Avvenire di Calabria

La tecnologia a costi bassissimi cela tante insidie. E le ''Smart Tv'' sanno tutto di noi

La ricercatrice reggina in Uk: «Meno costano più ci spiano»

Redazione Web

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Tecnologia a basso costo? Certo, la stiamo “ripagando” coi nostri dati sensibili. Una tesi ormai consolidata e confermata anche da Anna Maria Manda-lari, ricercatrice reggina presso l’Imperial College di Londra. «L’abbiamo dimostrato analizzando il traffico di centinaia di dispositivi: nei flussi si può notare come vengono incamerati di dati personali che vengono trasmessi senza alcuna autorizzazione. Di fatti potremmo dire che si tratta di una delle più grandi campagne di spionaggio mai messe in atto».

Proprio il laboratorio dell’Imperial College in cui lavora Anna Maria Mandala- ri sta dimostrando scientificamente che molti dei dispositivi utilizzati per la domotica, in realtà, non fanno altro che incamerare le nostre abitudini per “venderle” ai migliori acquirenti. «Pensiamo ai “baby-monitor (le telecamere dedicata al “controllo” dei neonati), ogni volta che si accedono o si spengono si collegano a decine di indirizzi IP in diversi Stati esteri: i dati che vengono trasmessi, tra l’altro, sono criptati. Tutto questo non sembra quantomeno “sospettoso”? ». Discorso molto simile per le webcam utilizzate come camere di sorveglianza: «Alcune tipologie fanno un tipo di “attacco”, detto spot scanning, per capire se nella rete wi-fi più vicina può “assorbire” dei dati sensibili. Per renderlo in termini più semplici è come se hackerasse i dispositivi vicini».

Come detto spesso i dati in uscita vengono criptati affinché soltanto il ricevente può realmente conoscerli: uno spionaggio discreto verrebbe da dire. «Ma la cattiva notizia è che non tutti fanno così! Per esempio alcuni dispositivi più economici trasmettono tantissimi dati senza alcuna criptazione, quindi disponibili a chiunque intercetti quel flusso. Parliamo di server – spiega Mandalari totalmente non criptati: meno costano più spiano».

Dal punto di vista legale, poi, c’è uno “stratagemma”: molti di questi dispositivi ammettono di raccogliere i nostri dati. Lo scrivono in un’informativa chiamata “Termini e condizioni”: «Però se tu non le accetti, non puoi usare il dispositivo». Altrettanto inquietante è quanto accade con le nostra Smart Tv, come continua a spiegare la ricercatrice reggina a Londra: «Mandano, infatti, informazioni 24 ore su 24 a Facebook e a Netflix anche se non sei iscritto a nessuno dei due. Anche quando il televisore sembra spento, questo avviene. Basta chiudere e riaprire ». I giganti del Web, quindi, ci guardano attraverso la televisione: altro che Orwell: «Hanno il nostro IP pubblico e così intrecciano le altre abitudini. Pensiamo ad un eventuale account e-mail autenticata sul proprio smartphone che è connesso sulla wi-fi in cui naviga anche la Smart Tv: ecco servito il “profiling” dell’utente». Più dispositivi sono collegati alla stessa rete internet, quindi, più i nostri dati sono a rischio profilazione.

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