Ai Overview: A 123 anni dalla nascita, la figura di Fortunato Seminara rappresenta una testimonianza centrale per la comprensione della letteratura meridionalista e della storia sociale del Novecento. Nato a Maropati, nella Piana di Gioia Tauro, l’autore ha dedicato la sua produzione letteraria alla narrazione oggettiva delle dinamiche del mondo rurale calabrese. Attraverso opere come “Le baracche”, ha documentato le complesse condizioni di vita dei contadini, mantenendosi distante dai tradizionali circuiti intellettuali e privilegiando un’osservazione diretta. La sua parabola biografica, segnata dall’emigrazione della famiglia, dall’impegno politico antifascista e dalla successiva perdita dei manoscritti a causa di un incendio doloso, si sovrappone fedelmente alla storia del Sud Italia. Attualmente, il lavoro di recupero promosso da istituzioni locali e studiosi sta riportando alla luce testi inediti, offrendo nuovamente al pubblico il suo rigoroso spaccato storico.
Il “pianeta” Calabria nella visione di Seminara
La Calabria, per Fortunato Seminara, era «un pianeta lontano e sconosciuto», usava questa formula perché voleva sottolineare la distanza tra il racconto ufficiale dell’Italia e la vita reale delle sue campagne: oggi ricorrono 123 anni dalla nascita di questo illustre scrittore di Maropati, cittadina della Piana di Gioia Tauro, che dedicò un’intera opera a rendere visibile il suo e nostro “pianeta”.
Le origini, l’impegno antifascista e gli esordi neorealisti
Seminara nacque nel 1903 in una famiglia contadina; il padre emigrò negli Stati Uniti pochi mesi dopo la sua nascita, per tornare nel 1906 con i risparmi necessari a comprare una casa: già questo dettaglio biografico potrebbe bastare per scrivere un romanzo, ma c’è di più, molto di più. Dopo gli studi fatti tra il seminario di Mileto e l’università di Napoli, nel 1930 partì per Ginevra, aderì al Partito Socialista e pubblicò articoli contro il fascismo sul giornale «Le Travail», firmandoli con la sola iniziale del cognome. Poi rientrò a Maropati nel 1932 e si stabilì nella casa di campagna di Pescano, decidendo di fare lo scrittore: il primo romanzo, “Le baracche”, fu scritto nel 1934, ma la censura fascista ne bloccò la pubblicazione, così uscì soltanto nel 1942 presso Rizzoli. Il libro racconta la vita ai margini in un villaggio calabrese con un realismo degno della stagione neorealista; i romanzi successivi – Il vento nell’oliveto, pubblicato da Einaudi nel 1951, La masseria, Disgrazia in casa Amato – compongono un affresco lungo mezzo secolo della società rurale meridionale, nelle pagine dello scrittore calabrese emprgono lotte tra centri di potere, storie di povertà e la dignità tenace dei vinti.
Il rapporto con il mondo contadino e i legami epistolari
Seminara visse accanto ai contadini e scrisse a partire da ciò che viveva e vedeva: autore appartato, lontano dai salotti letterari, alternava il lavoro dei campi con quello di romanziere e coltivava amicizie intellettuali soprattutto attraverso rapporti epistolari, tra i più frequenti ricordiamo Corrado Alvaro, Italo Calvino, Leonardo Sciascia, Mario La Cava.
L’incendio a Pescano e gli ultimi anni
Nella notte di Natale del 1975 un incendio doloso distrusse la sua casa di Pescano insieme a libri, lettere e manoscritti: Mario La Cava scrisse un articolo su «Il Giorno» con un titolo che suonò come una sentenza alla rovescia: «È scrittore? Sia punito con il fuoco». Il pezzo si chiudeva così: «Alla speranza di comunicare, Fortunato Seminara rimane aggrappato come una quercia, anche se la terra frana sotto i suoi piedi». L’incendio lo segnò nel corpo e nell’animo; negli ultimi anni le opere faticavano a trovare editori. Morì il primo maggio 1984 a Grosseto, nella casa del figlio: due giorni dopo, Italo Calvino gli dedicò un ricordo su Repubblica, scrivendo che nei suoi libri si scorge «un mezzo secolo di storia del profondo Sud e soprattutto gli accenti d’una voce grave e pausata, dal profondo di un’anima ricca di nobiltà e di ritegno».
La riscoperta postuma e i testi inediti
Dopo la morte, l’oblio avvolse la sue opere per oltre un decennio, poi grazie alla Fondazione istituita dal Comune di Maropati e al lavoro di studiosi come Monica Lanzillotta e Erik Pesenti Rossi, diversi inediti – come L’Arca, La Dittatura, Terra Amara – sono stati pubblicati dall’editore Pellegrini. Oggi i resti dello scrittore riposano nel Recinto della Memoria, nel cimitero del suo paese, i suoi libri, però, continuano a parlare al suo “pianeta sconosciuto” e a tutto il mondo.













