La rete dello Stretto sostenibile: un nuovo orizzonte di sviluppo tra memoria, ecologia e cittadinanza attiva

Dal “No Ponte” al sogno del riconoscimento UNESCO: oltre sessanta realtà tra Calabria e Sicilia promuovono un modello di rinascita fondato su beni comuni, partecipazione e tutela del paesaggio
pastorale giovanile

Da aprile scorso, lo Stretto di Messina non è più soltanto un paesaggio suggestivo o un nodo infrastrutturale conteso. È diventato un simbolo di rigenerazione civile e ambientale. Con la nascita della rete COPATSS – Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile – oltre sessanta organizzazioni sociali, culturali e ambientaliste delle due sponde hanno scelto di unirsi per difendere, promuovere e abitare in modo nuovo uno dei luoghi più fragili e meravigliosi del Mediterraneo.

Lo Stretto di Messina, una “bioregione” tra due mari

Il territorio dello Stretto, compreso tra l’estremo nord della Calabria e la punta nord-orientale della Sicilia, rappresenta una bioregione naturale, culturale e storica di straordinaria importanza. La sua unicità deriva non solo dalla posizione geografica che collega due continenti e tre mari, ma soprattutto dalla ricchezza di valori ambientali, geologici, archeologici e antropologici che ne fanno un bene comune da tutelare.



Negli ultimi anni, proprio a partire da questa consapevolezza, è cresciuto il desiderio condiviso di elaborare una visione alternativa per l’area: non più territorio di passaggio o terra da sacrificare a logiche speculative, ma luogo da riconoscere e custodire come patrimonio dell’umanità, anche attraverso il rilancio della proposta di riconoscimento UNESCO.


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A motivare questa richiesta non sono solo ragioni scientifiche o paesaggistiche, ma anche un forte senso di appartenenza culturale. Lo Stretto non divide, ma unisce: le sue due sponde sono state per secoli protagoniste di una storia comune di relazioni, scambi e civiltà, interrotta solo da visioni moderne che hanno imposto modelli di sviluppo estranei ai luoghi.

La rete COPATSS: comunità di cura del patrimonio

In questo contesto, il 15 aprile scorso si è formalmente costituita, presso l’Università Mediterranea di Reggio Calabria, la rete COPATSS, acronimo di Comunità di Patrimonio del Territorio dello Stretto Sostenibile. Il nome stesso evoca il riferimento diretto al Protocollo di Faro del Consiglio d’Europa, che riconosce il valore delle comunità di cura del patrimonio come soggetti attivi nella tutela di beni materiali e immateriali di interesse collettivo.

Alla rete hanno aderito finora oltre sessanta organizzazioni, tra associazioni nazionali come WWF, Italia Nostra, Legambiente, e realtà locali come la Fondazione Horcynus Orca, Felùche dello Stretto, Comitato ex Sanderson, GAL Area Grecanica, Ecolandia, Fondazione di Comunità Messina, Zero Waste Sicilia, Club Unesco, Associazione MAN e molti altri comitati, cooperative, centri culturali, gruppi escursionistici e coordinamenti civici. Tutti condividono l’idea che lo sviluppo possa (e debba) nascere dalla valorizzazione consapevole del territorio, e non dalla sua trasformazione aggressiva.

Dal “no” al Ponte alla progettazione ecologica partecipata

Uno dei punti centrali dell’elaborazione della rete COPATSS è la netta contrarietà al progetto del Ponte sullo Stretto, rilanciato negli ultimi mesi in maniera propagandistica. Il Ponte, definito dai promotori della rete “inutile, dannoso e anacronistico”, rappresenta l’opposto della visione proposta: una grande opera che ignora le esigenze reali del territorio, aggrava i rischi ambientali e alimenta un modello di sviluppo centralizzato e consumistico.

In alternativa, la rete propone un percorso di rigenerazione diffusa, fondato sulla valorizzazione dei beni culturali, storici, paesaggistici e ambientali, sulla mobilità dolce, sull’ecoagricoltura, sulla fruizione intelligente dei luoghi, sull’escursionismo sostenibile, sulla creazione di comunità energetiche ecoterritoriali e sulla promozione dell’ospitalità diffusa nei borghi e nei paesaggi dello Stretto.

Sono già attive molte esperienze significative, come il Parco multitematico Ecolandia, la valorizzazione dei fortini storici, i percorsi di eco-turismo sociale lungo i Peloritani, le azioni di ecoagricoltura e tutela paesaggistica nell’area grecanica, le attività educative della Fondazione Horcynus Orca nella zona sud di Messina.

Verso il riconoscimento UNESCO e il Parco Nazionale dello Stretto

Uno degli obiettivi strategici condivisi dalla rete è la ripresa formale della procedura di candidatura dello Stretto di Messina come “Patrimonio mondiale dell’umanità” UNESCO. A lungo sospesa, questa proposta è ora rilanciata con forza, anche grazie alla memoria del lavoro pionieristico portato avanti da studiosi come Osvaldo Pieroni ed Elena De Luca, che già nei primi anni Duemila avevano avviato i primi dossier e percorsi di studio.

A rafforzare questo obiettivo vi è la proposta concreta del Parco Nazionale dello Stretto, della Costa Viola e di Ganzirri, già presentata in diverse sedi istituzionali. Non si tratterebbe solo di uno strumento normativo, ma di un vero e proprio progetto di territorio, in grado di interconnettere le pratiche di tutela esistenti, valorizzare i paesaggi ecopaesaggistici, rafforzare le strategie educative e culturali e rendere visibili, riconoscibili e protetti i beni collettivi.

Una comunità in cammino, tra cultura e resilienza

La rete COPATSS non è soltanto un coordinamento di sigle. È prima di tutto una comunità di visione. Una costellazione di esperienze, idee, pratiche e relazioni che si fondano su un principio fondamentale: la partecipazione attiva dei cittadini nella difesa e valorizzazione del proprio territorio.

In un momento storico in cui la crisi ambientale e climatica impone scelte urgenti e coraggiose, la voce che si leva dallo Stretto è chiara: la vera transizione ecologica passa attraverso le comunità, non attraverso le grandi opere. Passa per la cura dei luoghi, la memoria condivisa, la bellezza delle piccole cose.



Nel cuore dell’estate, mentre il dibattito pubblico si accende attorno al Ponte, vale forse la pena ascoltare questa voce che viene dal basso. Perché dallo Stretto – fragile, vivo, complesso – può nascere un modello di futuro diverso, radicato nella realtà e capace di ispirare un altro modo di abitare il Mediterraneo.

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