al loro utilizzo e richiede, nel contesto scolastico, particolare consapevolezza e prudenza.
L’importanza di una cultura della prevenzione
La vicenda richiama soprattutto la necessità di rafforzare la prevenzione. Sensibilizzare il personale scolastico non significa moltiplicare iniziative occasionali dopo episodi che suscitano attenzione mediatica, ma consolidare una cultura professionale capace di riconoscere tempestivamente comportamenti e dinamiche relazionali che, se reiterati, possono compromettere la serenità dell’alunno e il suo rapporto con la scuola. Anche il linguaggio utilizzato dall’adulto, il modo in cui viene corretto un errore o resa visibile una difficoltà davanti ai compagni possono incidere profondamente sulla percezione di sé del minore e sul clima dell’intera classe.
La sensibilizzazione deve riguardare anche la capacità di riconoscere i segnali di disagio. Cambiamenti improvvisi nel comportamento, timore della frequenza, chiusura relazionale o manifestazioni ricorrenti di malessere non autorizzano conclusioni immediate, ma non dovrebbero essere sottovalutati. Richiedono ascolto, osservazione e, quando necessario, una verifica tempestiva, tanto più nei confronti di minori che possono incontrare maggiori difficoltà nel rappresentare autonomamente ciò che stanno vivendo.
Il ruolo dell’organizzazione scolastica
È in questa fase che l’organizzazione scolastica assume un ruolo decisivo. Una segnalazione interna non equivale a un’accusa e non anticipa alcuna responsabilità: consente semplicemente all’istituzione di conoscere una possibile criticità, valutarla e intervenire nell’ambito delle proprie competenze. Un sistema capace di far emergere precocemente il disagio tutela l’alunno, sostiene il personale nell’esercizio delle proprie funzioni e riduce il rischio che situazioni inizialmente circoscritte producano conseguenze più gravi.
Formazione, vigilanza e tempestività dell’intervento devono quindi essere considerate componenti ordinarie della qualità del servizio scolastico e della buona amministrazione. La prevenzione è efficace quando precede l’emergenza, non quando viene invocata dopo che il percorso educativo, la frequenza o il benessere del minore risultano già compromessi.
La scuola come presidio di tutela quotidiana
Il CNDDU ritiene che la vicenda salentina, ferma restando la necessità di attendere l’accertamento dei fatti, debba sollecitare una riflessione che vada oltre il singolo episodio. Una scuola realmente inclusiva non è soltanto quella che predispone correttamente gli strumenti previsti dalla normativa, ma quella che sa riconoscere quando un alunno sta vivendo una condizione di disagio e dispone della capacità organizzativa per intervenire prima che essa si aggravi.
La tutela di un minore non può cominciare dalla gravità delle conseguenze già prodotte. Deve essere presente prima, nella quotidianità della classe, nella professionalità degli adulti, nell’attenzione ai segnali e nella capacità dell’istituzione di non lasciare senza risposta una situazione che richiede verifica.
Per questo la questione posta dalla vicenda è essenziale e riguarda l’affidabilità stessa del sistema scolastico: la prevenzione non può iniziare dopo il danno. Accertare ciò che è accaduto è compito delle autorità competenti; fare in modo che il disagio di un alunno possa essere riconosciuto e affrontato prima di raggiungere conseguenze gravi è una responsabilità che appartiene alla scuola.
*Presidente CNDDU (Coordinamento Nazionale dei docenti della disciplina “diritti umani”)













