Avvenire di Calabria

Tanti gli spunti affrontati nella nostra intervista: tra garantismo e trasparenza non manca il ricordo di Santelli

La lotta al Covid, Arruzzolo: «Serve coesione tra Istituzioni»

Federico Minniti

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Il mare dello Stretto è azzurro. Riflette il cielo senza nuvole su Reggio Calabria: lo scorgiamo dalla “ stanza dei bottoni” di Palazzo Campanella, sede del Consiglio regionale della Calabria. Ad accoglierci è Giovanni Arruzzolo, subentrato da poche settimane dopo l’arresto di Mimmo Tallini.
La chiacchierata col presidente del Consiglio regionale della Calabria assume subito un tono colloquiale, seppure le distanze di sicurezza e le mascherine lo rendano nettamente diverso – almeno visivamente – rispetto ai suoi predecessori intervistati in quella stanza.

Una presidenza- lampo. Fra poco più di un mese si tornerà alle urne: cosa ha pensato quando le hanno proposto di traghettare Palazzo Campanella alle elezioni?
Ho vissuto, con sincerità, sentimenti contrastanti. Il primo pensiero è stato a Mimmo Tallini al quale ho espresso la mia vicinanza umana sperando possa dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. D’altro canto, però, ho piena fiducia nella magistratura per cui rispetto l’operato degli inquirenti. Probabilmente questo pensiero intriso di umanità e rispetto delle regole è lo stile che sta guidando queste settimane di lavoro incessante per i calabresi. Era impossibile non eleggere un presidente e io, pur rinunciando al mio ruolo di capogruppo – certamente più allettante sotto il profilo politico in vista di una tornata elettorale – ho risposto “ presente” alla richiesta della mia maggioranza con grande spirito di servizio.

Eppure, oggi, fare politica sta diventando quasi un “ peccato”.
Potrei risponderle di sì, ma non è così. Faccio politica da quando sono ventenne, ho fatto tutta la trafila istituzionale e le dico: non è facile. A chi cavalca l’onda della disaffezione chiedo: “ Mettetevi alla prova”. Oggi stiamo pagando lo scotto della morte dei partiti e, in tantissimi, fanno finta di non capirlo.

In che senso?
Vince sempre la logica del conflitto, ma non dell’ideologia. Questo è svilente perché si antepongono i piccoli interessi personali a quelli collettivi. Io vengo dalla Democrazia Cristiana, esperienza che rimpiango, dove non facevamo sconti agli avversari politici, ma eravamo amici perché condividevamo la passione per il Bene Comune.

Forse adesso è più difficile visto il rincorrersi di indagini e arresti.
Io sono un garantista autentico. Lo sono stato anche durante la passata legislatura quando sono stati indagati o arrestati dei colleghi della maggioranza di centrosinistra. Però voglio specificare una cosa: se un politico sbaglia deve pagare più di un semplice cittadino proprio in virtù del ruolo che ricopre. Ma devono deciderlo i giudici, non i giornali.

Anche lei della teoria del quarto grado di giudizio, quello giornalistico?
Chi fa informazione deve farlo con serenità. Noto, invece, che tanti giornalisti hanno l’ansia di esprimere un giudizio, di marchiare a vita una persona. Ci vuole equilibrio.

A proposito di equilibrio, parlando di Coronavirus, mi sembra non ce ne sia tra Stato e regioni.
E la gente ne risente: che credibilità ha uno Stato che durante un’emergenza senza precedenza pensa a litigare? Certo, sono il primo a ravvedere alcune incongruenze nelle decisioni prese dal Governo, ma oggi quello che conta di più è la coesione istituzionale. Questo non vuol dire servilismo, ricordo bene quando Jole Santelli litigava al telefono con Boccia. Ma i due si parlavano e, alla fine, trovavano una soluzione per il bene dei cittadini.

Quanto le manca Jole Santelli?
Tantissimo. Ha lasciato un vuoto inspiegabile. Non parlo della classe politica, di chi – come me – faceva parte della sua maggioranza. Parlo della gente comune, parlo special modo delle donne di Calabria. In tanti vedevano in lei una battagliera che difendeva i diritti di una terra martoriata da troppo tempo.

E ora si tornerà ad elezioni, forse troppo presto…
Sicuramente c’è il rimpianto di una legislatura molto sfortunata che aveva tutte le carte in regola per provare a migliorare la condizione di vita dei calabresi. Ma ora è quanto mai urgente e necessario andare a votare per dare alla Calabria un sistema politicoistituzionale perfettamente agibile. D’altronde noi siamo alle prese solo con l’ordinaria amministrazione, mentre qui c’è bisogno di correre.

A proposito di “correre”. Che tempi ci sono per il ripristino del tetto dell’Auditorium Calipari crollato in estate?
Ogni volta che penso a questo episodio, mi vengono i brividi. Basti pensare a cosa sarebbe potuto accadere con la sala piena. Una tragedia evitata. Per il ripristino, purtroppo, non parliamo di tempi brevi. Posso, però, confermare la massima attenzione della Presidenza del Consiglio per accelerare gli iter amministrativi necessari.

Restando sullo Stretto, come vede la vita a Reggio Calabria?
Mi verrebbe facile attaccare Falcomatà. Però invito tutti a comprendere come la poltrona di sindaco di Reggio Calabria sia davvero molto scomoda: non è facile incidere in una grande Città. Però un consiglio a Falcomatà voglio darlo: se reputa di non essere in grado di fare qualcosa, lo dica. Se pensa che chi è al suo fianco non sappia fare il suo dovere, lo sostituisca con chi ha più competenze. Non c’è più tempo da perdere.

Se potesse inviare un messaggio per il prossimo Natale a tutti i calabresi, cosa scriverebbe?
Quest’anno è difficile. Oltre il distanziamento necessario per arginare l’epidemia, ci sono tante famiglie che avranno difficoltà a mettere un piatto caldo per i propri figli. L’augurio è che il Signore ci sostenga in questa prova e di non disperdere mai la speranza auspicando che presto si possa tornare ad abbracciarsi e sostenersi vicendevolmente.

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