Avvenire di Calabria

Il Comune invoca l'intervento dell'esercito per presidiare le aree più colpite dai roghi notturni, mentre la Procura apre i riflettori sul caso

La Procura indaga sulla terra dei fuochi a Reggio Calabria

La situazione è ormai oltre l'emergenza: interi quartieri si ritrovano totalmente assediati dai fumi scaturiti dall'incendio dei rifiuti in strada

di Federico Minniti

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La Procura indaga sulla terra dei fuochi a Reggio Calabria. Brucia la città. Lo fa di notte (e qualche volta anche di giorno). Lo fa con costanza e in zone circoscritte: siamo oltre l’emergenza. I cumuli di rifiuti di ogni genere sono dati alle fiamme da criminali che attentano alla salute pubblica. Dove? Ex Polveriera, Ciccarello, Rione Marconi e Arghillà.

La Procura indaga sulla terra dei fuochi a Reggio Calabria

Queste le quattro aree più colpite da un fenomeno tutt’altro che isolato e sul quale ha puntato i riflettori la Procura di Reggio Calabria. Secondo le nostre fonti, infatti, gli uffici del sesto piano del Cedir stanno battendo palmo a palmo il territorio per comprendere le connessioni tra gli incendi e la criminalità.

Polveriera, delinquenti scaricano rifiuti in pieno giorno

L'Ex Polveriera. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo. Ad esempio, l’area demaniale dell’Ex Polveriera sta rivivendo un incubo soltanto “sospeso” per qualche mese. Infatti, nell’ultima settimana i roghi si sono moltiplicati con ritmo giornaliero tutti anticipati dal “solito” conferimento di rifiuti nell’area in pieno giorno. Un’attività criminale sotto gli occhi di tutti che mortifica l’impegno civile di quanti, tra i residenti, si sono spesi in denunce e interpellanze varie.

Perché lo Stato non riesce a far rispettare le leggi in un terreno che è di sua proprietà? E lo stesso vale per gli incendi appiccati lungo la pubblica via. C’è bisogno di un intervento straordinario che superi le difficoltà tecnico- burocratiche che tengono in ostaggio migliaia di cittadini costretti a respirare diossina ogni notte.

Gli altri quartieri. Oltre la Polveriera, gli altri quartieri attenzionati sono Rione Marconi, Ciccarello e Arghillà. Proprio in quest’ultima area, durante un nostro recente reportage i residenti hanno denunciato come il conferimento dei rifiuti, specie quelli ingombranti, avvenga in modo organizzato, con delle vere e proprie squadre operative nello scaricare la qualunque sul territorio poco tempo prima che inizino i roghi. Al Rione Marconi e a Ciccarello, poi, il vero paradosso è che gli incendi stanno diventando la “normalità”.

La (necessaria) risposta dello Stato

«Inviate l'esercito». Per questo, ben venga la proposta avanzata dal sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, di richiedere l’intervento dell’esercito per presidiare le aree a forte rischio. «Gli ultimi avvenimenti, e mi riferisco nello specifico ai roghi dei rifiuti in città, ci portano a una presa di posizione netta - ha dichiarato Falcomatà – insistiamo, come Amministrazione comunale, nel richiedere la presenza dell’esercito per presidiare le tre zone in cui si stanno ripetendo sistematicamente questi episodi. E mi riferisco a Ciccarello, Rione Marconi e Arghillà».

Uno dei roghi notturni all'interno dell'area demaniale della Polveriera

Sulla stessa frequenza d’onda le parole di Brunetti: «Tra i rifiuti incendiati ci sono spesso i rifiuti ingombranti. Purtroppo, oggi, nella nostra città il servizio non funziona, per responsabilità imputabili all’attuale gestore, e per questo pretendiamo che Avr rispetti gli accordi contrattuali. Da parte del Comune non abbiamo gli strumenti per controllare così capillarmente il territorio ed evitare che ogni angolo della città diventi una discarica a cielo aperto. Pertanto, mi unisco alla richiesta fatta dal sindaco al Governo di inviare al più presto l’esercito per darci una mano di fronte a una situazione davvero al limite».

Intervenga l’esercito, la Procura faccia le sue doverose indagini, lo Stato – insomma – batta un colpo. Quei roghi sono ormai inaccettabili. Ne va il diritto alla salute dei cittadini e la tutela dei diritti costituzionali troppo spesso impolverati sotto un triste (e pericolosa) coltre di diossina.

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